Al Teatro Goldoni una “Tosca” intensa e dal grande impatto scenografico

Lo spettacolo in replica domani, 16 febbraio, alle ore 16

Daria Masiero è Tosca. Foto Andrea Simi
Share
  • di Gianluca Donati

LIVORNO – “Oh! dolci baci, o languide carezze, mentr’io fremente le belle forme disciogliea dai veli! Svanì per sempre il sogno mio d’amore. L’ora è fuggita. E muoio disperato! E non ho amato mai tanto la vita!”, è tra le arie più famose e intense della Tosca andata in scena ieri sera, 14 febbraio, al Teatro Goldoni. Alla straordinaria opera lirica di Giacomo Puccini ha assistito un teatro gremito, e mentre ciascuno cercava il proprio posto assegnato in platea, già si udivano gli strumenti dei musicisti che s’accordavano tra loro guidati dal direttore Marco Guidarini d’orchestra, e creavano quell’atmosfera particolare che si respira prima di un concerto.

La trama

Mario Cavaradossi, aiuta Angelotti, un suo amico bonapartista fuggito dalla prigione di Castel Sant’Angelo a Roma, a nascondersi nella basilica di Sant’Andrea della Valle. Il perfido barone Scarpia capo della polizia papalina, sospetta di Mario (anch’egli bonapartista), e suscita la morbosa gelosia di Tosca (amante di Mario), usando un ventaglio dimenticato nella cappella. La donna, credendo in un furtivo incontro di Mario con una rivale, giura di ritrovarli. Senza volerlo, Tosca spinge il suo amato nelle mani di Scarpia, che lo tortura per costringere Tosca a rivelare dove è nascosto Angelotti. Alla fine ella cede.

All’improvviso giunge la notizia che Napoleone ha sconfitto gli austriaci a Marengo. Mario inneggia al trionfo e Scarpia lo condanna a morte mediante impiccagione. Tosca implora la grazia, e Scarpia acconsente solo a patto ch’ella si conceda a lui. Tosca è costretta a cedere, ma Scarpia le fa credere (mentendo) che i fucili che condanneranno a morte Mario saranno caricati a salve. Dopo aver scritto il salvacondotto, Tosca riesce ad afferrare un coltello e pugnala Scarpia, uccidendolo.

All’alba, Mario in attesa d’esser giustiziato, inizia a scrivere una lettera d’amore a Tosca. In quel mentre sopraggiunge l’amata che gli racconta del suo delitto e lo informa che la fucilazione sarà simulata. Mario però è fucilato veramente: Tosca, sconvolta e inseguita dai poliziotti che hanno trovato il cadavere di Scarpia, grida e si getta dagli spalti del castello togliendosi così la vita.

Lo spettacolo

Appena l’orchestra inizia a suonare l’inconfondibile musica di Puccini, subito si provano brividi, e poi il sipario si apre su una scenografia imponente, molto curata, di forte impatto emotivo realizzata da Ivan Stefanutti (nel ruolo anche di regista e costumista. Leggi l’intervista), che riproduce l’interno della Basilica di Sant’Andrea della Valle.

Nella parte centrale c’è una scala (l’unico elemento scenografico che si ritroverà anche nei seguenti due atti), incorniciata da delle colonne, e sovrastata da molte suggestive candele accese. Sull’angolo destro, una statua mariana, sull’angolo opposto, il quadro dipinto da Mario (impersonato dal tenore Enrique Ferrer), e che sarà il fattore scatenante della narrazione, poiché Tosca si convincerà che la donna ritratta sia in realtà una marchesa amata segretamente da Mario.

La scenografia, è completata e amplificata da uno scenario virtuale che è proiettato sullo sfondo e che riproduce l’interno della volta della chiesa. Sulla parte superiore, oltre la scenografia, in un riquadro viene proiettato il testo dei vari dialoghi dell’opera, per aiutare gli spettatori a seguire la storia.

La scenografia del secondo atto, è quasi “pesante” (come per trasmettere un senso di oppressione che accompagna la drammaticità degli eventi), e riproduce l’interno dell’appartamento del barone Scarpia. All’improvviso, ecco uno dei momenti clou dell’opera: quando Scarpa ricatta Tosca imponendole di concedersi, e la cantante Daria Masiero (Tosca), inizia a intonare la celebre aria “Vissi d’arte”, dov’ella rivolgendosi supplichevole a Dio, chiede perché la sua morigeratezza sia ripagata da così triste destino; allora subito lo sfondo muta, e appare una grande cupola di chiesa e un’enorme luna. Mentre Masiero incanta il pubblico con un’esecuzione straordinaria, l’immagine dello sfondo zooma sulla cupola (evocando il senso della devozione religiosa), e al termine dell’aria, esplode un lungo applauso e grida entusiaste del pubblico. Quando Tosca uccide Scarpia, le luci bluastre cambiano in colore rosso.

tosca al goldoni intervista a ivan stefanutti
Foto: Andrea Simi

Al terzo atto, la scenografia si pregia ancora di una scala che conduce su una balaustra aperta su un cielo stellato. È sotto questo cielo che Enrique Ferrer, esegue l’aria “E lucevan le stelle”, al termine della quale vi è stato un nuovo applauso a scena aperta. Durante il terzo atto, lo sfondo cambia lentamente, e il cielo stellato cede a un’alba, per cambiare infine in un cielo stilizzato con un raggio di luce che sfiora la sommità delle scale (simbolo di una luce ultraterrena), gradini saliti da Tosca dalle quali ella si getterà nell’esplosione finale della musica.

Domani si replica alle ore 16.

© Vietata la riproduzione

Lascia un commento

La tua email non verrà pubblicata. I campi con asterisco sono obbligatori


*