Coronavirus. Da Livorno partita la sperimentazione con farmaco “anti-terapie intensive”

Già trattati quattro pazienti che stanno rispondendo bene

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Pubblicato ore 17:14

LIVORNO – È partita dall’ospedale di Livorno la sperimentazione di un farmaco, usato su pazienti ematologici affetti dalla sindrome emofagocitica acuta e la graft versus host disease, per impedire l’evoluzione critica dell’infezione da Covid-19 e, quindi, il ricorso alle terapie intensive.

L’etimologo dell’ASL Toscana nord ovest, dott. Enrico Capochiani (direttore dell’ematologia dell’ASL Toscana nord ovest), anche grazie al confronto culturale e scientifico con l’Università, il CNR e con l’apporto del dott. Spartaco Sani (direttore dell’infettivologia della ASL nord ovest), hanno definito specifici criteri per selezionare i pazienti potenzialmente idonei. In particolare malati ricoverati nel reparto di infettivologia dell’ospedale di Livorno, con iniziale difficoltà respiratoria, ma non ancora in ventilazione assistita, cui somministrare un farmaco orale registrato anche per le condizioni di iper-infiammazione.

“I pazienti ad oggi già trattati sono 4: 3 uomini e una donna (nel rispetto delle percentuali di genere tipiche della malattia) di età comprese tra i 28 e i 72 anni. Altri 2 hanno avviato oggi (28 marzo) la fase di sperimentazione”. Ci spiega il dott. Enrico Capochiani. “Tutti e 4 i pazienti avevano malattia di recente insorgenza con dati clinici confermanti la polmonite da Covid-19, ma con un quadro ancora non evoluto verso la respirazione polmonare assistita, anche se le condizioni cliniche facevano già intravvedere il ricorso imminente alla terapia intensiva ed una prossima intubazione. Il primo paziente trattato è in procinto di superare qualunque forma di respirazione assistita, la seconda è in deciso miglioramento e gli ultimi due, che hann o iniziato da poco, sembrano seguire il medesimo decorso”.

“L’obiettivo dei medici Toscani – sottolinea Spartaco Sani – da un alto è quello di trovare farmaci che riducano la quantità di virus nel paziente (terapie antivirali), ma dall’altro trovare anche farmaci che impediscano l’evoluzione critica dell’infezione. È su questo aspetto che ematologi, infettivologi e rianimatori dell’ASL Toscana nord ovest, hanno concentrato il loro interesse, ovvero definire un trattamento che possa evitare la progressione di COVID-19 da malattia domestica a malattia subintensiva a malattia da reparto di rianimazione, così da aumentare la percentuale di guariti e comunque ridurre il carico sui reparti di rianimazione”.

La letteratura, i meccanismi di azione, i tempi di efficacia, hanno fatto propendere per l’uso di farmaci inibitori di un sistema proinfiammatorio specifico definito JAK-STAT. Tra i medicinali attivi è stato selezionato, dagli ematologi dell’ASL Toscana nord ovest, per la sua efficacia e la velocità, il ruxolitinib, (JAKAVI), farmaco Novartis che la ditta ha fornito con consenso AIFA in modlità off -label. L’utilizzo off-label riguarda molecole già note e utilizzate da tempo, per le quali esistono cospicue evidenze scientifiche che ne permetterebbero l’uso razionale anche in situazioni cliniche e secondo modalità non previste dalla scheda tecnica e nel foglietto illustrativo.

“La Regione Toscana -afferma Letizia Casani, direttore generale dell’Azienda Usl Toscana nord ovest – sta seguendo con attenzione questa opportunità e ci auguriamo, che questo farmaco consenta di non fare arrivare i pazienti, con un inizio di crisi respiratoria, alla terapia intensiva garantendone invece una loro più rapida guarigione, comportando anche una possibilità in più per coloro che invece avranno comunque necessità di terapie intensive”.

Al fine di consolidare le evidenze scientifiche a beneficio di un trattamento terapeutico potenzialmente rilevante per una lotta su larga scala alle complicanze da sindrome respiratoria acuta innescata dal COVID-1, la Regione Toscana avvierà a breve una sperimentazione ufficiale del nuovo farmaco condivisa con Aifa.

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1 Comment

  1. Purtroppo in italia si viaggia in ordine sparso e le terapie sperimentali non vengono coordinate da un’unica cabina di regia.
    Ne consegue che cliniche universitarie con molta pazienza e sforzo riescono ad accaparrarsi ad esempio dei farmaci sperimentali introvabili altrove come il prezioso Remdesivir (anti ebola), forse l’unico veramente efficace, ed altri devono accontentarsi di farmaci sperimentali di cui non se ne sa assolutamente nulla (vedi questa sperimentazione made in livorno). Un pò di giustizia per i tanti malati terminali che almeno avrebbero diritto a scegliere la sperimentazione da seguire.

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