Stefano Tommasi e il suo viaggio nei “sogni della mente”

Una mostra di foto intime inserita all'interno di "Ossessioni"

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Il fotografo Stefano Tommasi. Foto: Valeria Cappelletti
  • di Valeria Cappelletti:

LIVORNO – Può il sogno alleviare le sofferze? La risposta è sì. Quando si vive una situazione di disagio, di malumore, il sonno e il sogno sono un rifugio sicuro nel quale la nostra mente può dare vita a speranze, desideri anche più disparati. E lo è ancora di più per chi è costretto o imprigionato in luoghi da cui non può fuggire come l’ex manicomio di Volterra, ormai abbandonato da tempo, che ha ispirato una serie di suggestive fotografie scattate da Stefano Tommasi e inserite nell’evento dal titolo “Ossessioni” presentato ieri pomeriggio alla TST Art Gallery in Corso Amedeo, 196 (per leggere l’articolo sull’evento clicca qui).

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Foto che ritrae Stefano Tommasi con il palloncino tra le mani

I sogni della mente” è il titolo della raccolta di immagini che il fotografo lucchese ha realizzato all’interno dell’edificio che in passato ha ospitato pazienti affetti da malattie mentali. Tra le mura scrostate, le scritte, le vecchie finestre, Tommaso è come immerso in un sogno, ritratto con cilindro in testa e con un palloncino bianco tra le mani, in una dimensione quasi surreale, che richiama appunto il sogno.

Perché la scelta del manicomio come soggetto delle tue fotografie?

“Perché è come se mi avesse chiamato, ero molto curioso di vedere come fosse dentro. Ci sono stato in diverse occasioni e tutte le volte la sensazione è stata impressionante, e non nascondo che ho anche avuto paura, soprattutto la prima volta quando sono andato da solo per fare una sorta di ricognizione, ho veramente percepito la sofferenza e nei giorni successivi ho anche avuto qualche incubo la notte. La scelta del manicomio è stata casuale, solo successivamente ho avuto l’idea di mettere insieme gli scatti e creare una specie di sogno all’interno di un ambiente che, in questo caso, è pieno di sofferenza, intriso di tante anime che avevano da esprimere tanti sogni e desideri che però sono rimasti lì”.

Che significato ha il palloncino bianco che tieni tra le mani?

“È una cosa simbolica. I palloncini possono racchiudere tante cose: i desideri, anche l’anima, la nascita di qualcosa. Ho scelto un palloncino bianco perché doveva contrastare con il nero del mio vestito, per darmi un po’ di luce”.

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Una delle immagini di Stefano di “Autoritratti d’inverno”.

Accanto a “I sogni della mente” la mostra si compone anche degli “Autoritratti d’inverno“. Che cosa rappresentano?

“L’inverno è per me la stagione più intima dell’anno, è il momento in cui tutto è ovattato e si va alla ricerca della propria interiorità. Autunno e inverno sono i periodi che mi ispirano di più, in cui dialogo maggiormente con me stesso e con il mondo che mi circonda. Con queste immagini voglio esprimere tante cose, alcune raccolgono in sé storie di malinconia, di amori difficili, di rapporti con la vita, la ricerca di me stesso, dei miei pensieri. Si tratta del mio lavoro più intimo: in queste foto sono io a nudo… vestito”.

Come mai la scelta del bianco e nero per le foto di questa mostra?

“Il colore lo metto quando c’è necessità, queste sono foto che richiamano l’interiorità, mentre per me il colore sull’immagine è qualcosa che distrae quindi non era adatto in questo caso, in fondo anche i sogni a volte sono in bianco e nero. È una scelta che si lega alla mia sensibilità“.

Cos’è per te la fotografia?

“È un mezzo con cui riesco a esprimermi facilmente, non sono un fanatico della fotografia, ma ho scoperto che mi viene semplice esprimermi in questa maniera senza dover parlare, che per me è sempre stato più difficile”.

Accanto alle immagini, però, hai posto dei bigliettini che contengono degli aforismi. Come mai?

“Sono immagini scritte anziché fotografate. Non sono uno scrittore ma gli aforismi mi piacciono e mi rappresentano perché non so dilungarmi, cerco di concentrare un pensiero in poche parole come le fotografie, quindi gli aforismi sono perfetti”.

La mostra, a ingresso gratuito, potrà essere visitata fino al 2 novembre con i seguenti orari: dal lunedì a venerdì ore 9-12.30 e 15-19. Chiuso il mercoledì pomeriggio.

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