Scenari di Quartiere salpa con lo spettacolo della balena Moby Dick

Primo appuntamento con l'attore Luigi D'Elia e il romanzo di Melville

Luigi D'elia. Foto: C. Foschi
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Pubblicato ore 07:00

  • di Gianluca Donati

LIVORNO – Sul palcoscenico, solo un cubo nero al centro, e prima ancora che si fossero accesi i riflettori, una musica di chitarra ha iniziato lo spettacolo. È iniziato così, ieri sera venerdì 18, lo spettacolo “Moby Dick – il racconto”, aprendo la quinta edizione di Scenari di Quartiere, il Festival dedicato al teatro di narrazione.

Il palcoscenico era allestito nella suggestiva area dello Scoglio della Regina, e ha visto come mattatore Luigi D’Elia che ha recitato una sceneggiatura scritta da Francesco Niccolini, per la regia di Emanuele Gamba e le musiche originali di Giorgio Albiani. Lo spettacolo, ovviamente tratto dal capolavoro letterario di Herman Melville, ha visto il tutto esaurito, ed è stato introdotto da Marco Leone e Fabrizio Brandi, i direttori artistici del Festival. e da Mariella Viscosi, dei Quartieri Uniti.

Alle 19.30 circa, la musica ha risuonato nell’area, Luigi D’Elia tenendo la schiena rivolta verso gli spettatori si è avvicinato al palco, già recitando le prime battute con voce impostata. Poi è salito sul palco e lentamente si sono accese delle fievoli luci che poi si sono intensificate.

D’Elia con indosso pantaloni scuri e una maglia bianca, dopo una prima parte introduttiva, si è seduto sul cubo nero. Lo spettacolo, che si avvalso di una sceneggiatura molto accurata, ha impegnato l’attore nell’impersonare tutti i personaggi della storia, modificando di volta in volta la modulazione della propria voce a seconda del ruolo, e lo ha fatto così bene che non è capitato mai al pubblico di far confusione. In particolare molto intensa l’interpretazione del personaggio di Achab, il capitano e cacciatore di balene. A volte la voce era nuda, in altri passaggi era accompagnata da sfondi musicali suggestivi. Per gran parte dello spettacolo, l’attore ha recitato in piedi ritto sopra il cubo che ergeva come simbolo della nave.

La narrazione di D’Elia cambiava continuamente di ritmo, con accelerazioni e decelerazioni, e di timbro, da gridato, a sussurrato. In questi passaggi, quando l’attore bisbigliava e non c’era musica, il dolce rumore delle onde reali del mare, fungevano da naturale sottofondo scenico, unito al profumo della salsedine. Un’ora e mezzo di grande spettacolo, un testo riadattato per l’occasione, accorciato naturalmente, asciutto, ma che non ha perduto la magia e la bellezza dell’originale.

Al termine dello spettacolo, le luci lentamente si sono spente tra gli scosciati applausi e le grida di un pubblico completamente soddisfatto di questa prima serata di teatro di narrazione.

Le immagini sono di Cecilia Foschi

  • Marco Leone, Mariella Viscosi, Fabrizio Brandi. Foto: C. Foschi

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