Il teatro al tempo del Coronavirus: gli attori livornesi si raccontano tra progetti e paure

Rispettare le regole e trascorrere il tempo scrivendo

il teatro al tempo del coronavirus, il racconto degli artisti livornesi
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Pubblicato ore 7:00

  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – “The show must go on”, lo spettacolo deve andare avanti, anche se siamo a casa, anche se sono chiusi i teatri, sospesi gli eventi e le manifestazioni, e quindi cosa fanno gli artisti livornesi in questo mese di stop forzato? Impiegheranno il loro tempo per scrivere un nuovo spettacolo? Si riposeranno dallo stress degli intensi mesi passati in tournee? Oppure sarà un’occasione per fermarsi e riflettere su quanto sta accadendo? Abbiamo intervistato alcuni di loro, ecco cosa ci hanno detto.

Stefano Santomauro in like
Stefano Santomauro

“Sono saltate un sacco di date dei miei spettacoli a Cagliari e a Mantova per via della chiusura dei teatri, ma per fortuna era già in programma la scrittura dello spettacolo nuovo in collaborazione con Francesco Niccolini – dice Stefano Santomauro – il titolo provvisorio del nuovo lavoro è, per l’appunto, “Influencer“. Lo spettacolo affronterà il tema delle influenze che nella storia hanno fatto cambiare parere all’umanità su alcuni temi. Questi temi sono il sesso, il cibo, la religione e le serie tv. Sugli altri progetti posso solo dire che dopo aver scritto uno spettacolo per Daniela Morozzi che è andato molto bene, mi ha contattato un altro personaggio molto famoso che mi ha chiesto di scrivere uno spettacolo nuovo per lei, sì è una donna. Ho sempre scritto per me e invece vedo che funziono anche come scrittore per altri. Per “Influencer” ancora non ci sono date precise, debutterà il prossimo inverno a Livorno al Nuovo Teatro delle Commedie. Intanto sia “Like” che “Fake” stanno andando molto bene, abbiamo superato i 16mila spettatori in tutta Italia e durante l’estate finiremo in Svizzera, a Locarno in un Festival importante. Sono molto contento che si possa portare la comicità toscana fuori e che Livorno non rimanga legata a un’dea provinciale”.

massischermo
Claudio Marmugi

“Da insegnante, fin da subito, da giovedì, (5 marzo, n.d.r.) coi miei colleghi ci siamo attrezzati per studiare la didattica online – racconta Claudio Marmugi attore e insegnante – Quindi per ora molto del tempo è stato impiegato per capire “come” e “cosa” usare per far sentire ai ragazzi che la scuola c’è. Questo è ovvio, ma anche necessario. Molti hanno gli esami fra qualche mese. Io sto ripetendo alle mie figlie che è un periodo assurdo, perché per la prima volta nella storia è una cosa nuova per loro (che hanno 8 e tredici anni) ma anche per noi o per i loro nonni, che sono i nostri genitori e sono spiazzati perché nemmeno in guerra era così. Detto questo, il tempo che avanza l’ho usato per leggere e vedere film. Scrivere cose nuove è una parte del mio lavoro abituale e quindi quello non l’ho mai allentato (lo testimoniano le vignette e i monologhi che “ho liberato” anche in questi giorni sui social). L’appello a non uscire e a limitare la socialità è doveroso: si parla tanto di un mondo che ci ha tolto i momenti “per noi” ora a suo modo ce li sta restituendo. Usiamoli”.

Silvia Lemmi e Alessia Cespuglio in Separate in casa
Silvia Lemmi e Alessia Cespuglio

“Premetto che la preoccupazione per il mio lavoro e il mio futuro prossimo professionale è molto alta, come me sicuramente tanti colleghi, e non passerà certo velocemente – dice Alessia CespuglioCi sarà da rimboccarsi le maniche e sperare che i danni non siano enormi. Ma questo ci riguarda tutti. Voglio essere positiva, per il momento si può solo fare quello che è il meglio possibile per contenere e arginare questa pandemia. E farlo con serenità. Ma è la mia situazione personale che mi fa sorridere: questa pandemia mondiale infatti mi coglie in un momento particolare di vita appena dopo un trasloco, in attesa di prendere possesso della nuova casa adesso in attesa di lavori ma soprattutto a casa dei miei genitori. Ecco fra tutte le congiunture possibili questa è quella che mi sta mettendo più in crisi. Ringrazio i miei genitori per l’ospitalità, ma trasferirmi qui a fine gennaio con le mie due figlie, con lo scoppio della pandemia è come ritrovarsi incastrata in una adolescenza distorta difficile per tutti. Dico io, non era già difficile a cose normali? Immagino per tutti gli adulti, trovarsi a casa dei genitori tra un trasloco e l’altro sia difficile. Ma così è veramente molto strano. Ma grazie all’ironia che mi contraddistingue credo che sarà foriera di intuizioni. Per il momento mi riposo dopo un periodo di grande lavoro e stress da trasloco – prosegue – Metto ordine tra i progetti futuri, sperando che questa situazione si risolva per tutti al meglio possibile e di tornare presto sul palco. Ma per esempio di scrivere lo spettacolo nuovo ancora non mi riesce, in questi giorni mi manca la concentrazione, anche perché una delle figlie è a casa dalla scuola elementare e l’altra a casa dall’Università. Benché siano bravissime siamo tutti a casa appassionatamente. Nei prossimi giorni lavorerò sicuramente con la mia partner di scena Silvia Lemmi. Stando a casa. Cercando con calma di rispettare le regole necessarie. Ma ce la farò. Ce la faremo tutti. Con buon senso. E tanta tanta tranquillità. Sono certa che questa situazione tragicomica mi porterà a nuovi livelli di consapevolezza. Lo dico per farmi forza”.

