Animali e Covid-19: intervista al presidente dell’Associazione Nazionale Veterinari

Facciamo chiarezza dopo le dichiarazioni di Angelo Borrelli

animali e covid 19
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Pubblicato ore 18:15

  • di Valeria Cappelletti

Ieri, 19 marzo, il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli ha lanciato un appello nel corso della consueta conferenza stampa di aggiornamento sui casi positivi da Coronavirus: “Da più parti ci giunge segnalazione di abbandono di animali domestici, in particolar modo di cani e questo è una cosa assolutamente deprecabile perché in nessuno modo esiste ed è stato dimostrato la possibilità del contagio tra gli animali, i cani, e le persone. Sappiamo che il coronavirus è presente anche nei cani, però non è questa la ragione per cui si debbano abbandonare i cani”

Marco Melosi

Di fronte a quanto detto da Borrelli e per fare chiarezza, abbiamo deciso di intervistare Marco Melosi, presidente dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani e direttore della clinica veterinaria di Cecina. Ecco cosa ci ha detto:

Dottor Melosi, facciamo chiarezza su quanto detto da Borrelli

Il coronavirus è presente in moltissime specie animali e in ogni specie animale ha una sintomatologia diversa, per esempio quello del cane e quello del gatto dà sintomi legati a vomito e diarrea quindi completamente diversi dal Covid 19. I coronavirus, come la maggior parte dei virus, si comportano come agente specie specifici cioè il virus del cane colpisce il cane e si replica all’interno del cane, però se si dovesse trovare a contatto con un’altra specie animale non lo infetta. Ci possono essere casi del tutto eccezionali come quello che è successo per il Covid19, ma sono davvero rari. Quindi il coronavirus del cane colpisce solo il cane e quello del gatto solo il gatto, non c’è nessun rischio per l’uomo. Non c’è nessuna possibilità di trasmissione anche perché il coronavirus nel cane e nel gatto è un virus conosciuto e studiato da tanti anni, lo conosciamo bene.

Da più parti e lo ha detto anche Borrelli, ci sono segnalazioni di cani abbandonati, cosa ci può dire?

Per quelle che sono le fonti ufficiali e per quello che so io, questa è una bufala, anche perché gli animali in questo momento hanno un ruolo molto importante all’interno delle famiglie soprattutto perché bisogna stare in casa, è sicuramente meno rischioso dare un abbraccio a un cane che una mano a una persona.

Effettivamente in questo momento di grande solitudine l’animale da compagnia è davvero da compagnia

Oggi è più corretto dire animale d’affezione, comunque sì, c’è uno scambio d’affetto reciproco e quindi figuriamoci se una persona per un allarme di questo tipo lo abbandona, tra l’altro non dimentichiamoci che una percentuale altissima di cani sono anche microchippati quindi se si abbandona si viene subito scoperti.

Il decreto impone regole ferree: chi ha cani di taglia grossa e iperattivi, cosa può fare?

Purtroppo ci sono delle regole che valgono per tutti: è ammesso che il cane venga portato fuori per espletare i bisogni fisiologici giornalieri, non ci sono altre definizioni nel decreto e tra l’altro poi vorrei anche ricordare che i cani a passeggio vanno tenuti al guinzaglio, non si possono lasciare liberi.

Bisogna avere accortezze verso gli animali quando entrano in casa?

Attualmente il discorso della sopravvivenza in ambiente esterno del coronavirus è controverso, per alcuni può rimanere infettante per diverse ore per le strade, per altri no, è quindi difficile sapere come stanno davvero le cose, tra l’altro alcuni consigliano di lasciare le scarpe fuori e di entrare in casa con scarpe che si utilizzano solo nell’abitazione. Io credo che più accortezze si utilizzino e meglio è. In una situazione di questo tipo, non troverei sconveniente pulire le zampe sia il cane che il gatto con un panno usando disinfettanti a base di amuchina.

Melosi fa poi un appello a tutti coloro che hanno un animale d’affezione: “I medici veterinari, in una situazione di questo tipo ci sono, danno il loro contributo perché si rendono conto dell’importanza che hanno gli animali all’interno delle famiglie“.

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