Kostantin Seergevič Stanislavskij e il suo metodo teatrale

Il processo di personificazione e di riviviscenza

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Fondatore del Teatro dell’arte di Mosca nel 1898, Kostantin Seergevič Stanislavskij  fu il primo a promuovere un metodo di recitazione che fosse basato sull’analisi personale dell’attore e non sulla riproduzione superficiale. Il metodo si basa sull’approfondimento psicologico del personaggio e sulla ricerca di affinità tra il mondo interiore del personaggio e quello dell’attore.

Per ottenere la credibilità scenica, il maestro Stanislavskij creò esercizi che stimolassero le emozioni da provare sulla scena, dopo aver analizzato in modo profondo gli atteggiamenti non verbali e il sottotesto del messaggio da trasmettere. “Il mio scopo non è insegnarvi a recitare – scriveva Stanislavskij – il mio scopo è aiutarvi a creare un uomo vivo da voi stessi”. I risultati dei suoi studi furono raccolti in alcuni volumi. Nel 1938 pubblicò Il lavoro dell’attore su se stesso e nel 1957 uscì postumo Il lavoro dell’attore sul personaggio.

Due sono, per Stanislavskij, i grandi processi che sono alla base dell’interpretazione. Il processo di personificazione parte dal rilassamento muscolare per proseguire con lo sviluppo dell’espressività fisica, dell’impostazione della voce, della logica e coerenza delle azioni fisiche e della caratterizzazione esteriore.

Il processo di reviviscenza parte dalle funzioni dell’immaginazione e prosegue con la divisione del testo in sezioni, con lo sviluppo dell’attenzione, l’eliminazione dei cliché, e l’identificazione del tempo-ritmo. La reviviscenza è fondamentale perché tutto ciò che non è rivissuto resta inerte, meccanico ed inespressivo. 

A cura della redazione

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