Le interviste di Sandra: Paola Minaccioni da Poker d’Opera al Goldoni al film sulla vita di Nada

Sabato 27 febbraio racconterà la "Carmen" al Teatro Goldoni

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Paola Minaccioni
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Pubblicato ore 12:00

  • di Sandra Mazzinghi

Calerà l’ultimo asso del poker al Teatro Goldoni nell’ambito della rassegna “Chi fermerà la lirica?”. Dopo Ambra Angiolini, Ubaldo Pantani, Neri Marcorè, l’ultimo appuntamento di “Poker d’Opera” – in programma sul canale You Tube del Teatro Goldoni di Livorno sabato 27 febbraio, ore 21 – vedrà protagonista Paola Minaccioni.

Nata a Roma, è una delle artiste italiane più poliedriche e talentuose. Nella sua carriera ha preso parte a varie trasmissioni e serie tv, ma anche a numerosi film di successo, da “Benedetta follia” a “Tutta un’altra vita”. Ha recitato in quattro film di Ferzan Ozpetek: “Cuore sacro”, “Mine vaganti”, “Magnifica presenza” che le ha regalato un Globo d’Oro e “Allacciate le cinture” che le è valso un Nastro d’Argento.

Attrice, regista, imitatrice, conduttrice radiofonica su Radio 2 de Il Ruggito del Coniglio.

Paola, che piacere parlare con te! Iniziamo da Livorno: in Poker d’Opera al Goldoni concluderai la rassegna con la Carmen. Come ci sei finita?

Mi lega a Ubaldo Pantani, anche lui attore di questa rassegna, un’amicizia e stima di vecchia data e lui ha fatto il mio nome, mi ha proposta e coinvolta. Ogni volta che c’è l’occasione di avvicinarci lo facciamo.

Sebbene siano passati molti anni, il tema della Carmen è purtroppo sempre molto attuale, l’uccisione di una donna per gelosia…

La Carmen è un archetipo, il tema è la privazione della libertà e della individualità femminile che può essere positiva o negativa, ma la donna ha il diritto di essere libera. Quindi questa storia è magnifica perché va oltre tante sfaccettature dell’essere umano che puoi prevedere o su cui ci può esser mistero. Il fascino di questa storia è apparentemente semplice, e sì, è un tema contemporaneo perché purtroppo il concetto di libertà associato alla femminilità ancora oggi fa fatica ad affermarsi. Socialmente purtroppo rappresentato da tutti questi femminicidi, già quest’anno siamo al dodicesimo.

Come potrebbero cambiare le cose?

È sempre più importante e far abituare soprattutto gli uomini all’idea che le donne possano essere libere. La cultura ancora oggi ha come base la superiorità dell’uomo e mettere in discussione certe posizioni maschili dà fastidio.

Un vero e proprio cambiamento culturale e sociale, non trovi?

Certo, e ci vorrà del tempo e quindi è una bella occasione raccontarlo con questa musica straordinaria e questa storia incredibile. È utile.

Che effetto ti ha fatto recitare su un palco senza pubblico?

È molto strano perché manca il respiro, manca la connessione, l’attenzione del pubblico. Tutti gli attori teatrali sono animali da palco, manca lo specchio, insomma.

Però anche in radio conduci il Ruggito del Coniglio e il pubblico non c’è…

Però hai l’ascolto, vedi che la gente ti scrive, ti segue…

Il lockdown: ti ha portato qualcosa di positivo?

Sì, per fortuna mi ha tolto dal caos in cui vivevo e quindi sicuramente mi ha fatto riscoprire una situazione più ordinata della vita, delle giornate. Addirittura adesso quando è buio per me è strano uscire, figuriamoci che io vivo di notte perché faccio l’attrice, sono sempre spostata sulla notte!

Ti sei liberata di qualcosa o qualcuno?

Mi sono liberata di tante cose inutili e, sì, anche di persone. Io con il mio lavoro sono sempre in mezzo alla gente, ma poi magari incontri a casa, in collegamento, persone fondamentali con cui sto scrivendo. La cosa strana è che non le ho mai incontrate dal vivo, però ho un progetto con loro.

