Stefano Massini racconta storie: “Le parole possono essere grandi alleate o grandi nemiche”

Terza e ultima serata di Effetto Venezia, si riparte il 28, 29 e 30 agosto

Stefano Massini. Foto: C. Foschi
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Pubblicato ore 01:29

  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – Un antico detto recita che un’immagine vale più di mille parole, quello che l’occhio riesce a cogliere non può essere mai completamente descritto tramite parole, eppure forse non ci rendiamo conto di quanto sia importante il linguaggio nella vita di tutti i giorni, di quanto basti una sola parola per poter far sorridere, offendere, arrabbiare, ferire. Sulle parole e sulla loro importanza si è concentrato lo spettacolo di Stefano Massini, scrittore di teatro, in scena in piazza del Luogo Pio per la terza serata di Effetto Venezia.

“Le parole sono grandi alleate e grandi nemiche” dice lo scrittore fiorentino citando Freud. “Sono profondissime e nascono da chi le usa”. Un racconto che inizialmente può assumere un certo significato per le parole che vengono usate può cambiare completamente, spiazzando lo spettatore.

Massini racconta vari aneddoti, alcune storie, cita parole in lingua russa, indiana o giapponese che non hanno un corrispettivo in italiano e che per comprenderle nella nostra lingua è necessaria una lunga spiegazione. “Alcuni scienziati – racconta davanti al pubblico seduto per un quasi tutto esaurito – hanno scoperto che su una piccola isola indigena si riscontrava un elevato numero di suicidi, perché non esistevano parole come tristezza, solitudine. Cosa vuol dire? Che solo se esprimi queste emozioni ti puoi salvare, non se ti tieni tutto per te”. L’uso delle parole è quindi non solo fondamentale per la nostra esistenza ma è anche salvifico.

Massini, che è stato assistente volontario di Luca Ronconi al Piccolo Teatro di Milano e che da tempo lavora per La7, da anni si cimenta con le parole ed è pesino arrivato a crearne lui stesso. Quel famoso “Dizionario inesistente” da lui inventato che contiene molte nuove parole: per esempio la parola “bastitudine” da usare quando una situazione negativa si trascina per troppo tempo e alla fine arriva il momento di dire “basta”. Parole create non per scelta ma per necessità perché non c’era un modo per definire alcuni stati d’animo. “Se una parola non c’è e la creo, compio un atto di grande altruismo” dice.

Una serata fatta di tante storie, di tanti aneddoti, il racconto di vita, di tante vite. Cala così il sipario su questa prima fase di Effetto Venezia, la seconda parte il prossimo fine settimana dal 28 al 30 agosto.

Galleria fotografica di Cecilia Foschi.

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