“Sono nata durante il lockdown”, diario di una maternità di Erminia Rizzacasa

Presentazione questo pomeriggio da "Spazio co-working"

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Pubblicato ore 12:00

LIVORNO – Un toccante diario visivo che racconta attraverso testi e fotografie la maternità e il parto avvenuto durante il primo lockdown per Covid nel marzo del 2020. È “Sono nata durante il lockdown“, il libro di Erminia Aurora Rizzacasa che presenterà oggi, 3 giugno, alle ore 18 da “Spazio, co-working” (via Ginori, 29).

Durante la presentazione l’autrice dialogherà esponendo la propria testimonianza. Saranno previsti slide show fotografici e proiezioni video.

Dal testo introduttivo del libro: “Mi ero promessa che, una volta finita l’università, mi sarei dedicata ai miei progetti personali. Piena di soddisfazione per il mio traguardo, avrei abbracciato mio marito, i miei genitori, i miei amici, i miei ragazzi di parrocchia, i miei colleghi. Invece fu un giorno trattenuto… dalla paura, dal silenzio, dalle prime distanze fisiche obbligate, dall’insicurezza di tutti. Come farò a proteggere mia figlia, la mia famiglia? «I padri non possono rimanere in reparto e non possono accedere nelle ore del passo». Ci dovevamo separare, dovevo rimanere lì da sola, con la bambina. Ci saremmo rivisti alle mie dimissioni, fuori dall’ospedale. No, per favore. Vi prego! Siamo appena nati tutti e tre. Non chiedeteci di separarci. Ma non c’erano alternative. E così fu. Io ero rimasta sola, senza poter toccare altra persona che mia figlia. L’odore di quel giorno è rimasto indelebile. Alla fine, a casa, nell’isolamento, nella mancanza degli affetti, nel silenzio e nella delicatezza del sonno di mia figlia – che aveva così pochi giorni – ho dato spazio e tempo al mio pianto liberatorio. Quella corona di alloro al muro mi ricordava che ce l’avevo fatta. Mia figlia che dormiva beatamente, mi diceva che l’avevo portata sana a casa, che ce l’avevo fatta. Guardandomi allo specchio potevo dire che, fino a quel momento, io ce l’avevo fatta. Spesso scivolo, inciampo, zoppico ma senza fermarmi mai. Per Irene. Per Lorenzo”.

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