Pupi Avati : “Dobbiamo educare di nuovo i giovani a ‘Sognare'”

Il regista in Toscana per un ‘masterclass’ di recitazione cinematografica

pupi avati masterclass in toscana
Un momento della conferenza con il regista Pupi Avati. Foto: Simone Fulciniti
  • di  Simone Fulciti

Incontrare Pupi Avati equivale ad incontrare il cinema. Il regista bolognese, che da poche settimane ha tagliato il prestigioso traguardo degli ottant’anni, in questi giorni è in Toscana, dove ha tenuto un ‘masterclass’ di recitazione cinematografica. Abbiamo approfittato della gustosa situazione per incontrarlo nel corso di una conferenza, e annotare qualche gemma da condividere coi fedeli lettori.

pupi avati masterclass in toscana
Foto: Simone Fulciniti

“Oggi i giovani registi – spiega il maestro – sono in genere dissuasi da sognare di fare il ‘capolavoro’. Io mi ricordo che quando ebbi la possibilità, grazie ad un signore pazzo di Bologna (che chiamavamo mr X), di girare il mio primo film (Balsamus, l’uomo di Satana), la prima cosa che feci fu quella di preparare il discorso per la vittoria dell’Oscar. Questa professione, va affrontata così. Non mi imbarazza rivelarlo, mi imbarazza pensare che oggi non si fa più”. Un critica dura verso coloro che parlano solo di incassi o di ‘vincere la serata’. “Sinatra diceva ‘The best has to come’, il meglio deve ancora venire, e questo deve essere il pensiero dominante”.

Pupi Avati sottolinea come ad oggi, nel cinema e nelle serie televisive, soltanto il meridione e la violenza mantengono una loro originalità. “Beh, se dobbiamo avere successo nel mondo solo per la delinquenza è un po’ poco. Io non voglio dire che non la si debba raccontare, testimoniare, ma nel contempo si potrebbe raccontare in simultanea un’Italia un po’ diversa, che va sparendo. Insomma, a mio parere, ci troviamo di fronte ad un deficit di creatività enorme”.

Il regista parla dei suoi esordi da musicista, quando girava l’Europa come membro della band del grande Lucio Dalla. “Si trattò di un semplice equivoco sul talento. Fatto che ritengo fondamentale. Interrogarsi sul proprio talento, dovrebbe essere il lavoro più importante, e necessiterebbe di un forte supporto da parte della famiglia, della scuola, della chiesa o di chi dir si voglia. È il nostro ‘Santo Graal’”.

pupi avati masterclass in toscana
Foto: Simone Fulciniti

E rincara la dose, ponendo l’attenzione sul modo discutibile con cui si formano i ragazzi. “Se noi educhiamo i nostri figli al fatto che il mondo fa schifo, che chi ce l’ha fatta, è riuscito soltanto grazie a scorciatoie, è evidente che li priviamo della libertà di illudersi, di sognare, di aspettarsi delle cose eccezionali. L’esperienza di una vita, mi spinge a dire che bisogna rieducare i nostri figli a mentire a loro stessi, a crederci; perché ogni giorno dai media vengono sommersi con idee di rinuncia, di negatività, senza futuro, speranze o possibilità. E questo è il modo peggiore per crescere una generazione di ragazzi.”

Pupi Avati conclude raccontando un aneddoto, relativo alla sua sterminata carriera. “Dovevamo fare un film, prodotto da noi con la regia di Maurizio Nichetti. Siamo a San Giovanni, il quartiere romano, in trattoria d’estate. Fa un gran caldo. Beviamo un sacco di vino. Il film narra di una vedova, con un figlio, che deve andare a cercare il cognato: un disabile mentale. Abbiamo già il disabile (Antonio Albanese), il figlio della vedova (Neri Marcorè) due zie (Marisa Merlini e Angela Luce). Manca la vedova: passiamo in rassegna la Sandrelli, la Lisi, la Ralli, e altre grandi attrici, ma nessuna ci convince del tutto. Ad un certo punto, quasi per caso, esce fuori il nome che non t’aspetti: Katia Ricciarelli. Pensiamo tutti che si tratti di una grande idea. La mattina dopo ci rechiamo a Rai Cinema, dai produttori del film. Ci chiedono del cast. Devo essere sincero: diciamo tutti i nomi con grande trasporto, ma l’ultimo, quello della Ricciarelli, quasi a ‘mezza bocca’. Non ci prendono, ovviamente, sul serio. ‘Katia Ricciarelli, sì, la cantante lirica che ha sposato Pippo Baudo, potrà pur fare la vedova !’, azzardo. Non sono convinti, pensano che la storia possa esser rovinata da quella ‘inconcepibile’ presenza. Ma ne sono convinto a tal punto, che rischiando grosso, propongo di dirigerlo io stesso”.

pupi avati masterclass in toscana
Foto: Simone Fulciniti

Il giorno dopo Katia viene convocata. “Lei arriva in ufficio e dice: ‘cosa devo cantare’ ?’ Le spieghiamo subito che deve solo recitare, senza neanche un provino, niente”. Lei fa leggere il copione al marito Pippo, al quale piace molto, e accetta. “Dunque andiamo in Puglia , con questa grande incognita, e mi trovo il primo giorno di lavorazione con tutti e cinque gli attori, in una masseria. Dico: ‘allora ragazzi non proviamo, giriamo direttamente’. Albanese dice la sua battuta benissimo e così Neri Marcorè. La Merlini, meravigliosa. Katia? Un gorgheggio agghiacciante”.

Sul set cala il silenzio, l’operatore spegne addirittura la macchina da presa. “Mi rendo conto, di aver fatto l’errore più grande della mia vita. Allora io e mio fratello Antonio, la prendiamo sottobraccio e lei intuisce che c’è qualcosa che la riguarda che non va benissimo, qualcosa di tremendo. La portiamo dentro la roulotte e le dico: ‘Senti Katia, recitare è ascoltare. Tu hai attorno a te una squadra di attori straordinari, e tutti giocano perché tu faccia gol”. Beh, questa donna è stata così umile, così intelligente e così sensibile, che in soli due giorni ha capito. Non le ho dovuto dire più nulla”.

Quell’anno, battendo la Mezzogiorno e la Buy, Katia vinse il ‘nastro d’argento’. Grazie a quel film.

© Vietata la riproduzione

Lascia un commento

La tua email non verrà pubblicata. I campi con asterisco sono obbligatori


*