Targa Faber a Bobo Rondelli. Dori Ghezzi: “Sai tenere il palcoscenico come pochi”

Il riconoscimento alla carriera durante il Premio De André

bobo rondelli
Bobo Rondelli riceve la Targa Faber. Foto: Premio De André
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Pubblicato ore 22:02

  • di Gianluca Donati

ROMA – Bobo Rondelli il cantautore livornese molto amato dalla sua città è stato insignito della prestigiosa Targa Faber alla carriera alla diciannovesima edizione del Premio Fabrizio De André che si è svolto oggi, 14 maggio, nello Spazio Rossellini di Roma, senza pubblico.

L’evento precede l’uscita del nuovo album dell’artista, l’11 giugno, dal titolo “Cuore libero”, contenente 12 nuovi brani scritti e composti durante il lockdown. Un viaggio intimo e profondo dentro ai pensieri e ai ricordi di Bobo dove il tema ricorrente è l’amore, il perdono, lo spazio e l’intero universo. A partire da giugno 2021 Bobo porterà in tour tutte le nuove canzoni e le altre canzoni più amate dal pubblico.

Dopo l’esecuzione di alcuni giovani cantautori, e la premiazione di vari artisti, il presentatore della cerimonia si è collegato via streaming con la cantante Dori Ghezzi che fu legata sentimentalmente al grande De André, e insieme hanno invitato sul palcoscenico Bobo, per consegnargli il premio. Rondelli è tanto malinconico nelle sue canzoni, quanto ironico e sarcastico nel presentarsi e anche questa volta non ha fatto eccezione.

“Quel che mi chiedo – esordisce Bobo – se in realtà la canzone non sia in crisi per dare il premio a me, comunque è un grosso onore e piacere. Non sono mai stato un gran paroliere, forse sono uno che tira più fuori le budella che le parole; vengo anche da una città, dove la cultura è un po’ abolita. Come diceva in un suo film Paolo Virzì, a Livorno un congiuntivo di troppo eri bollato un finocchio: questo può sembrare offensivo ma in realtà non lo è”.

“Bobo – interviene Dori Ghezzi – sarai di nicchia, ma non è disvalore, ti apprezziamo tanto, sai tenere il palcoscenico come pochi, e magari sei un po’ matto come io penso ce ne siano parecchi nella tua città, e vorrei capire cosa c’è di speciale a Livorno”.

“Secondo me – risponde Rondelli – chi va sui palchi e si fa vedere raccontando le sue storie è di per sé un malato di mente. Dicono che sonno un artista, un poeta; no, più che altro è psichiatria. Fabrizio De André per esempio, come altri cantanti che adoro, Piero Ciampi o Jannacci, questi giganti del cantautorato, non avevano mai il tabù di raccontare la morte, erano un po’ i ‘cantanti della morte’ e questo lo sono anch’io, e, infatti, la gente, spesso quando passa vicino a me, fa gesti scaramantici – dice Rondelli scherzando – invece l’idea della morte è sempre un conforto perché comunque nessuno ha scampo e come diceva Guccini, poi infine tutti avremo due metri di terreno”.

Tra battute e scherzi consegnano la Targa Faber alla carriera a Bobo, e poi arriva il momento di cantare uno dei suoi brani più toccanti.

“Le canzoni tristi in questo silenzio – dice Rondelli per presentare il brano – aumentano la loro solitudine e tristezza, quindi forse sono appropriate. Poiché si tratta di un premio alla carriera che per me significa tirare ancora avanti il carretto, e quindi canto questa canzone che eseguo ogni volta che mi danno un premio. In questa canzone mi manca sempre un po’ mia madre, perché a lei sarebbe piaciuto dire nel suo palazzo che suo figlio andava a Sanremo, e invece quando finalmente ci sono arrivato, come ospite, era già morta, ecco perché non sono andato al Festiva contento, perché non avevo potuto renderla felice. Perché mia madre, sin dall’età di 10 anni, era senza terra e lavorava 13 ore, perché non aveva padre e oltretutto veniva molestata dal padrone. Una sua amica fu addirittura violentata, e tutto fu messo a tacere con i soldi; io ho saputo questa storia da mia madre poco prima di morire, me l’ha raccontata perché se l’era tenuta dentro tutta la vita poiché se ne vergognava, perché la Chiesa di allora insegnava che è la femmina comunque la tentatrice per l’uomo, per certi preti di merda che approfittavano dell’ignoranza della gente. Quindi questa è per mia madre”.

Accompagnandosi al suono della chitarra, Bobo Rondelli canta così con voce sussurrata e calda la canzone “Nara F.” ed è subito un’emozione.

Il video della serata

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