Stefano Bartezzaghi racconta il programma del “Senso del Ridicolo”

Ha saputo creare una ‘tre-giorni’ in grado di dar lustro a Livorno

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Stefano Bartezzaghi
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  • di Simone Fulciniti

Ideatore, organizzatore, direttore artistico, insomma deus ex machina della brillante kermesse ‘Il senso del Ridicolo’ è il giornalista Stefano Bartezzaghi. Personaggio fantasmagorico, proviene da una famiglia dalla ‘facile penna’. Col ‘senso del ridicolo’ ha saputo creare una ‘tre-giorni’ in grado di dar lustro a Livorno, di coinvolgerne l’intellighenzia (ma non solo) in maniera totale.

“Il programma del festival – afferma nel corso della conferenza stampa – comincia sempre da un tema, da un’intenzione, ma si costruisce attraverso le occasioni: qualche ospite, che non può in quel preciso momento, viene recuperato l’anno successivo. È come se si creassero dei disegni, o meglio scarabocchi non intenzionali”.

L’arte del ‘ridere’ viaggia intorno a noi, l’occasione per mostrare i denti divertito, è sempre dietro l’angolo. “Quando leggi che il presidente Mattarella, in visita a Rebibbia, si ferma a pranzo all’Osteria degli uccelli in gabbia, ti accorgi come l’umorismo sia costantemente al nostro fianco, ed esista realmente la maledizione di trovare il ridicolo anche nelle cose potenzialmente drammatiche”.

Campanile e il suo umorismo

Un’edizione molto ricca, che ha il suo ‘clou’ nella performance di Silvio Orlando, ma si fonda su due intessenti ricorrenze. “Celebriamo il centoventesimo anno dalla nascita di Achille Campanile, uno dei massimi umoristi italiani del ‘900; uno che prendeva spesso spunto dalla vita quotidiana. La prima manifestazione del suo genio avvenne quando era ancora segretario di redazione in un giornale romano. Aveva il compito di preparare alcune brevi notizie per riempire i buchi presenti nelle pagine, gli ‘asterischi’. Intercettò la notizia di una vedova che giornalmente si recava sulla tomba del marito per pulirla, fare conversazione. E un giorno morì, proprio in quel luogo. Campanile venne fuori col titolo: “Tanto va la gatta al lardo…”, e il direttore del giornale pensò che fosse pazzo, o magari un genio”.

Aveva un occhio di riguardo verso il mondo femminile. “Ho pensato di far leggere le sue pagine ad un’attrice talentuosa come Anna Bonaiuto. Ed insieme proveremo a capire quale fosse il vero ruolo delle ‘donne’ nell’opera di quest’autore formidabile”.

Celestini, antropologo-attore

Un altro nome che spicca sul programma è senza dubbi quello di Ascanio Celestini. “Un’autore, attore che si è manifestato in tutti i modi, dal teatro alla televisione, sempre con una grande attenzione rivolta verso il repertorio popolare. Le tradizioni orali, le fiabe, le canzoni, le cose che si tramandano di generazione in generazione: e in questo prezioso repertorio ci sono ovviamente anche le barzellette”. Storielle prive d’autore, ma estremamente significative. “Lui da buon antropologo ne ha approfondito gli aspetti, ci ha scritto su un libro e nei prossimi mesi debutterà con uno spettacolo teatrale dedicato”.

Primo Levi, l’umorista

Il secondo anniversario va a celebrare Primo Levi, che proprio quest’anno compirebbe cento anni. “Di lui possediamo una concezione molto seria, concepita sui banchi di scuola, legata al suoi trascorsi nei campi di sterminio e agli straordinari libri scritti a riguardo. Ma non tutti sanno che negli ultimi 25 anni, Levi è stato letto in un modo nuovo da una generazione di critici, i quali hanno determinato che fosse uno scrittore ‘a tutto tondo’. Non ha caso, il giorno successivo alla sua tragica scomparsa, il musicologo Massimo Mila, dalle pagine della Stampa di Torino scrisse: ‘è morto un grande umorista’”.

Il caso Woody Allen

Ci saranno altri nomi altisonanti, come il gradito ritorno del buon Bruno Gambarotta. Ma il festival non si limiterà al ‘sorriso’, tenterà di affrontare alcuni ‘casi’ particolari, come quello relativo all’ostracismo nei confronti del grande Woody Allen. “Un genio riconosciuto della comicità – conclude Bartezzaghi – , che ha rivoluzionato il modo di far ridere. Un maestro che all’improvviso viene messo in un angolo per una vicenda dalla quale è stato completamente scagionato. Il suo prossimo film non uscirà in America, la sua biografia non trova un editore. Ho pensato che fosse il caso di analizzare questi strani accadimenti. Tre film e poi l’incontro con Nadia Terranova, una scrittrice, appassionata del personaggio con la quale cercheremo di sciogliere l’ostico nodo”.

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1 Comment

  1. E’verissimo.
    L’umorismo è socio della nostra quotidianità.
    Concordo che una delle sue massime espressioni si possa rintracciare nelle situazioni caratterizzate da elementi di tragicità, di tristezza o di dolore.
    Personalmente, adorando il filone funereo non disidratato, amo raccogliere tutto il paradosso del buffo e dell’involontario ridicolo listato a lutto, visitando i cimiteri.
    Più che un turista per caso, potrei definirmi un turista per cassa.
    Un instancabile intercettatore delle scritte paradossali che appaiono, di rado ma non così di rado, sulle lapidi.
    A futura memoria, il caro estinto può vantare gratificazioni stucchevoli , retoriche o stonatamente amorevoli, da voto appena sufficiente.
    Insomma, il caro estinto rischia, soprattutto se nella sua vita si è distinto.
    Rischia di morire una seconda volta, grazie all’epigrafe che lo rimanda all’Eternità.
    Certi epitaffi rischiano di risultare più perniciosi dell’Eternit.
    In un cimiterino del Cremonese, vegliato dal materno abbraccio di ridenti (irriverenti) collinette, ho incrociato una lapide ahimè non lapidaria.
    Sormonta le spoglie mortali di una Benefattrice e l’enunciato gioca fra il solenne, l’epico sdilinquente e il ghignoso andante.
    “Morì in Cremona,
    la testa prona,
    e qui giace
    in suntuosa pace,
    ………………….
    Quanto bene fece,
    e quante pene lenì,
    a quanti bisognosi tese la mano
    sino a tenderla lontano,
    ai margini dell’esondante indigenza .
    Donna forte, di tonificante presenza,
    ebbe un solo assillo :
    della benignità fare vessillo”.
    Non risulta facile ,suppongo, recitare una onesta semplice preghiera davanti a questo cippo commemorativo.
    Per chiudere.
    Il tempo, indifferente e birbone, ha semi sbiadito alcune lettere della incisione.
    Ma il danno più grave è stato inferto alla prima riga , dove il Cre di Cremona si è sostanzialmente dileguato.
    Lasciando una mona con la minuscola, eppure con onta maiuscola.
    Una delle tante dissonanze mentre il ghiaietto bianco, sotto le suole, fa ” Crock, crock”.
    Che sia un verso di dissenso? Una sorta di prece nella pece.

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