“Tosca” al Teatro Goldoni: intervista al regista e scenografo Ivan Stefanutti

"Una storia cupa ma affasciante, un po' come le favole per bambini"

tosca al goldoni intervista a ivan stefanutti
Ivan Stefanutti. Foto: Paola Baldari
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  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – Tra i capolavori di Giacomo Puccini, torna al Teatro Goldoni (era assente dal 2014), Tosca, melodramma in tre atti su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, dal dramma omonimo di Victorien Sardou. L’appuntamento è venerdì 14 alle ore 20.30 e domenica 16 alle ore 16. Il Teatro Goldoni ospita un nuovo allestimento del Teatro del Giglio di Lucca realizzato in coproduzione con il Teatro Verdi di Pisa.

tosca al teatro goloni
Daria Masiero interpreta Floria Tosca. Foto: Andrea Simi

Sul podio di questa nuova edizione, uno dei direttori italiani più richiesti e affermati all’estero, il genovese Marco Guidarini; mentre nella triplice veste di regista, scenografo e costumista Ivan Stefanutti, da noi intervistato proprio in merito allo spettacolo al Goldoni.

Che tipo di Tosca sarà dal punto di visto scenografico e della regia?

Dal punto di vista dell’impostazione, è una Tosca abbastanza riconoscibile, ambientata nell’epoca prevista con tutto ciò che deve succedere. Dal punto di vista tecnico c’è una interazione tra la scenografia fisica, tradizionale e quella cosiddetta virtuale, cioè le parti proiettate. L’aspetto tecnico dunque ci aiuta per aumentare la possibilità di variazione e di narrazione. In alcuni casi, in cui l’ambiente scompare e diventa qualcos’altro, le parti proiettate non hanno solo una funzione di contorno, ma sottolineano l’aspetto sognante.

Lei sarà regista, costumista e scenografo, è difficile conciliare tutti questi ruoli?

Foto: Andrea Simi

Trovo più difficile farli separati. Nel mio caso si tratta di un’unica visione, i ruoli separati funzionano quando c’è un’identità di vedute e una simbiosi artistica basata sul dare e ricevere. Essendo da solo riesco a farlo senza il passaggio della comunicazione tra me e altre persone ed è quindi più semplice.

C’è una di queste “vesti” in cui si sente più a suo agio?

Sono fasi diverse della stessa cosa.C’è una parte, quella progettuale in cui tutte e tre sono unite, poi una alla volta vengono sviluppate separatamente, molto dipende anche dallo spettacolo e dall’opera in scena, però non trovo una grandissima differenza nel fare l’uno o l’altro, qualche volta un aspetto può essere più faticoso ma solo dal punto di vista fisico. Amo avere una visione globale dello spettacolo ed entrare in sintonia, nel caso della lirica, con il direttore d’orchestra che è il mio principale referente.

Ha spaziato dalla lirica al musical, fino alla danza e alla prosa. Ci sono differenze?

tosca al goldoni intervista a ivan stefanutti
Foto: Andrea Simi

Sì a volte anche molto grandi, però io ho questa trasversalità che mi ha sempre arricchito anche quando ho dovuto imparare a fare cose nuove. Quando, le prime volte, passi da una tipologia di spettacolo a un’altra ci sono anche delle differenze di gestione nelle prove, nei rapporti con le maestranze, ma ogni volta che faccio lirica riesco a inserire molto delle mie esperienze che vengono dagli altri settori e viceversa. Per esempio quando ho un musical con molti personaggi ho imparato a usare gli strumenti per gestire le grandi masse tipiche della lirica; mentre la prosa, grazie all’analisi del testo, mi aiuta quando lavoro con i libretti della lirica, che a volte non sono limpidi, per studiare attentamente l’aspetto psicologico dei personaggi partendo dalle parole. Nel mio caso sono molto contento di passare da un genere all’altro e poi alcune volte rappresenta anche una boccata d’aria, per cambiare il panorama.

Cosa l’affascina di più di Tosca?

È una storia terribilmente negativa e come tale è inquietante e al tempo stesso stimolante, mi fa essere contento di non doverla vivere ma di poterla portare in palcoscenico, perché purtroppo è una storia dove l’amore non vince e dove muoiono tutti. È un contesto amaro che sottolinea come alla fine qualsiasi cosa fai non puoi andare contro il destino, anche perché il destino degli altri non puoi costruirlo tu e di conseguenza lo subisci se ci hai a che fare. Tosca è una storia notturna, non c’è mai la luce del giorno e quando arriva, purtroppo, mette in chiaro una sola cosa: che tutto è finito e che ci sono solo cadaveri. Però oltre a essere cupa, può essere anche affasciante, un po’ come le favole che si raccontano ai bambini e che diventano parte di loro, così da grandi abbiamo queste altre storie che ci possono insegnare tante cose. Per quanto riguarda la parte musicale, è sublime, al punto che qualsiasi parola è inutile.

Il suo rapporto con Livorno e soprattutto con Pietro Mascagni

tosca al goldoni intervista a ivan stefanutti
Foto: Andrea Simi

Il mio rapporto con Livorno è iniziato nel 1990 con Cavalleria nel centenario, allora ero costumista, ed è stato un amore a prima vista. Mi ricordo che Livorno aveva queste piazze grandi, questa apertura verso il mare che non sembrava neppure di essere in Italia. Dal punto di vista artistico, questa città mi ha dato l’opportunità di poter conoscere un po’ di più Mascagni, perché, tralasciando Cavalleria che bene o male la conosciamo senza venire a Livorno, ho potuto approfondire altre opere: Amico Fritz, I Rantzau, Lodoletta che in me hanno suscitato il desiderio di proseguire attraverso tutta la produzione di Mascagni. Questo artista ha lasciato tante belle opere e tante numericamente, ed è un peccato non approfittarne, io le ho amate, in particolare quelle che non avevo mai sentito prima, compresa “I Rantzau”. Una volta finito quel periodo, quando sono passato ad altro, ho proseguito a studiare Mascagni e grazie al cielo molte opere sono state incise e abbiamo la possibilità di sentirle. Spero di avere l’opportunità di metterle in scena. In realtà è tutto quel periodo che sento molto vicino, da Mascagni a Giordano, da Monteverdi a Cilea fino a Catalani, un mondo di cui spero sia possibile fruire senza dover ricorrere per forza a un CD.

Sul palco nei ruoli principali, tre interpreti pucciniani in ascesa quali il soprano Daria Masiero, al suo esordio a Livorno, il tenore Enrique Ferrer – già acclamato due anni fa nella Fanciulla del West – e il baritono coreano Leo An, già apprezzato dal pubblico del Teatro Goldoni in titoli quali Traviata, Cavalleria Rusticana e Pagliacci; accanto a loro Matteo D’Apolito (Cesare Angelotti), Saverio Pugliese (Spoletta), Marco Innamorati (Sciarrone), Lorenzo Nincheri (un carceriere) e le voci bianche Giovani Fontana e Gaia Niccolini (un pastore). I complessi artistici saranno quelli dell’Orchestra Filarmonica Pucciniana, che negli ultimi anni hanno collaborato con il Teatro Goldoni per le produzioni di Iris, Madama Butterfly e il dittico Suor Angelica-Cavalleria rusticana, e del Coro Ars Lyrica istruito da Marco Bargagna. Coro Voci Bianche Teatro del Giglio e Cappella Santa Cecilia diretto da Sara Matteucci.

La biglietteria del Goldoni è aperta il martedì e giovedì ore 10-13 e il mercoledì, venerdì, sabato in orario 16.30-19.30; tel. 0586204290.

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