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Michele Crestacci. Foto di Glauco Fallani

“In questo momento sono in una fase non creativa, sono nella fase di seguire le regole – spiega Michele Crestacci – Io sono già un po’ pigro di mio e sono qui che cerco di capire come muovermi con il lavoro, al momento è tutto fermo e temo che non ripartirà neppure subito dopo la fine delle misure restrittive. Sto buttando giù un po’ di cose ma perché ho un po’ di lavori da preparare, mi hanno chiesto anche di fare un video sul Coronavirus per dire ai livornesi di stare a casa. Tutti noi artisti abbiamo la fortuna che possiamo lavorare da casa, il problema è che la fine del nostro lavoro è con il pubblico, quindi si creano momenti di forte ansia su cosa succederà in futuro. Noi ora siamo a casa per questo problema ma non dimentichiamo tutti i problemi ecologici che ci circondano e temo che nei prossimi venti anni ci saranno altre emergenze. Personalmente sono 4-5 anni che giro in bici e mi dico di comprare la mascherina perché in bicicletta non respiro, siamo tutti in motorino e in macchina. Questa è un’occasione per fare un po’ il punto della situazione umana del nostro paese, della nostra gente”.

Al Cral eni il cabaret di Paola Paqui Inno alla gioia
Paola Pasqui. Foto: Val. Cap.

“Insieme a Marco Conte al Teatro Vertigo teniamo un corso di comicità – dice Paola Pasqui – quindi ora che non facciamo lezione mi sono messa a scrivere per il saggio che sarà a giugno, così diamo i copioni agli attori anche per non pensare solo al Coronavirus. Per quanto riguarda il romanzo nuovo, ho iniziato a scrivere e penso che andrò avanti anche con quello, si tratta di un romanzo tra il giallo e il drammatico in cui ci sono misteri, non soprannaturali e varie storie che si intrecciano. Avevo anche in mente un’idea per uno spettacolo da fare quest’estate su Dorothy Parker però ho bisogno di andare in biblioteca e consultare qualche libro, quindi al momento su questo sono ferma”.

fabrizio brandi
Fabrizio Brandi

“Ci troviamo in un momento surreale, sospeso – racconta Fabrizio Brandi – tutto questo sta capitando mentre io già stavo ultimando un nuovo lavoro insieme a Francesco Niccolini e quindi ne approfitto per dedicare tutta la mia energia a questo progetto, si tratta di un primo studio, le date della messa in scena sono già fissate per il 3 e il 4 aprile al Nuovo Teatro delle Commedie e il tema è quello della memoria. Però questo momento mi dà anche la possibilità di rallentare, a volte si corre così tanto perché ci sono scadenze che non ti permettono mai di entrare fino in fondo nel lavoro che stai facendo. È anche un momento di riflessione. Noi, come attori, siamo stati colpiti molto, per quanto mi riguarda a marzo sono saltate due date di un laboratorio a Milano, però non sono preso dall’ansia. Certo per chi lavora nel nostro settore il precariato è una condizione che ti attraversa a seconda dei momenti, in periodi dell’anno e dalla vita, siamo allenati al precariato, però questo è un momento particolare, ho un collega per esempio che contava tutto sulla tournee che stava facendo e tutto è sospeso. Spero che ci sia un’attenzione verso gli artisti che si trovano in difficoltà, ma non è questo il momento di fare polemica, questo è il momento dello spirito di unità e di condivisione. Mi rimetto al buonsenso delle persone, la nostra generazione non ha mai conosciuto un’emergenza così singolare, non abbiamo gli anticorpi per affrontarla, ma non quelli per il virus, non abbiamo gli anticorpi perché siamo vissuti nella bambagia e quindi abbiamo tutto sotto controllo, siamo abituati che nulla ci sfugge e invece la Natura a volte può essere molto potente, ci sta destabilizzando. Stiamo calmi e credo che ne usciremo”.

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