Catherine Dunne e John Banville a Palazzo Comunale parlano di clima, femminicidi, Italia,

I due scrittori irlandesi sono protagonisti del San Patrizio Festival

chaterine dunne e john banville ricevuti da francesco belais per il san patrizio festival
Da sn: Belais, Dunne e Banville. Foto: G. Donati
  • di Gianluca Donati

LIVORNO – La violenza verso le donne, i cambiamenti climatici, il mare, l’Italia, sono stati questi i temi più significativi al centro dell’incontro che si è svolto questa mattina a Palazzo Comunale tra l’assessore alla cultura Francesco Belais e gli scrittori irlandesi Catherine Dunne e John Banville. I due autori sono stati, ricevuti alle ore 12 nella sala delle cerimonie e che tra poco apriranno la seconda edizione del San Patrizio Festival in programma all’ex Cinema Aurora (viale Ippolito Nievo, 28) fino a domenica 17 marzo.

Durante le giornate del Festival, Catherine Dunne e John Banville insieme all’italiano Marco Vichi prenderanno parte a un progetto letterario internazionale scrivendo ciascuno una storia inedita.

Il San Patrizio Livorno Festival, è promosso da Q-ROB e “Creative HQ” con il patrocinio dell’Ambasciata d’Irlanda, Culture Ireland e il Comune di Livorno. Come tante città del mondo, Livorno ha aderito quest’anno per la prima volta al Global Greening e quindi, nel weekend (16 e 17 marzo), saranno illuminati di verde ben due monumenti: il Gazebo della Terrazza Mascagni e il Cisternino di Città.

Ai due artisti di fama mondiale – Dunne è l’autrice più letta in Italia e insignita del premio Irish Pen Award, mentre Banville è stato candidato al Nobel per la letteratura – sono state donate due copie di un libro sui 400 anni di storia di Livorno e sono state brevemente raccontate le origini della città labronica, pensata a tavolino dai Medici che volevano un porto, e stata concepita scegliendo la forma ideale di pentagono, perché è la forma perfetta dentro cui può essere immaginato un uomo (testa, braccia, gambe).

Dunne e Banville si sono resi gentilmente disponibili alle domande dei giornalisti.

Che rapporto avete con l’Italia?

Catherine Dunne: un’ottima relazione molto lunga risalente al 1998, un rapporto molto caloroso con il vostro Paese che mi rende molto contenta.

John Banville: un’ottima relazione che risale al 1963 e l’Italia è semplicemente il Paese che preferisco tra tutti i Paesi del mondo, arrivai a Roma di notte e il giorno dopo vidi Federico Fellini e pensai che d’altronde ero a Roma!

Oggi tutti i giovani si mobilitano a livello mondiale per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema del cima, i grandi scrittori come si rapportano con queste giovani generazioni?

Catherine Dunne: il movimento che è nato negli Usa si sta espandendo in tutto il mondo, d’altra parte c’è chi insiste sul fatto che il cambiamento climatico non esiste, quindi è opportuno che i giovani continuino la loro battaglia perché loro sono la speranza per il futuro. Ma la letteratura non può essere considerata uno strumento didattico, in quanto la letteratura è qualcosa che mostra, però certamente soprattutto nel campo della letteratura sperimentale tra gli scrittori giovani il tema sarà sempre più importante.

John Banville: è molto bello vedere che si tratta di giovani che si stanno attivando, perché alla fine io ho una certa età e quindi non ci sarò a vedere le conseguenze finali se non ci decideremo a cambiare atteggiamento. Per quanto riguarda il compito della letteratura, concordo con Catherine, l’arte è arte, il compito dell’artista è quello di creare.

Quali scrittori vi hanno ispirati e qual è il vostro rapporto con il mare?

Catherine Dunne: il mio riferimento quando ho iniziato a scrivere in maniera professionale è stata Margaret Atwood (poetessa, scrittrice e ambientalista canadese autrice del romanzo “Il racconto dell’ancella” da cui è tratta la serie tv The Handmaid’s Tale vincitrice di 9 Emmy Awards e 2 Golden Globe, n.d.r.) della quale mi colpì il fatto che rendesse straordinario l’ordinario. Per quanto riguarda il mare, è nel mio DNA perché vivevo in un sobborgo di Dublino che è praticamente sul mare.

John Banville: per quanto riguarda le influenze ho sempre cercato di eliminarle e nasconderle. Per quanto riguarda il mare, con il passare del tempo, sto guardando più verso la prospettiva dell’orizzonte.

Catherine Dunne, lei ha dedicato molti romanzi al problema della violenza legato al potere maschile, pensa che in questi ultimi anni, in un crescente numero di casi di femminicidio, ci troviamo di fronte a una regressione?

Catherine Dunne: quello che è disturbante è il fatto che ci sia una vera e propria epidemia di violenze contro le donne ma quello che è differente è che c’è sempre stata ma adesso almeno essendo più visibile è qualcosa che poi possiamo fronteggiare.

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