Edoardo Nesi, Premio Strega 2011, “l’economia è il miglior modo per raccontarci”

Nel suo nuovo libro dà voce alle persone

edoardo nesi
Edoardo Nesi
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Pubblicato ore 12:00

  • di Sandra Mazzinghi

Bischero, punta simpatia, tutto fa, si leticava, ganzo, diaccia, malestro, mattana, mi è sempre garbato. Mi è sempre garbato lo stile di Edoardo Nesi, e questi termini li ho estrapolati dal suo ultimo libro, “Economia sentimentale” (La Nave di Teseo, 2020). Sono parole che si usano in Toscana, in un libro che parla di tutti noi, del momento storico che stiamo attraversando e delle nostre difficoltà economiche in un periodo così particolare. Credo sia uno dei primi libri dedicati alla pandemia che sembra stia per svanire.
Sembra.

La copertina del libro

Edoardo Nesi, oltre a essere scrittore è produttore e regista. Negli anni novanta pubblica i suoi primi romanzi e nel 2011 vince il Premio Strega con “Storia della mia gente” edito da Bompiani. Ha tradotto alcuni degli autori internazionali più importanti: uno di questi è David Foster Wallace. L’occasione per intervistarlo è comunque il suo ultimo libro, uscito alla fine del 2020.

Buonasera Edoardo, dalla stanza in cui eri confinato durante il lockdown hai raccontato il punto di vista di molte persone. C’è chi ha perso tutto durante la pandemia, c’è chi non ha ancora perso nulla. Hai voluto dar voce a una pluralità di persone. Ho sentito che più che la scrittura c’è l’ascolto. È così?

Sì, esatto, mi è sembrato importante raccontare il punto di vista e l’opinione di tante persone: piccoli imprenditori tessili, baristi, industriali dell’intimo, partite IVA, disoccupati, macellai. Ho parlato anche con Enrico Giovannini, attuale Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. Tante voci diverse.

Questa pandemia ha avuto effetti dannosi sull’economia, ma anche sulla psiche della gente. Lo scorso anno con tua moglie sei tornato in una silenziosa e deserta Firenze ed avete ammirato il Tondo Doni agli Uffizi. In pace. Che giornata è stata quella?

Quel giorno ho avuto l’impressione di godermi l’opera del grande Michelangelo. Ma è stato anche particolare arrivare agli Uffizi e attraversare una Firenze diversa. Di solito quando si va a Firenze siamo circondati da tanta gente e non abbiamo mai il tempo di godercela, quel giorno la città era vuota, silenziosa, cosa che forse non accadrà mai più. E davanti al Tondo Doni sono stato bene.

Nel libro l’economia non appare come fredda e insensibile, bensì come viva ed emozionale. Leggo: “Persino gli F24 con il loro azzurrino ceruleo messo lì nel vano tentativo di ingentilire la crudezza del documento e soprattutto la sua funzione, persino le dichiarazioni dei redditi mi paion capitoli d’un libro o scene di un film per come riescono a raccontare con esattezza Carveriana le nostre situazioni economiche e finanziarie durante le nostre vite”. Nesi, questi fogli sono storie?

Certamente, l’economia non è fredda e lontana dalla storia della gente. Anzi, forse è il modo migliore per raccontarci. Per esempio, Sandra, l’idea di prendere un mutuo, è un grande atto di speranza per il futuro, perché pensiamo di potercelo permettere.

Hai dedicato questo libro a tuo padre. Per quindici anni hai seguito le sue orme, imprenditore nel tessile, e poi hai deciso di diventare scrittore a tempo pieno. L’ultimo capitolo, dedicato a lui, è il più dolce, nella lettura ci dimentichiamo dell’economia e ci si commuove. Hai perso tuo padre da poco tempo… La scrittura è servita a lenire il dolore per la sua morte? La scrittura può esser terapeutica?

Assolutamente sì. La scrittura mi ha aiutato e il libro nasce da questa perdita, terribile per me. I libri servono contro il male, contro il dolore.

Nelle prime pagine del libro Nesi cita il grande Muhammad Ali. Io mi chiamo Sandra Mazzinghi, omonima del campione del mondo Sandro Mazzinghi e piacevolmente perseguitata per tutta la vita dalla domanda: “Ma sei parente del pugile?”. Ride quando glielo racconto e mi dice infatti che si era chiesto anche lui se fossi la figlia del grande pugile scomparso nell’agosto del 2020.

Perché partire con questo personaggio?

Sono riuscito a iniziare il libro con quel racconto che mi fece babbo su Muhammad Ali tanto tempo fa. Mi raccontò di quel cazzotto preso da Early Shavers che “aveva fatto tremare anche i suoi antenati in Africa”. La vita può darti dei colpi, ma devi cercare di resistere.

Mi chiede se ho letto “Storia della mia gente”. Ancora no, ma gli dico che lo farò presto.


Sandra Mazzinghi è una giornalista, appassionata di letteratura e arte fotografica. Autrice di tre romanzi, le piace curiosare nella vita dei grandi personaggi. Ha un ufficio stampa che si occupa di promuovere eventi culturali.

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