Una ventata di energia con Willie Peyote. Il pubblico di Cortomuso balla e si diverte

Il cantautore ha presentato i brani del “Mai dire mai tour degradabile”

Il rapper Willie Peyote
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Pubblicato ore 07:00

  • di Valeria Cappelletti
  • foto nell’articolo di Diletta Fallani

LIVORNO – Il suo nome d’arte è frutto dell’unione di altri tre nomi: la versione inglese di Guglielmo (William), il nome di Wile E. Coyote, personaggio dei Looney Tunes che dà la caccia a Beep Beep e il peyote, una pianta allucinogena proveniente dall’America settentrionale. Lui è Guglielmo Bruno, conosciuto sulla scena musicale con il nome di Willie Peyote. Il rapper e cantautore torinese, reduce dall’ottimo risultato al Festival di Sanremo 2021 con il brano “Mai dire mai“, è il quarto cantante che ha calcato il palco di Cortomuso Festival.

Ieri sera, 24 agosto, il rapper ha presentato il suo “Mai dire mai tour degradabile” accompagnato dalla All done band formata da Luca Romeo al basso, Dario Panza alla batteria, Daniel Bestonzo alle tastiere synth, Enrico Allavena al trombone e Damir Nefat al basso.

“È molto bello essere qui di nuovo – ha detto dopo aver regalato al pubblico le prime canzoni – l’ultima volta eravamo al The Cage? No, eravamo in Fortezza”. Pantaloncini corti e scarpe con calzini alzati, Willie ha fatto ballare il pubblico tutta la sera. Un pubblico composto da persone di tutte le età, questo perché il rapper torinese propone brani intelligenti, mai scontati, accompagnati da una musica energica, che ti fa battere il piede sul pavimento in maniera instancabile.

Dopo “Mostro” e “I cani”, arriva l’omaggio a Fabrizio De André con la rivisitazione in chiave rap di un classico, “Il bombarolo“, che fa parte del progetto Faber Nostrum, album tributo pubblicato il 26 aprile 2019 che racchiude 15 brani di Fabrizio De André reinterpretati da vari artisti della scena rock, indie e indie pop italiana. Ma i tributi non mancano e così poco dopo arriva “Vengo anch’io no tu no” di Enzo Jannacci.

Per omaggiare l’estate, Willie propone in scaletta il pezzo estivo “Le chiavi in borsa” tratto dall’album Sindrome di Tôret: “M’hanno detto che ogni giorno gli ultimi saranno i primi. Ma vedo chiese vuote e si affollano i video poker” canta.

Arriva anche l’omaggio a Gino Strada, con il brano “Non sono razzista ma…” risalente al 2015, cinque anni prima del caso George Floyd e dell’esplosione delle rivolte dei “Black Lives Matter” in America. Canzone dal ritmo incalzante che racconta stereotipi e ipocrisia del razzista medio. “Il concetto è semplice – dice Willie – se i diritti sono solo di alcuni, allora si chiamano privilegi”.

Così come incalzante è il brano portato al Festival di Sanremo “Mai dire mai”, che fa alzare tutto il pubblico in piedi pronto a battere le mani e a ballare: “Siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype. Non si vendono più i dischi tanto c’è Spotify. Riapriamo gli stadi ma non teatri né live” con un chiaro riferimento allo stop legato alla pandemia.

Si va avanti ancora un po’, con altre canzoni, mentre la luna prima bassa e arancione, si alza verso il centro del cielo e diventa gialla. La solita brezza che ogni sera accompagna i concerti sfiora i volti del pubblico. Filano via i minuti e si arriva alle 23.30, il concerto è finito, si spengono le luci: buona anche la quarta serata.

Le immagini sono di Diletta Fallani

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