Henrik Ibsen: portò sul palco l’aspetto più intimo della borghesia

Evidenziò le contraddizioni e il profondo maschilismo

Henrik Ibsen
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  • di Gianluca Donati:

Henrik Ibsen è stato un drammaturgo, poeta e regista teatrale norvegese, tra i più grandi della storia mondiale e insieme a Strindberg, il più rappresentativo della drammaturgia scandinava: egli ha portato sul palcoscenico l’aspetto più intimo della borghesia ottocentesca, evidenziandone le contraddizioni e il profondo maschilismo, ed è tuttora considerato il padre della drammaturgia moderna. Il teatro di Ibsen si può suddividere in due fasi principali: la fase romantica e la fase del teatro sociale.

La fase romantica coincide con il viaggio dell’autore in Europa: nel 1864 scoppia la guerra dello Schleswig-Holstein, e Ibsen, favorevole all’intervento scandinavo, resta indignato della neutralità del suo Paese e decide di partire per l’Italia con la sua famiglia; qui visita Roma, e scrive un dramma dal titolo: “Brand”, che narra della storia di un pastore di nome Brand, che confidando nella forza di volontà, si comporta con tutti con rancore e durezza. Questi atteggiamenti così radicali, finiranno per lasciare Brand morire da solo, invocando Dio: “Rispondimi o Dio nell’ora in cui la morte mi investe, non è dunque sufficiente tutta la volontà di un uomo a conseguire una sola parte di salvezza?”; ottenendo in risposta: “Dio è carità”.

Altre opere del periodo “romantico”, sono: “Peer Gynt”, dramma in versi di genere fantastico; la commedia brillante “De unges Forbund” (La lega dei giovani), e il dramma “Kejser og Galilaer” (Cesare e il Galileo).

Il periodo del Teatro sociale ibseniano viene inaugurato con “Samfundets støtter” (I pilastri della società), seguito da “Et dukkehjem” (Casa di bambola), forse una delle opere più conosciute dell’autore, incentrata su un personaggio femminile (Nora) che si ribella al marito e alle ipocrite leggi della società: l’opera si apre su una didascalia: “Un salotto accogliente e pieno di gusto, ma arredato senza lusso”; e successivamente viene precisato: “Una piccola biblioteca con libri rilegati splendidamente”. In queste poche e semplici didascalie è già tutto evidente il dramma di “casa Helmer”, continuamente in equilibrio fra presente e futuro: è gente che ha classe, che potrebbe far meglio, ma purtroppo per il momento, non può spendere come vorrebbe.

Altri capolavori della fase “sociale”, sono: “Gengangere” (Gli spettri), “En folkefiende” (Un nemico del popolo), “Vildanden” (L’anatra selvatica), “Rosmersholm” (La casa dei Rosmer), “Fruen fra havet” (La donna del mare”, 1888) e “Hedda Gabler“.

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