Recensione. “The deep blue sea”, quando l’amore fa sprofondare nell’abisso

La storia di un amore malato e del riscatto di una donna

Foto: A. Camerlingo
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  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – “Noi siamo l’uno la morte dell’altra“, è questa la frase che potrebbe riassumere l’intero dramma di “The deep blue sea” (il profondo mare azzurro) andato in scena ieri sera, 18 febbraio, al Teatro Goldoni. L’opera scritta dal drammaturgo inglese Terence Rattigan, ha visto alla regia Luca Zingaretti e nei panni della protagonista, Hester Collyer Page, Luisa Ranieri.

Leggi l’intervista fatta all’attrice.

Una storia d’amore malato quella tra Hester e Freddie Page (Giovanni Anzaldo), ex pilota della Raf, dedito solo all’alcool. Una storia d’amore arrivata al capolinea, in cui Freddie non è più in grado di dare alla donna le attenzioni tipiche di un uomo innamorato, al punto da dimenticarsi anche del compleanno di Hester. Una dimenticanza che rappresenta solo la punta di un iceberg, sotto, nel profondo mare blu infatti cova un sentimento di solitudine, disperazione, bisogno di affetto non ricambiato, che induce Hester a tentare il suicidio. La donna però non riesce a portare a compimento il suo gesto, ma è pronta a riprovarci quando Freddie, in uno dei pochi momenti di lucidità, comunica che ha ricevuto un’offerta di lavoro che lo porterà in Sud America. Haster vede così cadere definitiamente quel castello di carte che aveva costruito intorno alla figura dell’uomo, quei sogni che l’avevano indotta, un anno prima, a lasciare il marito per lo spiantato Freddie. Per la donna la vita non ha più senso senza Freddie, ma per fortuna c’è Mr Miller un inquilino del palazzo, ex dottore, che la sprona a non mollare, ad andare avanti, perché la vita va vissuta fino alla fine. Hester riesce a prendere coscienza di questo, riesce a rialzare la testa e a guardare al futuro, proseguirà con il suo lavoro di pittrice e magari si iscriverà anche all’Accademia.

Uno spettacolo dunque che alla fine permette di trovare oltre le nuvole un raggio di speranza e che fa comprendere che se la fine di un amore può essere inizialmente una montagna impossibile da superare, un macigno troppo pesante da portare, rappresenta solo un punto nella vita di una persona, da lì si riparte a capo con un nuovo percorso.

D’altra parte lo stesso Terence Rattigan, autore del dramma, amava trattare i problemi di frustrazione sessuale, di relazioni fallite e di adulteri. Si definiva un omosessuale inqueto e “The deep blue sea” venne scritto in occasione del suicidio del compagno del drammaturgo inglese.

Molto curata la scenografia di Carmelo Giammello che mostra il soggiorno di un appartamento di una cittadina londinese.

Gli attori forse potevano fare di meglio, la loro interpretazione è stata per buona parte sotto tono. Luisa Ranieri, tornata al teatro dopo dieci anni di assenza, non si cimenta per la prima volta in un ruolo drammatico (lo ha fatto molto spesso anche per la televisione e il cinema), ma in questa occasione è riuscita, solo in parte, a trasmettere l’intensità del personaggio e il profondo senso di perdizione in cui vive Hester, anche se il pubblico ha più volte applaudito alcune sue scene di grande tensione.

Ricordiamo sul palco insieme a Luisa Ranieri c’erano Maddalena Amorini, Giovanni Anzaldo, Alessia Giuliani, Flavio Furno, Aldo Ottobrino e Luciano Scarpa.

Prossimo appuntamento al Teatro Goldoni: il concerto di Uto Ughi, sabato 22 febbraio.

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