Buon compleanno Leonardo Da Vinci

Non molti conoscono l’amore che aveva per la poesia

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Leonardo Da Vinci. Image by wgbieber from Pixabay
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Pubblicato ore 16:00

  • di Diletta Fallani

Il 15 aprile del 1452 nasceva il grande Leonardo Da Vinci. Fu artista e autore di opere ancora oggi tra le più note e amate al mondo, ma anche scienziato e inventore visionario in grado di anticipare tecnologie che utilizziamo
oggi. Tra alcune delle sue opere più conosciute, giusto per citarne alcune, la “Dama con l’ermellino”, la “Vergine delle Rocce“, “la Mona Lisa“; e “L’Ultima cena” nel convento milanese di Santa Maria delle Grazie.

Tutti conosciamo il maestro per la sua infinità creatività scientifica e per la sua arte pittorica, ma non molti conoscono l’amore che aveva per la poesia, tanto da essere lui stesso poeta. Mettere le parole nel giusto modo, trovare la parola perfetta per descrivere un sentimento, tutto questo portava Leonardo ad uno stato di benessere mentale e fisico a cui, anche se in modo marginale, non ha mai voluto rinunciare. Scrisse dunque poesie, aforismi e persino delle novelle. Per concludere questo augurio di compleanno citando una sua breve novella scelta tra le tante.

La novella si intitola “Il castagno e il fico

Vedendo il castagno l’uomo sopra il fico, il quale piegava inverso sé i sua rami, e di quelli ispiccava i maturi frutti, e quali metteva nell’aperta bocca disfacendoli e disertandoli coi duri denti, crollando i lunghi rami e con temultevole mormorio disse: “O fico, quanto se tu men di me obrigato alla natura! Vedi come in me ordinò serrati i mia dolci figlioli, prima vestiti di sottile camicia, sopra la quale è posta la dura e foderata pelle, e non contentandosi di tanto beneficarmi, ch’ell’ha fatto loro la forte abitazione, e sopra quella fondò acute e folte spine, a ciò che le mani dell’homo non mi possino nuocere”.

Allora il fico cominciò insieme co’ sua figlioli a ridere, e ferme le risa, disse: “Conosci l’omo essere di tale ingegno, che lui ti sappi colle pertiche e pietre e sterpi, tratti infra i tua rami, farti povero de’ tua frutti, e quelli caduti, peste co’ piedi e co’ sassi, in modo ch’e frutti tua escino stracciati e storpiati fora dell’armata casa; e io sono con diligenza tocco dalle mani, e non come te da bastoni e da sassi”.

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