Le interviste di Sandra. Costanza Quatriglio: vi racconto il mio film su Nada

In prima serata mercoledì 10 marzo su Rai1

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Costanza Quatriglio e Tecla Insolia (nel ruolo di Nada a 15 anni) sul set del film. Foto: Fabrizio Di Giulio
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Pubblicato ore 07:00

  • di Sandra Mazzinghi

Volevamo pubblicare questa intervista l’8 marzo, per la festa della donna: sarebbe stata una vera e propria celebrazione e tornava tutto, perché: una donna giornalista che intervista una regista donna che ha diretto attrici donne in un film su una grandissima cantante, donna. Gli elementi c’erano tutti, no?

Ma non abbiamo resistito. Ed eccomi qua, a parlare con Costanza Quatriglio, regista di “La bambina che non voleva cantare”, film sulla vita della cantante Nada Malanima, che andrà in onda in prima serata mercoledì 10 marzo su Rai1.

Buonasera Costanza, posso darti del tu?

Ma certo!

Sento subito dal tono di queste tre sillabe che si concederà all’intervista con gentilezza e generosità. E attacco subito con la prima domanda sul film. Per parlare di lei ci sarà tempo, dopo.

È difficile vedere un film che racconti l’esistenza di una persona ancora in vita. Come mai questa scelta?

Perché il film è tratto dal romanzo autobiografico di Nada, pubblicato nel 2008 e ispirato alla storia raccontata che appartiene a una persona in vita, ma non è la biografia dell’artista come fosse un amarcord. È una storia di formazione che ha dalla sua il fatto di essere raccontata con occhi incantati da una persona che in qualche modo ricorda quel mondo e quelle atmosfere di quando era piccola.

Come hai conosciuto Nada?

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Carolina Crescentini e Giulietta Rebeggiani (Nada a 7 anni). Foto: Fabrizio Di Giulio

Ci siamo conosciute alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2006 perché lei aveva cantato una canzone molto bella insieme a Massimo Zamboni, una canzone straordinaria che si è ascoltata troppo poco, faceva parte dei titoli di coda del film diretto da quello che in quel momento era il mio fidanzato e che poi è diventato mio marito. A una cena abbiamo chiacchierato e Nada mi ha detto che stava scrivendo la storia della sua vita. La cosa è rimasta così. Poi quando è uscito il libro mi ha invitato alla presentazione a Roma. Era l’ottobre del 2008. C’era anche Mario Monicelli ed è stata una presentazione deliziosa, mi sono innamorata di questa storia e così l’ho chiamata e le ho detto “Voglio fare un film sulla tua storia!”. Così ho fatto un documentario musicale che si intitola “Il mio cuore umano”, del 2009, che è andato al festival di Locarno e poi anche trasmesso su Rai3. Nel documentario ho raccontato la sua musica, lei oggi, la sua anima rock, ma anche questo dolore per la madre affetta da depressione. Ho raccontato la storia di quella bambina con un talento magico però ferita dalla depressione della madre e del rapporto conflittuale che questa bambina e poi adolescente ha con la mamma ma anche col proprio talento.

Perché col proprio talento Costanza?

Perché lei canta solo perché pensa di poter guarire la mamma con la musica. Ecco il rapporto di conflitto, perché lei non vorrebbe esibirsi, quindi dal punto di vista drammaturgico, a partire da questa suggestione del libro di Nada, ho cercato di cucire tutti gli ingredienti affinché venisse fuori l’anima di questa bambina che non vuole cantare, ma canta per la madre.

Da qui il titolo…

Sì, il titolo deriva da una frase che ho scritto nel 2010 quando ho buttato giù per la prima volta il soggetto di questo film, l’ho ritrovata qualche giorno fa, c’era proprio questa frase “Si potrebbe intitolare La bambina che non voleva cantare”. Il titolo ha un sapore favolistico. Da quel momento in poi il film l’ho sempre chiamato così. Diciamo che è proprio nato con questo titolo.

Nel film tra i protagonisti principali c’è Tecla Insolia (Nada a 15 anni, mentre Nada a 7 anni è interpretata da Giulia Rabeggiani), giovanissima ma già di grande successo. Com’è stato lavorare insieme? 

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Tecla Insolia. Foto: Fabrizio Di Giulio

È stato davvero bello perché è una persona molto giovane, ma anche molto sensibile. La sua sensibilità è una permeabilità alle emozioni e alle sensazioni che la vita le dà e per questo motivo è stato interessantissimo il lavoro che abbiamo fatto. Lei ha vissuto le esperienze emotive del personaggio, le ha incarnate.

E le canzoni le canta proprio lei?

Certo, le canzoni nel film sono cantate da Tecla in presa diretta sul set, non sono registrazioni di studio o playback, lei ogni canzone la interpretava con tutta se stessa. Ecco perché le canzoni restituiscono la temperatura emotiva del racconto. Lei metteva insieme la recitazione e la passione per il canto. Era tutto un miscuglio di sentimenti e insieme abbiamo lavorato nella direzione di valorizzazione al massimo la sua capacità ricettiva.

