Quando gli immigrati eravamo noi: Mario Perrotta racconta uno spaccato drammatico dell’Italia

Con "La turnàta" al Teatro Goldoni per Scenari di Quartiere

Mario Perrotta. Foto: C. Foschi
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Pubblicato ore 07:00

  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – “Nei miei tre mesi di interviste fatte tra gli emigrati italiani del sud, mi sono chiesto come mai l’odio verso chi sbarca da noi in Italia da paesi lontani venga soprattutto da chi ha subito una sorte simile. La risposta è arrivata da un giovane lavoratore tunisino <<uno schiavo quando guadagna la libertà cercherà sempre di schiavizzare qualcun altro>>”. È Mario Perrotta a parlare, racconta questo aneddoto alla fine dello spettacolo che lo ha visto protagonista ieri sul palco del Teatro Goldoni per Scenari di Quartiere. Racconta questa storia quando ormai le luci si sono accese, dopo che tutto il pubblico si è alzato in piedi per applaudire il suo monologo “La turnàta“.

Mario Perrotta è una delle voci di spicco della drammaturgia italiana, era già venuto Scenari di Quartiere nel 2019 portando lo spettacolo “Italiani cìncali” la prima parte del progetto sull’emigrazione italiana che si conclude con questo nuovo spettacolo.

Sul palco solo una sedia, niente altro. Le luci puntate sulla figura dell’attore che rimane seduto per tutta la durata de monologo scritto insieme a Nicola Bonazzi.

“La turnàta” è il racconto di un viaggio in automobile dalla Svizzera fino a Lecce, la terra in cui è nato l’attore, un viaggio stancante e pericoloso, che vede protagonista una famiglia di italiani che deve tornare a casa portandosi dietro il nonno morto (senza essere scoperti dagli svizzeri). La Svizzera di quei tempi, siamo nel 1969, vede gli italiani come feccia, per loro e per altri paesi stranieri, gli italiani sono “cìncali”, zingari, non hanno diritti. Sono lavoratori stagionali che stanno per 11 giorni oltreconfine e che poi sono costretti a tornare al loro paese per un mese per poi poter tornare di nuovo a lavorare.

Il racconto è visto attraverso gli occhi di Nino, un bambino di 9 anni, costretto a vivere da clandestino insieme alla madre in Svizzera perché una legge, rimasta in vigore sino al 2005, violando i più essenziali diritti umani, impediva, ai lavoratori definiti “stagionali” di portare con loro moglie e figli. Per tutta risposta gli italiani nascondevano moglie e figli nel portabagagli e lì iniziava la loro storia di clandestini reclusi in casa per anni. E così Nino, in Svizzera, che lui chiamava “il Paradiso”, era rimasto chiuso in casa per 5 anni così come oltre 30mila bambini, aveva inventato un’amica immaginaria di nome Agnese e aveva ascoltato le canzoni di Al Bano grazie al nonno. E proprio con “Nel sole” di Carrisi, si conclude lo spettacolo.

“Mentre accadeva tutto questo – si domanda Perrotta sul palco – mentre in Svizzera una legge impediva ai mariti di vivere con le mogli, mentre gli italiani all’estero morivano sul lavoro, mentre in Svizzera un uomo uccideva in un bar un altro uomo solo perché quest’ultimo era italiano, il nostro Stato cosa faceva? Siamo nel 1969, in quello stesso anno venivano gettate le fondamenta dello Statuto dei Lavoratori, ma nessun guardava agli italiani che lavoravano all’estero”.

“La turnàta” ha raccontato qualcosa che forse in pochi conoscevano, ha sollevato il velo su eventi che hanno coinvolto milioni di italiani. Ci sono stati anche momenti divertenti sul palco, ieri sera, ma è l’aspetto drammatico a emergere e a far riflettere sulla condizione terribile in cui hanno vissuto tanti nostri connazionali.

Foto di Cecilia Foschi

  • Mario Perrotta. Foto: C. Foschi

I prossimi appuntamenti

Il 29 settembre gli spettacoli si terranno in due giardini dei quartieri Shangai e Corea. Il primo a Shangai e vedrà protagonista Lamberto Giannini con “Attimi di Champions”, un monologo regia di Rachele Casali, che vede il professore raccontare la sua passione per il calcio, immaginando una finale di Coppa dei Campioni che vede protagonista il Livorno Calcio. L’altro spettacolo in Corea si intitola “Pisa 68 – un maggio lungo un anno” di e con Marco Azzurrini, voce e chitarra di Alessandro Cei. L’ambientazione è il 31 dicembre del 1968 a Pisa, qui si sono conclusi i tragici fatti della Bussola: durante il veglione 500 persone del Potere Operaio pisano e del movimento studentesco organizzarono una manifestazione per contestare i “benestanti” che vi si erano recati. Questo evento si lega con altri eventi che accaddero nel 1968.

Il 30 settembre nel quartiere San Jacopo, sempre in un giardino privato, “Facce di Libeccio” di e con Claudio Monteleone: una storia di personaggi che sono nati sul mare, facce di libeccio scolpite da quel vento che soffia forte. E nel giardino privato di un’abitazione nel quartiere Montenero Fabrizio Brandi ed Elisabetta Salvatori presenteranno “Scupolomanzia”, al sax Dimitri Grechi Espinosa. Il tema è Livorno e il sacro. Una città anticrericale, comunista e devota alla Madonna: storie di cittadini, squarci di vita raccolti.

L’1 ottobre “I racconti dei saggi samurai” debutterà nel giardino privato del quartiere Sorgenti. Sul palco Alessia Cespuglio, testo e regia Francesco Cortoni e sulla terrazza privata nel quartiere Borgo Cappuccini “Il principe felice” di Oscar Wilde con Gaetano Ventriglia e Silvia Garbuggino e al trombone Tony Cattano. Il questa favola un piccolo rondinotto in viaggio per l’Egitto cerca riparo e riposo sotto la statua del Principe Felice, dagli occhi della statua cadono lacrime, il rondinotto resta con il Principe e rinuncia al suo viaggio.

Tutti gli spettacoli, a eccezione del “Principe felice”, si svolgeranno alle ore 19 e alle ore 21.

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1 Comment

  1. QUI SI Parla di immigrati,io sono stato in Tunisia,e li se non ti comporti come si deve ti tagliano le mani sempre se ti va bene sennò ti fanno FUORI BASTA guardare COSA e’ successo in EGITTO che parlano la stessa lingua,qui in ITALIA fanno ciò che vogliono e non va bene,io non sono RAZZISTA,però si DEVONO comportare bene basta sentire le Prefetture di tutta ITALIA,poi ne parliamo io sono pre chiudere le FRONTIERE.

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