Ballantini diventa Petrolini e regala al pubblico un capolavoro

L'imitatore livornese ha portato sul palco ben nove personaggi

dario ballantini è petrolini ai 4 mori
Ballantini nei panni di Petrolini. Foto Giovanna Talà, Archivio FA.TA.L.
Share
  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – Ettore Petrolini morì all’età di 52 anni di angina pectoris, poco prima di spirare disse una frase che è rimasta molto famosa: “Che vergogna, morire a 50 anni!“. Ma Petrolini non è mai morto veramente perché i suoi personaggi, le sue macchiette sono state riprese da tanti attori e ieri sera, Dario Ballantini, ha portato nella sua Livorno uno spettacolo dedicato al comico romano di altissimo livello.

Ballantini ha saputo regalare al pubblico dei 4 Mori un’ora e quaranta circa di puro divertimento e ironia. Sul palco, accompagnato dalla fisarmonica di Marcello Fiorini, per la regia di Massimo Licinio, Ballantini è stato se stesso quando, tra un personaggio e l’altro, ha raccontato come è nato lo spettacolo, ha parlato al pubblico di Petrolini, svelandone il carattere, alcuni aneddoti, l’estusiasmo che suscitò nei futurismi e il fatto che fu tra i pochissimi a ridicolizzare il Fascismo e Mussolini.

Poi, truccandosi a vista, quindi sul palco, davanti a un camerino aperto che il comico livornese dice: “Venne costruito da mio padre 35 anni fa”, diventa Gigi il bullo tornando quindi a parlare di un tema molto attuale come il bullismo, la Sonnambula Abruzzese che ridicolizza le cartomanti e le maghe, Nerone che incarna la satira pungente della retorica del regime fascista, Amleto, Fortunello, Gastone, I salamini, il clown.

Ballantini fa sorridere e fa ridere il pubblico, è bravissimo nell’interpretare I salamini e Gastone, quest’ultimo tra i più famosi del repertorio di Petrolini. La mimica facciale del comico livornese, le pose, la voce, Ballantini canta anche, i costumi, tutto rende lo spettacolo piacevolissimo e di grande pregio. Il pubblico gradisce e applaude a più riprese.

C’è tempo anche per intonare “Tanto pe’ cantà” brano scritto da Petrolini nel 1932 ma interpretato da molti attori e cantanti celebri, tra cui, la versione più famosa è quella incisa da Nino Manfredi per il Festival di Sanremo del 1970.

Nel finale rivive pure lo stesso Petrolini, attraverso Ballantini, racconta che si divertiva a infilarsi nei cortei funebri per fare la parte del parente addolorato o issava sulla schiena una cassa vuota e tutto curvo girava per le strade suscitando l’indignazione dei passanti che si domandavano chi avesse mai potuto far portare una cosa così pesante a un ragazzino, lui faceva tutto questo perché era teatro.

“Livorno ha risposto come pochi altri – ha detto Ballantini al pubblico, alla fine dello spettacolo – abbiamo sempre pensato che questo spettacolo fosse adatto per piccoli teatri, ma dopo stasera, dopo questa accoglienza e il teatro pieno, possiamo cominciare a pensare di puntare più in grande”.

Da sottolineare la presenza nel foyer del Teatro di dieci pannelli con fotografie di scena in bianco e nero di Giovanna Talà a introdurre visivamente lo spettacolo “Ballantini & Petrolini” appartenenti all’Archivio fotografico FA.TA.L.

 

© Vietata la riproduzione

Lascia un commento

La tua email non verrà pubblicata. I campi con asterisco sono obbligatori


*