Molière, l’attore-scrittore che anticipa il “dramma borghese”

Tre le sue opere più famose: "Tartufo" e "Il misantropo"

molière
"Tartufo"
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  • di Gianluca Donati:

Questa settimana per la rubrica dedicata al teatro, abbiamo deciso di scrivere su Jean-Baptiste Poquelin, detto Molière (1622-1673). Egli fu una figura nuova di attore-scrittore nell’ambito dell’arte del teatro, strettamente legato alla commedia italiana del primo Cinquecento, influenzata dalla Commedia dell’Arte, diffusasi nel corso del Seicento sull’intero territorio europeo, ma radicata profondamente a Parigi. Come Shakespeare, Molière, non è semplice attore fra altri attori, bensì, capo indiscusso della sua compagnia teatrale.

Come autore resta indimenticabile per avere ideato una serie di capolavori assoluti, per i quali, benché non si possa parlare di tragedia, il titolo di commedia resta a dir poco riduttivo: da “Don Giovanni”, a “Il misantropo” a “Tartufo”; sono opere teatrali che anticipano vagamente, quello che sarà il cosiddetto “dramma borghese”, che, proprio nel corso del Settecento nascerà per imporsi, alla fine dell’Ottocento, in  tutto il vecchio continente.

Non sempre Molière scrive in prosa, anzi, spesso sceglie i versi, ma i suoi personaggi cominciano già a rappresentare la condizione sociale tipicamente borghese, anche se è ancora assente nell’azione scenica “il salotto borghese”, come cornice esaustiva. Le storie si narrano indifferentemente in interni e in esterni, dove anche gli interni non sono troppo definiti.

Il significato profondo di “Tartufo”, non è solo quello di porsi come testimonianza di duro scontro ideologico (che all’epoca sollevò numerose proteste); l’attore-autore, libertino come molti attori del tempo, si pone contro tutte le ipocrisie di alcune frange del cattolicesimo più conservatore, che sfioravano il fondamentalismo.

L’opera magistrale di Molière, infatti, ravviva una scena tabù, o almeno parve tale per la coscienza del secolo, ovvero, quella del tentativo di seduzione di una donna sposata, azione aggravata dal fatto che tale gesto è compiuto nella medesima abitazione della donna coniugata e per giunta, sotto gli occhi stessi del marito che è il benefattore del probabile adultero.

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