Da negozio di fiori a spazio teatrale, nasce la Fioreria delle Storie dell’attrice Elisabetta Salvatori

“Il fiore sostituisce tutte le parole che non sai dire”

Elisabetta Salvatori
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Pubblicato ore 10:33

  • di Sandra Mazzinghi

Elisabetta Salvatori, attrice e autrice versiliese, sta per realizzare un sogno: a Querceta, dove c’era un negozio di fiori, sull’Aurelia, davanti a piazza Matteotti, sta allestendo un luogo che sarà un piccolo spazio teatrale. Lo spazio sarà anche una sorta di “banca della memoria”, in cui conservare e far vivere le storie della Versilia.

“Il negozio fu aperto da mia mamma e per lungo tempo è stato portato avanti da mia zia Lida”, mi racconta Elisabetta. Mai avevo pensato ad altra destinazione di quello spazio, fino a che recentemente hanno deciso di chiudere l’attività e io sono entrata nel negozio per prendere alcuni oggetti. In quel momento ho visto questo luogo con occhi diversi e mi sono immaginata che poteva diventare un teatrino come quello che ho nel salotto di casa, e per ricavare uno spazio in cui raccogliere e custodire le storie. Siamo tra le Apuane il mare, qui c’era la linea gotica, una zona molto fitta di storia”.

Uno spazio quindi che diventa un archivio?

Certo, dove le persone possono venire a raccontare le storie, come si faceva nelle veglie. Oppure portando anche una storia scritta.

Ma questo spazio sostituirà il teatrino che hai in casa?

No, quello rimane. Il nuovo spazio ha gli stessi colori e dimensioni e quindi chi è stato a casa mia troverà delle cose in comune. Vorrei che si unissero queste due caratteristiche: l’intimità della casa e l’apertura della piazza.

Come lo chiamerai?

La Fioreria delle storie.

Il teatrino

Che bello custodire un bene così prezioso come la memoria in un luogo che ha visto i fiori per gli eventi più importanti della vita come le nascite, i fidanzamenti, i matrimoni e purtroppo anche la morte. Credo che in questo luogo ci sia un’energia inimmaginabile. E i fiori passeranno il testimone alle parole vero?
“Certo”, mi dice Elisabetta, “il fiore sostituisce tutte le parole che non sai dire”.

“Ci sarà anche il muro dei nomi, scriverò i nomi di tutte le persone che hanno avuto a che fare con questo luogo, dai proprietari dello spazio che adesso hanno 97 anni, a mia zia Lida, e i nomi di tutte le persone che contribuiscono ad aiutarmi. Parto dal basso verso l’altro, come se fosse una costruzione”.

Elisabetta, ci farai anche i tuoi spettacoli?

Assolutamente.

Tu sei anche autrice dei tuoi spettacoli. Come procedi nella scrittura?

Ogni spettacolo ha una sua modalità. Sono sempre storie vere e ogni volta mi accorgo che seguo qualcosa che non ho stabilito. Ogni volta che sto per raccontare una storia porto i fiori sulla tomba del personaggio, come a chiedere permesso. È un rito che seguo sempre.

Quando hai deciso di fare questo “mestiere”?

Io ho fatto l’Istituto d’arte e poi l’Accademia delle belle arti e mi piaceva moltissimo. Dopo l’Accademia ho aperto un piccolo studio e per un anno sono riuscita a vivere dipingendo su commissione. Volevo fare una mostra e cercando un luogo adatto a Forte dei Marmi, mi sono imbattuta nella presentazione di un corso di teatro. Quel giorno ho avuto la folgorazione di ciò che avrei voluto fare: raccontare ad alta voce le storie che scrivo.

Elisabetta Salvatori a Scenari di Quartiere 2020. Foto: C. Foschi

Quanti anni avevi?

Venti

Hai avuto un maestro?

Devo dire che ho imparato tanto guardando gli altri. Due grandi che ammiro molto sono Marco Paolini che ogni volta mi inchioda e Davide Enia. Enia un attore pazzesco con testi pazzeschi. E poi ci sono tantissimi narratori che io ritengo maestri, ma io considero maestri anche persone incontrate per caso che mi raccontano qualcosa e trovo in loro un garbo nel raccontare che vorrei avere io…

Elisabetta ha avuto una storia d’amore con l’attore Carlo Monni, scomparso otto anni fa. Elisabetta, mi racconti qualcosa di questa storia?

È stata molto importante per me, dopo un anno e mezzo che stavamo insieme, ero così innamorata, che ho voluto fare uno spettacolo su di lui. Considera che lui è arrivato allo spettacolo con venti minuti di ritardo. Ricordo che io rimandavo per cominciare… Una volta che lui è venuto a mancare per me questo spettacolo ha preso un valore completamente diverso: prima era una sorta di gioco, poi dentro ho messo elementi anche della nostra storia.

Carlo Monni ed Elisabetta Salvatori

 

Quanti anni di differenza?

Venti anni di differenza, ma lui era venti anni più giovane di me.

Com’era Monni come compagno di vita?

Era un compagno che dava valore a pochissime cose, ma quelle cose erano tutte necessarie. Quando l’ho conosciuto davo valore anche a tantissime stupidaggini. Con lui mi sono spogliata di un sacco di roba inutile e mi sono sentita molto più leggera.

Quanto ti manca?

Manca!

Avete mai lavorato insieme?

Facevamo ogni tanto il V Canto dell’Inferno. E poi era il primo a leggere i miei testi, era molto bravo perché aveva esperienza per capire se un copione aveva delle cose che non tornavano.

Come hai vissuto le chiusure e le restrizioni durante la Pandemia?

Con il massimo rispetto per il dolore degli altri, a me personalmente ha fatto bene. Ho cambiato registro, mi sono fermata, non ho sentito la mancanza di libertà. Ho assaporato le piccole cose domestiche che il silenzio dentro di me.

La Fioreria delle storie verrà presto inaugurata, ma intanto domnai, 12 giugno, alle ore 18, si svolgerà la presentazione del libro di Annalisa Menin “Il traghettatore” (Giunti editore). Querceta, via Aurelia (davanti a Piazza Matteotti).

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