E con Carolina Crescentini?

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Carolina Crescentini e Tecla Insolia. Foto: Fabrizio Di Giulio

Il lavoro è stato importante perché insieme abbiamo costruito i percorsi emotivi della madre di Nada, Viviana. Carolina Crescentini è un’attrice navigata che ha fatto tanti film, le sue corde hanno a che fare con la sapienza dell’arte della recitazione, ma anche con il sentire e con l’interrogarsi da donna sulle cose. Carolina ha fatto un lavoro straordinario nell’incarnare questa donna che si sente sempre fuori posto rispetto al luogo in cui vive, la campagna, rispetto al marito, rispetto alla condizione di figlia e rispetto alla condizione di madre, una donna che ha proprio un disagio esistenziale.

Costanza, che tipo di difficoltà (se ci sono state) hai incontrato durante la lavorazione del film?

Le difficoltà sono state solo legate all’epoca Covid che viviamo. Abbiamo lavorato tutti sempre col patema che da un momento all’altro si potevano fermare le cose. Per fortuna non è accaduto e siamo andati avanti, siamo stati fortunati e anche bravi. Abbiamo usato tutte le precauzioni, ma non è stato facile lavorare con la mascherina per dodici ore al giorno. Poi abbiamo avuto la difficoltà, e lo posso raccontare perché lo ha raccontato lei, che Tecla Insolia ha preso il Covid prima di cominciare a girare, abbiamo temuto di perderla!

Come è stato lavorare con il dialetto livornese?

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Tecla Insolia è Nada a Sanremo 1969

Abbiamo scritto il copione in italiano e abbiamo avuto la consulenza di attori e poi di Michele Crestacci. Stava sul set tutti i giorni, ha fatto un lavoro di preparazione con tutti gli attori. Michele fa anche un piccolo Cameo per gioco nel film, fa il presentatore della prima gara di canto di Nada, a Camaiore. Crestacci è stato il classico coach.

Come fai a conciliare la tua vita con il lavoro?

Il lavoro in realtà è la vita. Questo lavoro è totalizzante e per fortuna condivido la vita con una persona che fa anche lui il regista, per cui ci capiamo. È un modo di essere, noi non abbiamo sabati e domeniche.

Tu sei anche direttrice artistica di una scuola di cinema…

Sì, dirigo una sezione del Centro Sperimentale di Cinematografia che ha sede a Palermo.

Costanza fa veramente molto, ma mi dice che è una scelta e che fa il mestiere che ha desiderato fare.

Volevi fare la regista?

L’ho capito a un certo punto. Io ho studiato Giurisprudenza. Quando mi sono laureata è stato buffo perché i miei film avevano delle risonanze che venivano dai miei studi e per il mondo dei giuristi ero quella che aveva preso la strada del “fancazzismo” (ride, ndr) e per i cinematografari ero quella seriosa, che conosceva le leggi.

Era come avere due anime, Costanza…

Sì, ma ne sono felice, perché gli studi mi hanno formato molto.

Tu dove sei nata? E dove vivi?

Sono di Palermo, ma dall’96 abito a Roma.

Altre passioni?

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Daria Pascal Attolini, Paolo Calabresi, Tecla Insolia, Carolina Crescentini @1391

Più passano gli anni più scopro una passione importante per la musica. Da ragazzina suonavo la chitarra poi ho smesso. Adesso più passa il tempo e più mi appassiono all’ascolto ma anche prendo confidenza con gli strumenti, anche per la consuetudine che ho di lavorare coi musicisti che fanno i miei film. È uno scambio molto creativo, che mi piace molto.

Hobby?

Nessuno, sono pigra…

Cosa ti ha lasciato questo periodo di chiusura a causa del Covid?

Non lo so perché lo sento ancora molto presente. Sicuramente dopo un anno posso dire che ho accelerato i pensieri che riguardano il modo in cui una comunità deve sopravvivere alle stesse brutture. Sento che è importante in questo periodo riflettere profondamente sul fatto che questo virus ci mette in discussione. Mette in discussione politiche, scelte amministrative, mette in discussione scelte globali. Il rapporto tra l’uomo e la natura, su come la civiltà si è impadronita dello spazio che ci circonda.

Un momento di riflessione, dunque…

Sì, un momento di riflessione che sento di condividere con più persone e non è individualistico.

Questa chiacchierata è stata come una tempesta elettrica: Costanza è una donna veramente affascinante con un modo di parlare dolce e determinato al tempo stesso. Questa mezz’ora di intervista è finita troppo presto.


Sandra Mazzinghi è una giornalista, appassionata di letteratura e arte fotografica. Autrice di tre romanzi, le piace curiosare nella vita dei grandi personaggi. Ha un ufficio stampa che si occupa di promuovere eventi culturali.

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