Calcio Femminile. Intervista a Martina Angelini la voce livornese di Sky

È responsabile del settore femminile del Livorno Calcio

Martina Angelini
  • di Valeria Cappelletti

Ieri, domenica 7 luglio, si sono conclusi i Mondiali di calcio femminile con la vittoria degli Stati Uniti. Le ragazze americane hanno battuto l’Olanda aggiudicandosi così il loro quarto titolo mondiale. Ieri, a Lione, a commentare la finale per Sky c’era un pezzo della nostra città, c’era Martina Angelini, livornese doc, classe 1978, giornalista sportiva e responsabile del settore femminile del Livorno Calcio. Qualche giorno prima della partenza per Lione, abbiamo rivolto a Martina qualche domanda sul calcio femminile, sui Mondiali e sul suo amore per questo sport. Ecco cosa ci ha detto:

Martina come mai questa passione per il calcio?

È nata dagli zii, con loro seguivo le partite la domenica. Mio babbo qualche giorno fa mi ha detto che per la prima volta ha comprato la Gazzetta dello Sport, ora legge gli articoli sulla Nazionale femminile, conosce i nomi delle giocatrici, ma prima era il tipo di persona che diceva: “Dimmi quando gioca la Nazionale maschile così vado al cinema“. Quando ero piccola dicevo: “Voglio fare la giornalista sportiva così entro gratis allo stadio” e ci sono riuscita. Avrei voluto anche giocare ma allora non c’erano squadre della mia età, oggi le bambine sono molto fortunate, così ho iniziato a seguire le partite del settore femminile, allora Giancarlo Padovan, direttore di Tuttosport, mi disse: “Se vuoi seguire il maschile sei una delle tante, se scegli di seguire il femminile sei l’unica”.

Si può dire che sei stata un’apripista

martina angelini
Martina e Gaia Brunelli, telecroniste su Sky

A livello giornalistico penso di sì, perché nel 1998, quando ho iniziato, i giornalisti che seguivano il calcio femminile erano davvero pochi. 

In cosa è diverso il calcio maschile dal femminile?

È un ambiente ancora puro, con meno proteste, meno simulazioni ed esasperazione. La donna in campo dice: “Io non simulo perché non voglio prendere un rigore, io voglio fare goal, non do la soddisfazione alla mia avversaria di buttarmi a terra, per me la soddisfazione è fare goal”. Sai quante partite abbiamo commentato con sgambetti in area di rigore e la calciatrice anziché buttarsi in terra fa di tutto per restare in piedi? Un’altra cosa che mi piace del calcio femminile è che non ci sono proteste intorno all’arbitro quando ci sono stati dei falli. Poi è diverso dal punto di vista della velocità ma va bene così. Il calcio è l’unico sport in Italia in cui si fanno paragoni tra maschile e femminile.

C’è la convinzione che le ragazze che giocano a calcio siano maschili

Il Mondiale ha dimostrato il contrario, le ragazze scendono in campo con lo smalto, truccate, poi se una vuol essere maschile o femminile lo è anche se fa danza o basket, non è che se impedisci alla figlia di giocare a calcio e le fai fare danza allora diventa una principessa.

In cosa consiste il tuo ruolo di responsabile del settore del settore femminile del Livorno Calcio?

Parlo con le giocatrici, scelgo a quale campionato iscriversi e mi rapporto con i genitori delle atlete.

Come vivono i genitori la scelta della propria figlia di giocare a calcio?

Sono sempre più contenti, la differenza la fa tanto la maglia, prima infatti le squadre di calcio erano sconosciute, ora invece sento spesso dire: “Vedo giocare mia figlia con la maglia del Livorno e mi emoziono”, perché tanti sono tifosi amaranto.

Ti capita di avere a che fare con genitori che non si comportano bene durante le partite?

martina angelini
Martina Angelini

Io sono molto severa su questo aspetto, quello che chiedo ai genitori appena arriva una bambina nuova il rispetto e l’educazione, se i genitori non si comportano bene non è detto che la bambina rimanga in squadra. In passato mi sono capitati genitori che durante una partita si sono trovati con altri avversari che avevano un comportamento aggressivo e mi hanno detto: “Ci siamo allontanati per non rispondere alle provocazioni perché seguiamo sempre quello che dici tu” e questo è motivo di orgoglio. Poi c’è qualcuno che ogni tanto perde la brocca, ma è anche normale perché è uno sport di contatto e vedere la figlia a terra può portare a qualche reazione esagerata.

La partecipazione dell’Italia ai Mondiali cosa può portare la calcio femminile?

Te lo dirò a settembre, vedremo quante bambine verranno a giocare. Secondo me aver fatto conoscere questo mondo e aver mostrato che certi pregiudizi non sono fondati, indurrà qualche genitore a non far passare anni prima di portare la bambina a giocare a calcio anche perché magari penserà anche che un giorno potrebbe partecipare ai Mondiali, giocare nella Juve o nel Milan o nella Fiorentina.

A Livorno quante sono le bambine che giocano?

Quest’anno nel Livorno erano 45 e altrettante nelle Sorgenti, però l’anno prossimo stiamo cercando di fare un accordo per unirci perché non ha senso che ci siano due squadre con 50 ragazze l’una, meglio una sola con cento, ma niente è ancora certo.

Se una bambina volesse iscriversi?

Ora è presto, bisogna tenere d’occhio i social del Livorno Calcio perché a settembre faremo una giornata aperta a tutte le ragazze che vogliono avvicinarsi a questo sport, a breve daremo tutte le informazioni.

© Vietata la riproduzione

Lascia un commento

La tua email non verrà pubblicata. I campi con asterisco sono obbligatori


*