Teatro, poesia, sogno: ecco l’opera di Alfredo Müller

Un viaggio durato due giorni alla scoperta dell'artista livornese

due giornate dedicate ad alfredo muller tra sogno teatro e poesia
Arlecchinate, particolare
  • di Simone Fulciniti

LIVORNO – Due giornate dedicate ad Alfredo Müller, vissute intensamente. Una Livorno a dimensione europea, ha accolto un bel gruppo di francesi, provenienti da Strasburgo, guidati dalla splendida Helene Koehl, studiosa, scrittrice e nipote del grande pittore livornese. E la trasferta è cominciata col passaggio emozionale in via Cecconi, dove è stata apposta una targa in memoria sopra il portone della grande casa natale.

C’era Helene, c’era Matteo Giunti, presidente dell’associazione Livorno delle nazioni, infaticabile. C’era l’assessore alla cultura Simone Lenzi, che si è prodigato affinché la proposta potesse diventare realtà.

Il libro presentato al Museo Fattori

Il secondo appuntamento si è svolto al Museo Fattori, nella suggestiva Sala degli specchi. E qui, Helene Koehl, ha raccontato la vita di Alfredo, attraverso diapositive tratte dal suo ultimo libro, un’attenta e ragionata biografia, piena di fatti e di spunti di riflessione. Una vita segnata dal talento malinconico, di un’artista che presto abbandona la sua città natale e si trasferisce a Parigi insieme alla famiglia. E da quel momento in Italia verrà guardato con odio, circostanza che lo condanna ad un’esistenza difficile. Le pagine scorrono, e con loro le storie, i parenti, gli amici, la Francia, l’amata Livorno, che per la famiglia Müller resterà sospesa nell’aria, ad onirico livello.

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Arlecchinate

L’ultimo appuntamento, è andato in scena in via Roma, a pochi passi dalla casa natale di Modigliani, ma anche dalla sua. Alla Galleria 800-900, i padroni di casa hanno allestito una bella accoglienza, e tra i quadri appesi alle pareti (tra i quali anche qualche Müller, originale), facevano bello sfoggio otto copie perfette delle ‘arlecchinate’, che un signore di Strasburgo, gentilissimo, ha portato a Livorno per poter garantire la serata. Doveva esserci un pianista, si è ammalato, doveva esserci un collezionista, e professore, ma novantenne non si è sentito in vena di intraprendere il viaggio. Poco male, Helene, accompagnata da una collega francese e da una delle proprietarie della galleria, ha condotto il pubblico in un viaggio affascinante tra gli episodi che hanno Arlecchino, Colombina e Pierrot, interessanti protagonisti.

Teatro, poesia e sogno che si fondono, proprio come nell’opera di Müller. Un viaggio in due lingue, italiano e francese, l’arte che unisce, mai divide. Alla fine applausi per tutti, e per la cultura che vince. Dobbiamo dire grazie a chi ha voluto tutto questo. E grazie ad Alfredo Müller, orgoglio labronico.

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