Intervista a Tiziana Foresti: “50 sfumature” di donna al Cral Eni

Un mix di momenti comici e drammatici volti all'essenzialità

Tiziana foresti
Tiziana Foresti durante uno spettacolo

di Valeria Cappelletti:

LIVORNO – Tiziana Foresti, 35 anni di carriera nel mondo del teatro, è la protagonista dello spettacolo “50 sfumature di Tiziana” in programma il 7 e l’8 aprile al Teatro Cral-Eni. Ideato da Simonetta Del Cittadino, direttore artistico della Compagnia Nuovo Spazio Teatro, con la collaborazione di Marco Chiappini e Cristina Silvestri della Compagnia del Sesto Piano.

Come mai la scelta di questo titolo?
stata un’idea di Simonetta Del Cittadino che molto probabilmente ha letto i libri che richiamano questo titolo e li ha adattati a me, non tanto per l’aspetto erotico, ma per il discorso delle sfumature, perché all’interno di Spazio Teatro ho interpretato tanti ruoli di donne diverse.

Sarà un viaggio tra vari personaggi femminili?
Sì, si parte da una situazione di neutralità all’inizio, con un essere che può apparire sia uomo sia donna, indossa una maschera neutra che dà la possibilità al corpo di parlare e si muove sul palco e ha sete di esperienze che di volta in volta vengono suggerite dai vari personaggi che si alterneranno sulla scena. Personaggi femminili con tante esperienze di cui l’essere farà tesoro, scegliendo, valutando e capendo e che culminano nel ritorno all’essenzialità perché dopo tutte le esperienze belle o brutte, ciascuno di noi cerca di ritornare a quello che si è veramente dentro, a quello che suggerisce il nostro essere. E poi questa idea della machera neutra mi piaceva molto perché l’ho studiata nei miei percorsi di attrice.

Il messaggio dello spettacolo dunque è l’essenzialità?
Al di là di quello che uno decide di essere al momento, perché lo sappiamo che noi tutti siamo “uno, nessuno e centomila” come dice Pirandello, non dobbiamo dimenticare la nostra essenza, quello che è nel nostro profondo e lasciarlo parlare e ascoltarlo.

Interpreterà personaggi noti della letteratura?
Sì, verrà distribuito un programma in sala per far capire di cosa stiamo parlando, comunque saranno presenti vari monologhi tratti da alcune opere: per esempio quello di Elettra di Hugo von Hofmannsthal, il famoso mito di Elettra cioè l’amore della donna per il padre e questo è una cosa che ci riguarda un po’ tutti; poi Beatrice, decantata da Dante, con un riferimento alla donna presa come musa, osannata; poi ci sarà la parte di Ersilia personaggio di “Vestire gli ignudi” (commedia di Luigi Pirandello, n. d. r.) in cui invece la donna è vista come oggetto; sarà presente anche una suora, che però in questo caso è molto furba e prede spunto dalla vita delle suore per fare successo e quindi avere denaro e potere e infine ci sarà un “non sense”, perché la vita è fatta anche di questo, e qui attingeremo ad Achille Campanile in particolare a “La quercia del tasso”, uno scioglilingua. E il finale è affidato a un testo di Dario Fo, Franca Rame e Jacopo Fo sul tema delle vittime uccise dalla mafia.

Quindi si passa da temi più leggeri a quelli più drammatici?
È un’altalena continua e anche io stessa faccio fatica, meno male che ci saranno due persone che mi aiuteranno in scena: Antonio Delpero che suonerà la chitarra con pezzi popolari e la mia collega e amica da tanti anni Antonella Marenna, di Grosseto, ballerina che mi aiuterà a sottolineare i vari monologhi con le coreografie.

Tiziana foresti35 anni di carriera sono un bel traguardo, cos’è per lei il teatro?
Il teatro mi ha dato tutto, per me è amore, è darsi senza chiedere niente in cambio, è voler condividere quello che senti con altre persone ed è quello che mi hanno insegnato i maestri che ho avuto 35 anni fa. Una volta che si inizia a far teatro e senti che sei portato per far questo, perché è una tua vocazione, non puoi farne a meno anche se la vita ti porta a situazioni diverse per problemi di lavoro, per la vita quotidiana. Perché poi attraverso l’applauso del pubblico e i commenti di chi ti incontra per strada, ti rendi conto che hai suscitato emozioni, hai fatto vibrare delle corde importanti per l’esistenza di tutti noi.

Lei non è solo attrice ma anche regista
Sì, ho iniziato a fare regia all’interno di Spazio Teatro stesso perché è stata la mia culla teatrale qui a Livorno. Ho fatto la scuola teatrale di Orazio Costa a Firenze 35 anni fa dove la parola era fondamentale e poi ho iniziato a lavorare con Paolo Bonacelli, Gianni Garko, Antonella Steni, Franca Valeri, Nico Pepe che è stato la maschera di Pantalone in “Arlecchino servitore di due padroni” di Strehler e tutti mi hanno dato moltissimo, poi ho fatto 10 anni di attività professionale in giro per l’Italia e all’estero, infine, mi sono ritirata a Livorno e Spazio Teatro mi ha accolto. La mia prima regia è stata con loro con “Il gioco delle parti” e poi ho continuato a fare regia con il teatro popolare, amo far ridere le persone, perché almeno quando si va a teatro si può cercare di far riflettere anche con leggerezza e insieme a un gruppo di amici abbiamo fondato la Compagnia del Sesto Piano, sto a sei piani e abbiamo deciso di chiamarla così.

Preferisce il teatro popolare o di prosa?
Si aiutano l’un l’altro perché l’aspetto popolare è importante però non bisogna dimenticare quello della prosa e perciò gli autori che sono stati la storia del teatro in generale, quindi ogni tanto è bene mettere in scena anche testi importanti scegliendo però quelli che ancora oggi possono dire qualcosa.

Biglietti al botteghino del teatro disponibili oggi, giovedì 5, e domani, venerdì 6, dalle 17 alle 19 oppure chiamando 3393422139.

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