Premio Strega 2020: Piera Ventre presenta il suo libro all’ex cinema Aurora

Tra i 54 autori segnalati per competere per il prestigioso riconoscimento

piera ventre aurora
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Pubblicato ore 14:00

LIVORNO – Pieta Ventre nata a Napoli ma livornese si adozione dove vive dal 1987, scrittrice, tra i 54 autori segnalati per competere per il Premio Strega 2020 (poi vinto da Sandro Veronesi con “Colibrì”), sarà domani, sabato 25 luglio, all’ex Aurora (viale Ippolito Nievo) per presentare il romanzo “Sette opere di misericordia”, edito da Neri Pozza con il quale ha partecipato all’ambito Premio.

L’evento, previsto per le ore 18.30, è organizzato dal Dopolavoro ferroviario di Livorno. A conversare con Piera Ventre, lo scrittore Luca Falorni. L’incontro si svolgerà nell’ampio giardino del locale, adottando le disposizioni in vigore per l’emergenza sanitaria.
A seguire, per chi vorrà restare a cena, live dei “Dixieland“: Marco Nesi (tromba e cornetta), Gabriele Depasquale (benjo), Carlo Minuti (contrabasso) e Francesco Lorenzini (trombone).

La trama

Napoli, giugno 1981. La casa è nel cimitero della città. Una città che è a stento in piedi, piena di puntelli, intelaiata di tubi Innocenti aggrappati al tufo, di palazzi vacillanti e inabitati dove l’oscurità e l’umido la fanno da padroni. Cristoforo Imparato fa il custode del cimitero. Il vetro al posto dell’occhio che una scheggia di granata si è portato via, non è stato sempre un camposantiere. Impiegato in una tipografia, era riuscito ad avere persino un paio di stanzucce a Materdei, un quartiere al centro della città. Ma poi, fallita la tipografia, l’esistenza sua, e di Luisa, Rita e Nicola, la moglie e i figli, si è arrevutata, come dice lui. Così, Cristoforo ha scavato un fosso nel dispiacere tumulandoci qualsiasi sconforto subíto e inflitto. A casa Imparato trovano un giorno asilo Rosaria, una ragazza amica di Rita che, rimasta incinta, non sa se ammantare di menzogna il suo sbaglio, e Nino, il giovane dal nome corto, il figlio del compare di nozze di Cristoforo e Luisa, ospite a Napoli prima di trasferirsi in Germania. Nino fa amicizia con Nicola, il bambino di casa, gli chiede le cose sulla luna, vuole guardare col suo telescopio, poi un giorno scompare, lasciando un cardillo e una caiòla per donna Luisa, «per le sue cortesie, e per il disturbo». Che misericordia e castigo siano così intrecciati da confondersi è la cruda verità che travolge casa Imparato in quell’estate del 1981, l’estate in cui Alfredino Rampi cade nel pozzo a Vermicino e la salvezza del bambino è invano attesa «come la nascita di un Cristo Redentore». Splendida conferma del talento di Piera Ventre, Sette opere di misericordia è uno dei romanzi più importanti mai apparsi su un periodo cruciale della nostra storia recente, quello in cui una città – la Napoli post-terremoto – e il paese intero si misurarono con la perdita dell’innocenza.

Longlist Premio Strega 2020

“Sette opere di misericordia è uno di quei rari romanzi in cui, affrontando uno dei momenti cruciali della nostra storia nazionale – l’estate del post-terremoto a Napoli e della tragica vicenda di Vermicino –, la narrativa riesce a ridare voce nuova ai suoi temi eterni: la colpa e il destino, la misericordia e il castigo, i sogni e l’innocenza perduta.
Attraverso una scrittura impeccabile, di ampio respiro eppure sapientemente controllata, Piera Ventre si riallaccia alla migliore tradizione letteraria del nostro secondo Novecento. Evidente nella sua opera è il lascito ortesiano – l’idea, soprattutto, della crudeltà della Storia contrapposta all’innocenza dell’infanzia – che però, diversamente che in altri contesti, viene sorretto da una forte narratività, che coinvolge il lettore dalla prima all’ultima pagina”. Cesare de Seta.

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