Juan Martin Guevara: “I giovani sono il seme che può cambiare la società”

Ha presentato il libro "Il Che, mio fratello" davanti a una piazza gremita

Un momento del dibattito. Da sn: Antonio Cervi, Juan Martin Guevara, Eva Giovannini. Foto: Va.Cap.

di Valeria Cappelletti

LIVORNO – “I giovani sono il seme affinché la società possa cambiare, hanno la forza per farlo e gli adulti devono indicare loro la retta via”, Juan Martin Guevara chiude con queste parole piene di speranza il lungo dibattito, circa due ore, in piazza XX Settembre in occasione di Scenari di Quartiere.

“Presentare il fratello del “Che” non è cosa facile – dice Fabrizio Brandi sul palco, all’inizio della serata quando ancora il cielo è azzurro e sono passate da poco le 19 – Vi racconto un aneddoto divertente, una volta vidi un bambino che indossava il giacchetto con l’immagine del “Che” e gli chiesi chi fosse? E lui mi rispose: ma come non lo sai? È il capo degli ultrà”.

La famiglia Guevara

Stasera, Juan Martin Guevara ha raccontato la vita della sua famiglia all’interno della quale ha vissuto ed è cresciuto Ernesto Guevara. Una famiglia i cui aneddoti sono simili a quelli di ogni altra famiglia, con momenti di ilarità e di difficoltà. Alle spalle del palco un maxi schermo rimanda le immagini della famiglia Guevara, di Ernesto, intervallate da quelle dei presenti: Juan Martin è affiancato dalla giornalista Eva Giovannini, dall’amico ed interprete Antonio Cervi e da Fabrizio Brandi che ha il compito di leggere alcune pagine del libro scritto da Juan Martin “Il Che, mio fratello”.

Il pubblico riempie quasi tutta la piazza, ascolta attento la discussione. Tra i presenti ci sono anche alcuni simpatizzanti con bandiere che raffigurano il “Che” e Cuba.

Il fratello Ernesto

Juan Martin racconta l’ironia di Ernesto: “era un burlone – scrive nel libro – ma era anche un modello, era fratello di sangue e di idee, perché tutti in famiglia condividevano gli stessi ideali”. Durante il dibattito parlano del padre e della madre, delle paure della madre verso un figlio, il “Che”, che teme possa morire o che possa uccidere; una madre a sua volta attivista, femminista, che ha dato ai figli un insegnamento culturale e politico.

La società

Per Juan Martin la preoccupazione più grande è far conoscere al mondo quello che era il vero pensiero del fratello  e che lo spinge a girare il mondo: “la storia se la viviamo passivamente assomiglia a un museo polveroso – ha detto – dobbiamo prendere insegnamento dagli errori e dalle cose buone della storia per dare vita a un nuovo cammino e a una nuova società; e i giovani sono il seme che può cambiare la società. La società cambierà in meglio, è come un leone addormentato ma i giovani hanno la forza di risvegliarlo, agli anziani va il compito di indicare loro la retta via” ed è quello che sta facendo Juan implementando la  Fondazione “Che vive” raccogliendo e digitalizzando i documenti cartacei, audio e video del fratello per renderli fruibili a tutti.

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