Giobbe Covatta racconta la sua Africa al Teatro Goldoni

Cala il sipario sulla quarta edizione di Scenari di Quartiere

Giobbe Covatta sul palco del Goldoni. Foto: Valeria Cappelletti
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  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – Il teatro ha un grande privilegio: riesce a far riflettere anche tra una battuta e l’altra, ieri sera, a chiusura di Scenari di Quartiere, un bravissimo Giobbe Covatta ha fatto ridere e ha fatto riflettere il numerosissimo pubblico accorso al Teatro Goldoni. Numerosissimo al punto che fin dalle 17.30 (alle ore 18 avrebbero aperto il teatro) la fila per entrare in teatro oltrepassava l’angolo di via Enrico Mayer e ad aspettare erano già oltre cento; il risultato è che è stato necessario far accedere il pubblico anche alla prima sezione dei palchetti oltre che alla platea, per un totale di oltre 500 presenze.

Il pubblico ha riso tantissimo, Giobbe Covatta ha catturato tutti i presenti trattando un tema davvero importante: i diritti dei minori.

Una scenografia minimale: presente solo una lavagna al centro del palco e un leggìo. Sul leggìo il comico pugliese ha posato la sua “Divina Commediola” (titolo dello spettacolo) e ha letto la versione modificata per l’occasione, in cui l’attore viene condotto attraverso l’Inferno da Virgilio e i due affrontano alcuni temi molto importanti visti dal punto di vista dei bambini, in particolare africani, ma anche degli adulti. Covatta da sempre si batte a favore di questo continente (è ambasciatore di AMREF, organizzazione sanitaria no profit per l’Africa) e ha voluto portare la sua testimonianza, poiché l’Africa è uno dei continenti in cui i minori sono meno tutelati.

Dall’importanza dell’acqua alla scarsità di ospedali e scuole in Africa, dalla povertà fino alla pedofilia: “Sapete quanti sono gli italiani che si recano in Africa per il turismo sessuale con minori? 100mila” dice. Covatta affronta temi scottanti, ma lo fa tra una risata e l’altra: parla della sua avventura dentro una piccola baraccha di tre metri per tre con un ippopotamo che ogni sera all’esterno si grattava la schiena contro le grate della finestra e rilasciva fetori insopportabili; parla delle differenze tra il cervello dell’uomo e quello della donna; di antiche tribù africane che sono rimaste all’era primitiva; del cibo che in Africa manca e degli OGM.

Quasi due ore sul palco a raccontare vita vissuta, a regalare attimi di uno spaccato di mondo che molti dei presenti in teatro non vivranno mai in prima persona ma che hanno potuto sfiorare, almeno per una sera.

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