Quando hai deciso di fare questo mestiere, se posso chiamarlo mestiere?

(ride ndr) Sì sì, guarda è un mestiere. Siamo una categoria professionale.
Ho iniziato facendo le imitazioni di mia nonna, poi al liceo facevo le imitazioni dei professori. Nessuno della mia famiglia veniva da un ambiente teatrale. Poi ho fatto un esame al Centro Sperimentale e da lì non ho mai smesso. Per fortuna.

E sei arrivata a lavorare con Ozpetek no?

Lavorare con i grandi è sempre un piacere, una fortuna. I grandi sono sempre fonte di ispirazione. Io mi auguro di avere sempre molte occasioni e di incontrare ancora grandi come Ferzan Ozpetek.

Un regista con cui vorresti lavorare? Un sogno che hai

Mi piacerebbe molto lavorare con Almodovar, Virzì, Sorrentino, ma ce ne sono anche altri che magari non sono così famosi, ma sono senz’altro sulla buona strada.

Tu sei attrice, e anche comica. Un mestiere un po’ sottovalutato, ma molto molto difficile. Hai mai avuto paura di non far ridere?

Non lo so, ma quando provi un testo cerchi di capire la parte che funziona. È come quando fai un dolce, vedi se hai messo bene gli ingredienti e quindi magari aggiusti un po’ di zucchero o di latte. Per capire la ricetta la devi fare. E lo stesso succede per un attore comico che presenta un testo, deve capire fino in fondo se va bene, ma lo comprende solo quando l’ha fatto.

Quindi diciamo che il test è il pubblico?

Certo. Non mi sono mai domandata quanto facessi ridere, ma se quello che dicevo era comprensibile, cioè se io avevo intercettato un argomento. Penso sempre a questo, non penso se rideranno.

Fra TV, radio, cinema e teatro. Qual è quello che senti più tuo 

Il teatro.

Cosa guardi in TV (se la guardi)?

Da anni sto guardando solo serie e film, a volte sul pc vado a cercare dei programmi ad hoc per curiosità, oppure vedo delle serie italiane.

Letture?

Spazio molto. Adesso sto leggendo “L’estate che sciolse ogni cosa” di Tiffany McDaniel è bellissimo. Poi magari leggo saggi sulla scrittura, poesia…

Il prossimo progetto dopo il Goldoni a Livorno?

In TV il 4 marzo andrà in onda su TvLoft uno spettacolo dal titolo “Una serata con me” in cui parlo un po’ di me su vari generi, passo dallo stand-up al cabaret al drammatico, passando quindi da stili e generi completamente diversi. Sarà una serata intima. Poi deve uscire in TV il film “La bambina che non voleva cantare” sulla vita di Nada. E sai che cosa faccio in questa serie? La suora di settant’anni, livornese.

E il cinema?

Ho fatto un film con Alessandro Pondi che è un regista meraviglioso. Purtroppo non è ancora uscito nelle sale.

E poi una domanda che forse non dovrei neanche farti perché mi sembra che tu abbia avuto molto piacere ad essere intervistata… ti piacciono le interviste?

Sì, mi piacciono ma ho un po’ paura perché spesso capita che venga estrapolata una frase all’interno di un discorso che prende tutto un altro significato. Sono spaventata dai titolisti perché mettono sempre delle frasi trash, che non ti rappresentano, e poi c’è sempre il giornalista che ti dice che io col titolista non c’entro niente.

La saluto, e la ringrazio del tempo che ha dedicato a me, per voi lettori, e mi chiedo dunque se è il caso di mettere il titolo a questa bella chiacchierata!


Sandra Mazzinghi è una giornalista, appassionata di letteratura e arte fotografica. Autrice di tre romanzi, le piace curiosare nella vita dei grandi personaggi. Ha un ufficio stampa che si occupa di promuovere eventi culturali.

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