Teresa Guccini racconta il legame del padre con Gaber

Tra gli altri eventi di ieri il giro dei fossi con il SUP

Teresa Guccini
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  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – La giornata di ieri di Effetto Venezia ha regalato davvero tanti momenti interessanti di spettacolo come l’ormai tradizionale giro dei fossi livornesi con il SUP che prevede l’uso della tavola da surf e della pagaia.

In 60 alle 20.30 hanno posto le loro tavole gonfiabili e non nelle acque dei canali e hanno seguito il tragitto fatto dai barconi delle guide turistiche con partenza da Scali D’Azeglio in direzione piazza Cavour. A organizzare l’evento sono stati Dario Guarducci e David Gabriellini del Centro Windsurf 3 Ponti insieme ad Andrea Di Sante dell’azienda I Love Sup che ha fornito le tavole. Ad accompagnare nella “suppata” anche una motovedetta della SICS (Scuola cani Salvataggio Toscana – sezione Livorno) con a bordo un simpatico labrador con addosso un salvagente.

“Quest’anno – ha detto Dario Guarducci – il giro dei fossi è “ecologico” infatti siamo accompagnati dall’Associazione Green e durante il percorso raccoglieremo la plastica trovata in acqua. Alcune tavole sono state corredate da una cesta per questo scopo”.

Guccini-Gaber

Altro appuntamento interessante è stato il dibattito “Gaber-Guccini. Onestà e coraggio” svoltosi in Fotezza Vecchia che ha visto protagonisti Teresa Guccini, figlia del cantautore, e Paolo Dalbon, presidente della Fondazione Gaber. Nel corso dell’incontro sono emersi molti aneddoti interessanti sulla vita dei due artisti che hanno permesso di conoscere meglio anche alcuni aspetti più intimi e nascosti.

Teresa Guccini e Paolo Dalbon

Dalbon inizia chiedendo a Teresa che effetto fa essere figlia di un’artista come Guccini: “Quando ero bambina, per me papà, o meglio babbo, non ama essere chiamato papà, ancora peggio “papy”, faceva un lavoro come tutti gli altri padri. Ho cominciato a rendermi conto che le cose erano diverse quando sono cresciuta. Anche gli artisti come Gaber e De Andrè che frequentavano casa, per me erano solo gli amici di babbo, la consapevolezza è arrivata tardi, peccato perché avrei voluto far loro qualche domanda”.

Parliamo dal grande carisma di tuo padre, dice Dalbon: “La capacità di stare davanti a 12mila persone e comportarsi come se fossero 10 in un’osteria, non è da tutti, non lo dico perché è mio padre, l’ho notato lavorando dietro le quinte nell’organizzazione di spettacoli, vuol dire che sai tenere il pubblico, e vuol dire che ce l’hai dentro non è tanto la gavetta. Secondo me, tanta parte della sua teatralità deriva da sua madre che è sempre stata una che cantava, teneva banco, un’imbonitrice non certo da suo padre che era serissimo”.

Giorgio e Francesco prendono le distanze dal mondo in cui vivevano, Gaber con “Quando è moda è moda” (1978/1979), invettiva molto forte e vigorosa; Guccini con “Addio” brano del 2000, sottolinea Dalbon. “Quell’Addio – spiega Teresa – era legato alla situazione dell’Italia di quegli anni, quella del berlusconismo e mio padre la rifiutava. Credo che in queste canzoni tutti e due volessero espimere il disgusto verso un mondo sempre più superficiale, legato alla mancanza di profondità del chiedersi, domandarsi, del cercare di comprendere in maniera intelligente quello che stava accadendo”.

Ciò che caratterizza sia Gaber che Guccini è l’essenzialità, cioè entrambi sono l’antitesi del consumismo, trovano piacere, soddisfazione non nel consumo ma nelle situazioni di vita, esempi per tanti giovani fa notare il presidente della Fondazione Gaber. “Non solo l’essenzialità ma anche avere il coraggio di parlare di situazioni in un momneto in cui parlare di determinate cose poteva significare la censura che poi ha colpito tutti e due”.

L’autorevolezza di avere coraggio, di dire cose che non siano omologate, scomode, credo che in Francesco si esprima sul palcoscenico, afferma Dalbon: “Parte del coraggio, penso derivi dall’esperienza del padre che fu deportato in un campo di concentramento in Germania nel 1943, se non erro. Tra l’altro loro non si sono mai incontrati prima, quando mio nonno tornò, mio padre aveva 5 anni e fu uno schoch. Mio padre racconta che era a Messa quando arrivarono alcune donne dal mulino urlando che mio nonno era tornato. Quella sera, mio padre, che aveva sempre dormito con mia nonna, venne cacciato dal letto, e si dice che passò la notte a grattare alla porta”.

Dalbon racconta poi un aneddoto sconosciuto ai più: “L’11 settembre del 2001 Guccini aveva in programma un concerto a Prato ma venne rimandato al giorno successivo (per la tragedia delle Torri Gemelle n.d.r.) e, Guccini che di solito iniziava i concerti con ‘Canzone per un’amica’, quella volta iniziò con ‘Libera nos domine’ e Giorgio rimase molto colpito appena lo seppe”.

Infine il tema dell’amore nelle canzoni di Guccini e Gaber: “Tante cose che non capivo sull’amore ho cercato di comprenderle dalle canzoni, mio padre in casa non è una persona che parla molto come lo è sul palco, diversi artisti in casa sono chiusi. Mio padre è molto parco di spiegazioni sui sentimenti forse anche per una questione generazionale, quando ho bisogno di risposte cerco di leggere tra le righe delle canzoni. Tutti e due parlano dell’amore in maniera estremamente reale, non è solo di romanticismo, l’amore è un percorso di crescita, difficile a volte, e nei loro testi parlano anche di questo con un linguaggio capace di arrivare alle persone, con poche pennellate riescono a raccontare cose importanti ed è quello che succede anche per argomenti sociali e politici”.

Galleria fotografica dell’evento Effetto SUP

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