Mariangela D’Abbraccio incanta il Goldoni in “Un tram che si chiama desiderio”

L'attrice napoletana ha regalato un'interpretazione emozionante

un tram che si chiama desiderio inaugura la stagione di prosa del goldoni
Daniele Pecci e Mariangela D'Abbraccio
  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – “Un tram che si chiama desiderio” ha dato il via, ieri sera, alla stagione di prosa del Teatro Goldoni. Nonostante la pioggia battente il pubblico ha comunque scelto di passare la serata a teatro anche se non c’è stato il tutto esaurito.

Lo spettacolo, considerato il capolavoro di Tenesse Williams, scritto dal drammaturgo statunitense nel 1947 e vincitore del Premio Pulitzer per la drammaturgia nel 1948, ha visto sul palco un’eccezionale Mariangela D’Abbraccio che ha saputo trasmettere al pubblico l’intensità, il malessere psicofisico e la disperata ricerca di speranza e di amore della protagonista, l’insegnante di lettere Blanche DuBois.

Due ore e mezzo che tutto sommato sono volate via piuttosto bene anche senza intervallo, una scelta percisa voluta dal regista Pier Luigi Pizzi per mantenere la fluidità della rappresentazione. Qualche problema invece per la parte audio: all’inizio, forse complice la forte pioggia, le parole degli attori quasi non si sentivano e anche, quando la pioggia si è attenutata, molte parole sono andate perse.

Ad affiancare Mariangela D’Abbraccio sul palco c’erano Daniele Pecci, attore affermato del cinema e del teatro italiano nel ruolo di Stanley Kowalsky; Angela Ciaburri nei panni di Stella DuBois, sorella di Blanche; Stefano Scandaletti, Gabriele Anagni, Massimo Odierna che interpretavano i tre amici di Stanley ed Erika Puddu inteprete di Eunice, la vicina di casa.

Una scenografia piuttosto elaborata che ritraeva l’interno di una severa abitazione ha accolto gli spettatori. Il testo è risultato piuttosto fedele all’originale con qualche cambiamento per renderelo più attuale ma i temi erano di per sé molto moderni. In questo dramma si parla di omosessualità (quando Blanche si sposa molto giovane, scopre che il marito è gay e quest’ultimo si uccide), di violenza verso le donne e di maschilismo (Stanley Kowalsky marito di Stella DuBois, non si fa scrupolo di picchiare la moglie, di minacciare lei e la sorella e di violentare quest’ultima); di relazioni con minori (Blanche, insegnante di lettere, viene allontanata dalla scuola perché ha intrattenuto una relazione con un suo alunno); di prostituzione (Blanche per qualche tempo ha frequentato un hotel dove aveva rapporti occasionali con uomini); di malattia mentale (di cui soffre Blanche).

Piccola curiosità: la prima italiana di questo spettacolo avvenne il 21 gennaio 1949 al Teatro Eliseo di Roma per la regia di Luchino Visconti. I bozzetti scenografici erano curati da Franco Zeffirelli e fra gli interpreti figuravano Rina Morelli, Vittorio Gassman, Vivi Gioi e Marcello Mastroianni.

Prossimo appuntamento al Teatro Goldoni con l’Opera: il 23 e 24 novembre andrà in scena “Le nozze di Figaro” di Mozart.

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