“Pesce d’Aprile”. Bocci: “Avviciniamoci alla disabilità, una volta che si conosce non fa più paura”

L'attore sarà in scena con Tiziana Foschi. Il racconto di una storia vera

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Cesare Bocci e Tiziana Foschi protagonisti di "Pesce d'Aprile". Foto Tamara Casula
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  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – Ictus: “Lo scherzo del destino che ci ha reso più forti”, un “pesce d’aprile”, proprio così, quell’1 aprile di 20 anni fa, mentre Daniela Spada allattava la sua bambina, nata da poco, viene colpita da ictus post partum, il mondo, la vita cambiano in un attimo.

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Foto: Gianluca Saragò

Inizia una lotta interiore ed esteriore, inizia un percorso difficile che vede a fianco di Daniela Spada, il marito e attore Cesare Bocci (Il Commissario Montalbano). Ma questo “scherzo” li rende più forti e così decidono di scrivere un libro “Pesce d’Aprile” edito da Sperling & Kupfer che racconta la loro storia e poi di realizzare uno spettacolo teatrale. Ebbene, lo spettacolo andrà in scena questa sera, 8 gennaio, al Teatro Goldoni alle ore 21. Sul palco Cesare Bocci e Tiziana Foschi (Premiata Ditta) che interpreterà Daniela Spada. Lo spettacolo è promosso dalle associazioni ANFFAS, AFASIA, Capire un’H e dal Comune di Livorno.

Questo pomeriggio alle ore 16.30 al Teatro Goldoni, nella Sala Mascagni, si svolgerà un incontro dedicato all’afasia con testimonianze dirette. Data l’importanza dell’argomento, abbiamo deciso di intervistare Cesare Bocci perché ci racconti in prima persona la storia personale che lo ha visto protagonista insieme alla moglie, e Tiziana Foschi che sul palco interpreta Daniela.

Una disabilità che vi ha reso più forti

Bocci. Sì, nonostante uno stravolgimento iniziale, nonostante la grande fatica e i momenti di disperazione e di poca speranza, ci siano rialzati e siamo andati avanti, riconquistando la vita. Ancora adesso la battaglia di mia moglie continua perché ha ancora problemi però non arrendendosi ha reso possibile una vita nuova per lei.

La malattia vi ha cambiato?

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Foto: Gianluca Saragò

Bocci. È cambiata tantissimo la nostra vita, perché molte cose che Daniela poteva fare, adesso non può più farle: aveva una moto, sciava, andava a cavallo, suonava il sassofono, lavorava al computer e disegnava, tuttavia ha saputo modificare la sua vita, adesso non fa più la grafica come faceva prima ma ha una scuola di cucina e organizza corsi e serate. Lo spettacolo di stasera, che viene da un libro, racconta proprio questa storia, è molto intenso, ci si emoziona, si ride tanto, ci si incazza, perché nel corso di questi 20 anni abbiamo dovuto affrontare anche la stupidità delle persone e del Sistema e questo ci ha fatto molto arrabbiare però abbiamo anche trovato tanta solidarietà.

Qual è il messaggio che emerge dal libro e dallo spettacolo?

Bocci. Non bisogna chiudersi nella malattia, bisogna uscire e chiedere una mano a chi deve darla, cioè lo Stato e a chi potrebbe darla, cioè tutte le persone che si incontrano. Chiedendo una mano noi stiamo facendo un favore a chi ci aiuterà perché dopo si sentirà migliore, arricchito. Bisogna andare avanti e, come nella vita, si piange e si ride così anche nello spettacolo. Noi cerchiamo di sensibilizzare il pubblico che non ha problemi di disabilità, anche attraverso una battuta o una risata, su quanto si possa far male a una persona disabile non rispettando i suoi diritti: perché occupare un parcheggio per disabili è una cosa gravissima, girarsi dall’altra parte perché ci fa impressione vedere una persona disabile è molto grave. Avviniamoci alla disabilità, è normale che faccia paura, ma una volta che la conosci non fa più paura, diventa soltanto una cosa diversa da noi, ma noi siamo diversi da tutti, perciò diventa una cosa normale.

A Tiziana Foschi chiediamo: Com’è interpretare il ruolo di Daniela?

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Foto Tamara Casula.

Bellissimo, non capita quasi mai a un’attrice donna di interpretare un ruolo contemporaneo così intenso e notevole. È stato molto difficile trovare gli equilibri perché noi raccontiamo una storia lunga 20 anni e quindi parliamo anche di equilibri legati al tempo che passa, alla fisicità, in questo Cesare e Daniela mi hanno aiutato moltissimo. Ho dovuto anche studiare la psicologia del personaggio, Daniela ha passato un lungo periodo di consapevolezza lasciandosi aiutare dalla famiglia e dagli amici, affidandosi a loro e così è nata una nuova Daniela che ha cercato di trovare un altro spazio nel mondo.

Come reagisce il pubblico allo spettacolo?

Foschi. Abbiamo molte persone che ci vengono a vedere anche facendo lunghi viaggi e che ci ringraziano, sorridono con noi, a volte qualcuno ha anche pianto ma un pianto di gioia e di energia. Da teatro di solito ci si alza dicendo: “sì, carino, andiamo a cena”, questo spettacolo non è così, ha la pretesa di essere un viaggio, intenso e interiore.

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