Elisa Squicciarini, giovane studiosa livornese innamorata di Dante Alighieri

In uscita su "La Repubblica" il volume che ha scritto sul Paradiso

Elisa Squicciarini
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Pubblicato ore 12:00

  • di Sandra Mazzinghi

Oggi è un giorno particolare, quello in cui gli studiosi riconoscono l’inizio del viaggio letterario di Dante nell’aldilà: si chiama Dantedì ed è dedicato alle celebrazioni del sommo poeta e della sua opera. La ricorrenza è nata da un’idea del giornalista Paolo Di Stefano e del presidente onorario dell’Accademia della Crusca, Francesco Sabatini. È stata ufficialmente istituita dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo nel gennaio 2020, quando ancora non si sapeva che sarebbero entrate quotidianamente e in modo traboccante nella nostra vita, parole come pandemia, mascherina, igienizzante, vaccino, eccetera eccetera. E quest’anno, poi, tale ricorrenza è particolarmente sentita in tutto il mondo perché si celebrano i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri.

La chiacchierata di oggi, Dantedì, è molto interessante perché ho incontrato una giovane donna livornese: straordinaria, intelligente, sensibile. E bella.

Si chiama Elisa Squicciarini, le piace il canto, grazie al quale ha conosciuto suo marito e insieme hanno collaborato con la Corale Polifonica Guido Monaco, con la Schola Cantorum Labronica e con gli Stereotipi. Elisa ha una bambina di sei mesi e mezzo, Arianna. Le piace molto leggere, ama ballare il Lindy hop, le piace mangiare, cucinare e viaggiare (e spera di rifarlo presto). Elisa ha molte passioni, dunque.

Ma cosa c’entra Elisa con il Dantedì? A 700 anni dalla morte, il quotidiano “la Repubblica” celebra il genio Dante con nove uscite quattordicinali in volumi della Divina Commedia. E proprio oggi esce il volume scritto da Elisa Squicciarini, cioè il primo del Paradiso (canti I-XI).

Elisa, come sei finita in questo prestigioso progetto editoriale di uno dei più grandi capolavori della storia dell’umanità?

Sono stata coinvolta dal professor Marcello Ciccuto, docente di Letteratura italiana dell’Università di Pisa e presidente della Società Dantesca Italiana, curatore del progetto insieme al professor Domenico De Martino. Con il primo ormai ci conosciamo da svariati anni: è stato il relatore della mia tesi di laurea, in cui indagavo i rapporti tra il Liber Figurarum di Gioacchino da Fiore e la Commedia di Dante. Sono felice e onorata di aver preso parte alla pubblicazione di questa edizione.

Una grande passione, quella di Elisa Squicciarini, per il poeta e il merito va tutto alla sua professoressa di lettere del liceo “F. Enriques”, Cristina Quartarone, che amava il suo lavoro e ciò che insegnava. Dice Elisa che “per Dante, in particolare, aveva un debole! Non è un caso che, nonostante io abbia frequentato un liceo scientifico, abbia deciso poi di iscrivermi alla facoltà di Lettere moderne”.

Ecco, continua a raccontami della tua formazione Elisa

Dopo essermi laureata in Lingua e Letteratura italiana all’Università di Pisa, ho conseguito il dottorato di ricerca in Studi italianistici, sempre a Pisa. Nel frattempo mi sono abilitata all’insegnamento delle materie letterarie nella scuola secondaria di secondo grado.

Elisa Squicciarini adesso (adesso no, è in maternità e si dedica alla piccola Arianna!) insegna all’Istituto Tecnico Commerciale Vespucci-Colombo di Livorno ed ha una collaborazione di esperta esterna con l’Università di Pisa.

Dante, eterno maestro: perché è ancora così popolare?

Perché dopo settecento anni è ancora in grado di suscitare emozioni, perché la sua rappresentazione del mondo, con le debolezze e le contraddizioni umane, è ancora attuale, perché la sua inventiva linguistica e narrativa non smette di sorprenderci. E poi chi legge Dante capisce come si possa dare senso alla propria esistenza anche in un momento storicamente e personalmente drammatico.

In esilio Dante ha scritto la più grande opera della letteratura nel mondo. Ecco, secondo te, senza l’esilio tutto questo probabilmente non ci sarebbe mai stato? Possiamo dire che il suo dolore per l’esilio e i suoi rancori sono stati una fortuna per tutta l’umanità?

Quando racconto ai miei alunni le vicende biografiche degli autori, spesso mi sento dire che sono tutti disgraziati… La cosa mi fa sorridere, ma come dare loro torto quando affrontiamo l’esilio di Dante, la prigionia di Tasso, i lutti di Pascoli, l’esperienza in guerra di Ungaretti (solo per citarne alcuni)? Spesso la poesia nasce dal dolore vissuto, dando voce all’Io che parla al cuore di tutti. È difficile pensare alla Commedia senza l’esperienza sofferta dell’esilio che diventa materia per le sue invettive e profezie, e che ci fa sentire quanto, per dirlo con le sue parole, sa di sale lo pane altrui.

