Temi sociali, natura, informale: inaugura la mostra del Gruppo Labronico

Ai Granai di Villa Mimbelli, fino al 29 agosto

La seconda sala con la scultura in primo piano di Mario Orsucci
Share

Pubblicato ore 12:00

  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – “Con la 71esima mostra del Gruppo Labronico, si torna nei Granai di Villa Mimbelli dopo l’esposizione del 2013 – dice Michele Pierleoni, presidente del Gruppo – si crea un ponte generazionale tra quei pittori che decisero di dare vita al Gruppo cento anni fa per ricordare Mario Puccini, di cui si tiene la mostra al Museo della Città, e gli artisti viventi che esporranno in questa mostra”. Una trentina di opere che i visitatori potranno ammirare da oggi, 7 agosto, data dell’inaugurazione (ore 17.30) ai Granai (obbligo di Green Pass per accedere), fino al 29 di agosto con ingresso libero.

La mostra, curata da Mario Michelucci, attento studioso del Gruppo Labronico, prevede anche un focus su Gastone Conti, socio cultore, a 40 anni dalla scomparsa. Le opere di Conti sono a cura di Giovanna Bacci Capaci. E sono proprio le opere di questo pittore livornese, che ha scoperto in tarda età la sua passione per la pittura, ad accogliere il visitatore che accede alla prima sala al primo piano dei Granai. “Nelle sue opere – spiega Bacci Capaci – fa un uso espressivo e pregnante del colore che rivela i suoi umori, i suoi stati d’animo. Il colore è già protagonista nei dipinti degli esordi. Il primo dipinto che ci viene mostrato è un ritratto realizzato da Paolo Ghiglia che lo ritrae nel suo studio all’Ardenza. Cinque in tutto le opere di Conti che coprono il periodo compreso tra la fine degli anni ’50 e degli anni ’70, poco prima della morte avvenuta nel 1981.

Circa una trentina dicevamo invece, sono le opere degli artisti viventi del Gruppo Labronico che è stata suddivisa in varie tematiche, come ci spiega il curatore Michelucci:

– “una prima parte comprende le opere che riguardano i grandi temi ambientali e le problematiche della società contemporanea” dice Michelucci e così troviamo Laura Venturi che con “Lockdown” racconta i drammatici momenti che ci hanno tutti coinvolti. Franco Mauro Franchi che con “La musa imprigionata” che, a differenza dell’opera precedente dove astrazione, figurazione e poesia visiva si fondono, qui troviamo un’opera figurativa pura. L’opera allude “all’impotenza dell’artista confinato nella solitudine del distanziamento sociale” dice Michelucci. Proseguendo troviamo Franco Campana con “Diritti negati” sul tema dei diritti dell’infanzia. Opera scultorea per Stefano Pilato che con “L’evoluto” realizza un cavalluccio marino assembrando vari materiali di recupero ricordando il tema del mare e dei rifiuti. “Musa” di Enrico Bacci, pera che risale al 1987, periodo in cui l’artista si trova in Africa, presenta infatti il dipinto di un ragazzo di colore, tema piuttosto attuale basti ricordare il movimento americano nato recentemente Black Lives Matter. Al centro della sala l’opera di Marco Orsucci e “Nereide” con una ninfa marina che tiene tra le mani una tartaruga.

– una seconda parte è invece dedicata all’universo non figurativo, si parte con l’informale di Adastro Brilli che con “Senza titolo” propone un’opera con “colore liquefatto, con larghe campiture” scrive Michelucci. Roberto Pampana con “Senza titolo” e Piero Pastacaldi che unisce le lettere dell’alfabeto e i numeri al colore con “Scomposizione“. Melania Vaiani con “le sovrapposizioni dei piani e le vibratili trasparenze dei colori” in “Quel che resta del giorno“. C’è poi Paolo Grigò con “Inno d’amore“.

– la terza parte è dedicata al figurativo spesso in rapporto con una dimensione onirica e favoleggiante. C’è Alessio Vaccari con “La ciminiera“, Gian Franco Pogni con “Luci nella marina“, “La scarpa inglese” di Isabella Staino dove il mondo onirico è predominante, ma lo è ancora di più in “Cacciatori di balene” di Stefano Ciaponi. Marco Manzella in “Falso allarme” troviamo i marchi distintivi dell’artista come le nuvole e gli alberi. Con “SiparioRenzo Galardini ” ci introduce in un universo immaginario e fiabesco” scrive il curatore. A chiudere questa terza parte, Pier Paolo Macchia con “Il drappo” con farfalle, tratto distintivo dell’artista.

– la quarta parte è legata alla natura e al paesaggio. Massimo Lomi con “I due spettatori” rende omaggio al nonno Giovanni. Una finestra che guarda sul mare, stesso elemento dominante anche nell’opera di Agostino VeroniTramonto sul mare” e Maurizio Bini con “Nell’azzurro dell’estate“. “Ambiente lagunare, immerso in una luce universale” lo troviamo in Fiorenzo LuperiniLaguna di Orbetello“. Stefano Bottosso con “Sera d’argento“, inno al sentimento della natura così come per David Giroldini in “Ritorno alla natura” che propone un giardino ben coltivato, Piera Pieri in “Invito a una riflessione serena” che rappresenta un paesaggio fluviale con piante alte a vegetazione fitta, Enrico Forapianti in “Paesaggio di campagna” e Nilo Galliano Morelli che presenta un paesaggio dalle caratteristiche neoclassiche in “Venere al bagno“. A concludere questa ultima parte l’opera di Gian Franco Pogni Luci nella marina“, socio cultore scomparso nel mese di giugno.

A rendere ancora più completa la mostra, si terranno quattro incontri d’arte nella Biblioteca del Museo Fattori alle ore 17 dei giorni 11, 17, 24 e 28 agosto.

Le foto sono di Valeria Cappelletti

Di seguito il programma degli incontri:

11 agosto
Mario Michelucci – Giovanni Bacci di Capaci
Considerazioni in margine alla 71esima mostra

17 agosto
Valeria Falleni
“La scuola di Micheli. Libertà espressiva, la nascita a Livorno di una nuova generazione di artisti”

24 agosto
Michele Pierleoni
“Osvaldo Peruzzi. La mi avventura futurista; riflessioni sul testo”

28 agosto
Marco Mauro Franchi
“Vitaliano De Angelia. Un vero Maestro”.

Informazioni: 0586808001 – 0586824607 – museofattori@comune.livorno.it
Orario mostra: dal martedì alla domenica dalle ore 16 alle 19.

© Vietata la riproduzione

Lascia un commento

La tua email non verrà pubblicata. I campi con asterisco sono obbligatori


*