Addio a Luis Sepúlveda, lo scrittore che si è battuto per i più deboli

Nel 2013 gli fu assegnato il riconoscimento toscano Pegaso d’Oro

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Enrico Rossi consegna il Pegaso d'Oro a Luis Sepúlveda nel 2013. Foto: Regione Toscana
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Pubblicato ore 13:00

  • di Valeria Cappelletti

“E se è tutto un sogno, che importa. Mi piace e voglio continuare a sognare”, questo fanno i libri, aiutano a vivere momenti magici, avventure e storie che ci allontanano dalle paure, dai problemi.

Sognare alla fine non costa niente e Luis Sepúlveda, che se n’è andato a causa del Coronavirus, ci ha fatto sognare molto, ma ci ha anche insegnato il rispetto verso gli altri, l’amore verso il prossimo come nel bel libro da cui è tratta la frase sopra “La gabbianella e il gatto che le insegnò a volare“, uscito nel 1996 e che lo ha consacrato come scrittore per un pubblico di tutte le età.

Sepúlveda nei suoi libri aveva saputo raccontare la storia del Novecento con una passione tale da diventare ben presto un autore di bestseller. Narratore di magnifiche storie tra la sua America Latina e l’Europa, aveva conquistato la scena internazionale con “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore“, pubblicato in Italia nel 1993.

Nato in Cile nel 1949,nella sua vita aveva anche affrontato il carcere sotto il regime del generale Augusto Pinochet. Fu grazie al nonno paterno e allo zio se Luis si avvicinò al mondo della letteratura, in particolare ai romanzi di avventura di Cervantes, Salgari, Conrad e Melville.

Molto amato anche in Italia, Sepúlveda, era atteso a marzo, alla fiera di Roma “Più libri più liberi“, cancellata a causa dell’emergenza Coronavirus. E proprio il virus lo ha portato via, era ricoverato da febbraio a Oviedo, aveva 70 anni. Di lui rimarranno le pagine memorabili dei suoi scritti.

Nel 2013 gli fu assegnato il Pegaso d’Oro, il più alto riconoscimento della Regione Toscana, dalle mani del presidente Enrico Rossi (qui le immagini della Regione Toscana), con motivazioni che si snodavano intorno ad alcuni concetti chiave della sua opera e della sua vita da attivista: democrazia, giustizia, libertà, ecologia, memoria, solidarietà da contrapporre al neoliberismo, il sistema economico dominante che schiaccia la dignità delle persone in nome del profitto. E Rossi ha voluto ricordarlo così: “Addio Luis Sepúlveda. Hai contribuito a rendere più giusto, più bello, più libero questo nostro mondo. La Toscana non ti dimenticherà”.

Riportiamo un tratto della motivazione del Pegaso: “Sepúlveda si è formato nella breve stagione delle grandi speranze suscitate dal governo riformatore di Salvador Allende e ha vissuto in prima persona le vicende che hanno sprofondato il Cile nella lunga notte del regime militare. Nella fase di difficile ricostruzione della democrazia ha offerto il suo contributo alla conservazione della memoria, perché la ferita aperta nel paese potesse veramente rimarginarsi e il Cile, come la sua gabbianella, tornasse libero a volare. A questo tenero e caparbio combattente per la libertà dell’uomo e di tutto il vivente, per la fragile e preziosa diversità biologica e culturale che rende unico e irripetibile il nostro pianeta, per i diritti dei più piccoli e deboli presenti e delle future generazioni, la Regione Toscana è onorata di conferire il suo più alto riconoscimento che tributiamo a colore che hanno contribuito a rendere più giusto, più bello, più libero questo nostro mondo”.

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