Roberta Bruzzone ospite a Cecina racconta il delitto di Gianni Versace

La criminologa e psicologa forense ha partecipato a "Raccontandoci"

Roberta Bruzzone con la scrittrice e giornalista Elena Torre
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Pubblicato ore 19:14

  • di Patrizia Caporali

CECINA – Una personalità prorompente, intensa, che trascina con le parole e con uno sguardo indagatore; uno sguardo che esprime intuito, capacità e una passione senza le quali non avrebbe potuto intraprendere il percorso tortuoso e inizialmente insolito di criminologa.

Roberta Bruzzone affolla il parco di Villa Guerrazzi che, con l’ultimo appuntamento del Festival Raccontandoci, ieri sera, 10 luglio, riesce a creare un’atmosfera davvero intrigante dove la curiosità nei confronti del personaggio si interseca e supera l’interesse nei confronti del libro. A interloquire con la criminologa, la scrittrice e giornalista Elena Torre e il critico cinematografico Fabio Canessa.

Sicuramente oggi è un volto televisivo quanto mai noto che, al primo impatto, può apparire piuttosto distaccata, ma sul palco di questo Festival non lo è affatto. È empatica, cordiale, comunicativa, e come può essere distante una donna che entra in situazioni così drammatiche e si mette a scavare, a decodificare il funzionamento della psiche di quei soggetti sospettati di aver commesso crimini tanto gravi?

Non è affatto permissiva, non concede nulla, anzi dalle sue parole si intuisce la voglia di voler arrivare alla verità, di smascherare il colpevole.

Roberta Bruzzone. Foto F. Pozzi

Ed eccola a presentare il suo ultimo lavoro “Versace, autopsia di un delitto impossibile“, davanti a un folto pubblico nel fresco del giardino di Villa Guerrazzi. Un libro in cui Roberta Bruzzone ripercorre e analizza uno degli omicidi che hanno segnato la storia della moda italiana, quello di Gianni Versace. Un delitto risolto con un colpevole, ma la criminologa non permette soluzioni così scontate, lei va a ricercare le cause, vuole un movente ragionevole. E da qui, pagina dopo pagina, Roberta Bruzzone muove varie ipotesi su una storia conosciuta e avvenuta quasi di 25 anni fa.

Erano le 8.45 del 15 luglio del 1997 quando Gianni Versace, stilista iconico degli anni Novanta, viene ucciso mentre rientra nella sua meravigliosa villa di Miami; il suo compagno lo trova in una pozza di sangue, dell’omicida non c’è traccia. Dopo una prima ipotesi di delitto a sfondo mafioso, si scopre che il colpevole è Andrew Cunanan, già responsabile della morte di altre quattro persone. Ma cosa lo ha spinto a uccidere proprio Versace? Dopo una frenetica caccia all’uomo, l’FBI rintraccia Cunanan in una house-boat nei pressi di South Lake, morto, ucciso con la stessa arma con cui aveva compiuto i suoi delitti.

Tanti interrogativi, tante incongruenze e l’omicidio Versace, nonostante il colpevole, rimane un enigma. Il delitto viene archiviato d’ufficio, ma rimangono aperte le porte dell’investigazione e da una di queste porte entra Roberta Bruzzone, che, nel suo libro, analizza le tappe fondamentali di una storia misteriosa e complicata, va alla ricerca della chiave psicologica che ha mosso Cunanan, spiega ai lettori le dinamiche più sofisticate di quella che, in ultima analisi, si può definire un’indagine imperfetta.

Ma la presenza di Roberta Bruzzone non si esaurisce con il racconto del suo libro, parla di sé, dell’impegno dedicato alla soluzione di tanti crimini talvolta poco chiaramente risolti. Il tempo è trascorso veloce e non sono mancati commenti e momenti di riflessione da parte sua, una professionista esperta e scrupolosa.

Le foto sono di Furio Pozzi

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