Al liceo gli insegnanti propongono agli studenti lo studio dei canti più conosciuti della Divina Commedia, quelli di maggiore impatto emotivo. Ce n’è uno tra quelli meno noti che consiglieresti di far leggere ai giovani?

Il Paradiso è senza dubbio la cantica che a scuola viene proposta più difficilmente, essendo più complessa e ritenuta forse meno attraente per i ragazzi. In realtà è proprio il viaggio nel Paradiso che ci permette di comprendere il fine ultimo dell’opera con il suo intento salvifico. Se è vero che alcuni passi possono risultare ostici e di difficile comprensione (almeno sul piano teologico), è anche importante che gli studenti seguano passo dopo passo il percorso di Dante, ritagliando brevi episodi all’interno dei canti – leggerli integralmente non è necessario ed è impossibile, vista la mancanza di tempo con cui i docenti devono spesso fare i conti, e risulterebbe molto pesante per i ragazzi. L’incontro del poeta con Cunizza da Romano, nel IX canto del Paradiso, è per me affascinante: un episodio ricco di predizioni e invettive che a scuola non si affronta mai.

Cosa di ciò che Dante cantava nella Divina Commedia può essere ancora attuale oggi?

Credo che cercare nella Divina Commedia elementi politici e culturali che la rendano attuale, che facciano sentire Dante un nostro contemporaneo ci porti a inevitabili forzature. Dante vive in un contesto politico, religioso, morale e sociale lontanissimo dal nostro e come tale va letto e ammirato. È il padre della letteratura italiana e della nostra lingua, e solo questo sarebbe sufficiente perché lo studiassimo. E invece Dante è molto altro: è un uomo consapevole delle proprie scelte politiche, anche quando queste lo portano alla condanna, che vive in maniera profonda il suo presente, che vuole cambiare la realtà in cui vive poiché non gli piace affatto. Questo sì che è sempre attuale.

Qual è il canto preferito di Elisa?

Mi risulta difficile rispondere a questa domanda: come accade con i libri, anche i canti suggeriscono ogni volta suggestioni nuove, sentimenti diversi, soprattutto in relazione al momento particolare della vita in cui si leggono (o rileggono). Sicuramente uno di quelli che preferisco è il XXVI dell’Inferno, il canto di Ulisse: il desiderio di conoscenza che può portare alla perdizione, la curiosità che spinge l’uomo verso l’ignoto. Un canto meraviglioso.

Che cosa consiglieresti ai giovani studiosi e ai ricercatori che si occupano di Dante?

Il mio è soprattutto un augurio, ossia quello di continuare il cammino intrapreso da Dante alla ricerca di un ideale di virtù e giustizia che dia senso al nostro stare insieme nel mondo, con le sue differenze e complessità. Il suo insegnamento trascende qualsiasi epoca.

Le varie chiusure a causa del Covid sicuramente sortiranno effetti sull’industria turistica, ma Dante sopravvivrà anche a questo: la realtà virtuale sostituisce quella reale, secondo te?

No, almeno per quanto mi riguarda. Certo, in questo particolare periodo storico l’ausilio delle tecnologie è stato a dir poco fondamentale: se stando a casa abbiamo potuto visitare le gallerie di alcuni musei attraverso percorsi immersivi, ad esempio, lo dobbiamo proprio a mezzi informatici sempre più sofisticati. Oggi non possiamo fare a meno anche di questo tipo di realtà, che però non può e non deve sostituire la realtà effettiva. Per quanto nell’uomo il senso della vista sia quello dominante, un’esperienza per dirsi davvero vissuta prevede che siano coinvolti anche tutti gli altri: visitare un luogo significa anche ascoltarne i rumori e percepirne gli odori.

Il tuo prossimo progetto?

Questo è un anno ricchissimo di iniziative per celebrare il nome di Dante e si terranno alcuni convegni in cui interverrò come relatrice (ad esempio nel mese di maggio a Bergamo, speriamo in presenza); nel frattempo continuerò a curare la redazione del sito Dant&Noi, che si propone di facilitare la ricerca, la divulgazione scientifica e la didattica dantesca nell’università e nella scuola.

Elisa Squicciarini ha scritto il commento alla Commedia per “la Repubblica” mentre aveva Arianna in pancia. E col sorriso mi congeda dicendo “Mi auguro che non sia per questo risentita con Dante! Comunque il modo divertito con cui guarda i libri che abbiamo mi fa ben sperare”.

Buona vita Arianna, hai una mamma molto in gamba e sicuramente la tua esistenza sarà ricca di stimoli interessanti!


Sandra Mazzinghi è una giornalista, appassionata di letteratura e arte fotografica.

Autrice di tre romanzi, le piace curiosare nella vita dei grandi personaggi.

Ha un ufficio stampa che si occupa di promuovere eventi culturali.

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