“Scritti corsari” una lettura scenica impegnata ed impegnativa di Pasolini

Aldo Galeazzi e Mirko Sarti protagonisti di un evento a Effetto Venezia

"La pietà secondo Pasolini" dell'artista francese Pignon. Foto di djedj da Pixabay
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Pubblicato ore 16:00

  • di Diego Luschi

LIVORNO – Già il pensiero di poter parlare di Pasolini mi crea uno scompenso cardiovascolare, mi si muovono le mani prima di iniziare a battere sulla tastiera e sudo, forse anche perché fuori (oggi 8 agosto) è il primo giorno bello e caldo di un agosto che non riesce a fare l’estivo.

Pasolini è stato uno dei primi amori, quello che non ti scordi, il più complesso e complicato, e una delle sue raccolte poetiche, “Le ceneri di Gramsci”, che già amaro ci mostrava il suo destino, è una ferita aperta – insieme ad altre (di altri) come “Il seme del piangere”, “La terra santa”, “Onore del vero”, etc – in quel maledetto “Secolo breve” ma troppo troppo intenso.

“Solo l’amare, solo il conoscere
conta, non l’aver amato,
non l’aver conosciuto. Dà angoscia
il vivere di un consumato
amore. L’anima non cresce più.”

“Solo l’amare, solo il conoscere/conta…”, solo l’amare, solo il conoscere conta, l’amare e il conoscere, ecco Pasolini che in uno degli undici poemetti (Il pianto della scavatrice) ci mette davanti non il manifesto letterario ma l’intento intero della propria vita e lo fa guardando Gramsci, “si guardano” i due intellettuali italiani più importanti del Novecento, siamo tra il ’52 e il ’56, nel 1957 uscirà la raccolta per Garzanti.

Galeazzi e Sarti. Foto: D. Luschi

Così dopo aver passato distrattamente le vie di una Venezia ancora in divenire, divisa tra aperitivi e cene, mi sono diretto agli Scali delle Barchette per assistere ad “una lettura scenica impegnata ed impegnativa”, così si legge nel programma, degli “Scritti corsari” ad opera di Aldo Galeazzi (voce recitante) e Mirko Sarti (sound design e chitarra) che si è tenuta nella sola serata dell’6 agosto.

La prima parte è un pezzo (del 7 gennaio 1973) che racconta, in maniera ironica (e auto-ironica), le evoluzioni dei significati dei “Capelli lunghi” dal 1966 al 1972, “dalla rivoluzione – dice lo stesso Galeazzi – alla rivelazione, dal momento di rottura antiborghese (La civiltà consumistica ci ha nauseati. Noi protestiamo in modo radicale), al diabolico rientro nei ranghi del conformismo consumistico che tutto macina”, mostrando “un Pasolini sempre tagliente ma anche divertito regista dei propri personaggi”.

Foto: D. Luschi

La piccola pausa arriva quando del sole ormai non c’è più traccia, è tutto buio intorno a loro, un sottofondo di chiacchiericcio, qualche parola di Pasolini, gli attori di spalle, poi tutto riprende. La voce del Galeazzi è un tuono, bellissima e imponente, un filo roca, devastante, udita ovunque, nonostante il palco sia in un angolo un po’ periferico, quasi a voler nascondere ancora un po’ certe verità, in questa Italia omertosa piena di “Armadi della vergogna”.

La musica del maestro Sarti accompagna, detta il tempo, segna virgole e punti, incastra spazi vuoti. “Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe. Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974″. Io so i nomi, io so i nomi, io so i nomi, dirà nell’articolo del 14 novembre 1974, ma non ho le prove: “un pezzo doloroso, – dice ancora Galeazzi – sofferto, che insieme alla sola bozza del romanzo “Petrolio”, a cui stava lavorando, gli varrà la condanna a morte senz’appello”.

Non dimentichiamo le responsabilità della politica; sarebbe poi ancor più bello se certi palchi, certi racconti, avessero una risonanza maggiore, una visibilità, partissero almeno alla pari con le altre narrazioni, ne abbiamo troppo bisogno.

Vi ricordo che a breve, date ancora non disponibili, uscirà, con la produzione della Fondazione Teatro Goldoni, un cortometraggio dedicato al “Manifesto per un nuovo teatro” di PPP, sempre con Aldo Galeazzi e Mirko Sarti, la direzione artistica di Emanuele Gamba, Gianluca Prosperi e Lorenzo Amore Bianco per la produzione video.

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