Standing ovation per “Mascagni”, il monologo portato in scena da Michele Crestacci

Regia di Alessandro Brucioni, con musica di Massimo Signorini

Un momento del monologo "Mascagni". Foto: Simona Marzi
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Pubblicato ore 00.50

  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – Standig ovation per Michele Crestacci a fine spettacolo. Ieri sera, 10 settembre, il pubblico si è alzato in piedi per applaudire il monologo dal titolo “Mascagni” che ha debuttato proprio sul palco della Terrazza Mascagni in occasione del terzo giorno del Mascagni Festival.

Sul palco, che come sfondo aveva solo il cielo blu notte e il mare, c’era anche il Maestro Massimo Signorini che ha accompagnato il comico livornese con la sua fisarmonica tra struggenti melodie. Il pubblico ha apprezzato il lavoro, regia di Alessandro Brucioni; e la pronipote di Pietro Mascagni, Guia Farinelli Mascagni, presente tra il pubblico, si è complimentata personalmente con Crestacci stringendogli la mano sotto palco a fine spettacolo.

Grande emozione per Michele Crestacci che dopo essersi cimentato nei monologhi di Armando Picchi, Giorgio Caproni, Modigliani, Cavallotti, ha presentato un omaggio al grande compositore livornese in occasione di questo importante Festival.

Tanti i presenti a sedere in platea tra cui alcuni rappresentati dell’Amministrazione, del Teatro Goldoni e del Mascagni Festival, sulle tribune, ma anche al di fuori dall’area recintata, per un’ora di intenso racconto che ha immerso il pubblico nella vita di Mascagni, dal momento della nascita alla morte.

L’abilità della coppia Crestacci-Brucioni sta proprio nella capacità di far amare i personaggi del monologo, da quelli di contorno ai protagonisti, e così è stato anche ieri sera. In poco tempo il pubblico ha amato Domenico il padre di Pietro, la madre Emilia, ha vissuto l’ambientazione del dopo Unità d’Italia a Livorno, ha percepito la tenacia di Mascagni nel proseguire sulla sua strada di musicista, ha riso, annuito e si è emozionato quando Crestacci ha raccontato dei successi del nostro concittadino, del suo talento, dell’amore per la famiglia e dell’opposizione al Fascismo.

“Quando Pietro viene al mondo – racconta Crestacci – ha già il frac, la bacchetta in una mano e lo spartito nell’altra. Il padre, fornaio, lo guarda e dice: <<è nato Pietro il mio secondo genito>>. <<E com’è?>> gli chiedono. <<È un panettiere nato>>”. Ma sappiamo che poi il padre sogna per tutta la vita che il figlio diventi avvocato, ma la sua strada è nella musica, da quando ancora bambino chiede al padre un piccolo organetto a quando assiste ai concerti nella chiesa di San Benedetto a Livorno. E non dimentichiamo l’amore per Livorno, un amore che non lo abbandonerà mai e proprio a pochi giorni dalla sua morte, Mascagni, da Roma, mentre le truppe americane liberano la capitale dal Fascismo, ricorda la sua città e desidera tanto tornarci.

Durante lo spettacolo c’è spazio anche per un fuori programma: improvvisamente  in aria vengono lanciati alcuni fuochi d’artificio proprio nel momento in cui Crestacci narra il tragico momento della morte della madre di Mascagni. “Uno costruisce tutto un percorso drammaturgico – commenta – e poi arrivano i fuochi”.

Prima dello spettacolo, alle ore 19, si è svolto un interessante talk show tra curiosità e aneddoti legati al compositore alla presenza della pronipote Guia Farinelli Mascagni, di Fulvio Venturi tra i più grandi conoscitori di Mascagni, dell’assessore alla cultura Simone Lenzi e del direttore artistico del Festival Marco Voleri.

Per le immagini si ringrazia Simona Marzi e Cecilia Foschi.

  • Il gazebo illuminato e la facciata dell'Hotel Palazzo. Foto: Cecilia Foschi

 

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