Piero Ciampi, a 40 anni dalla morte, il ricordo degli artisti che lo hanno omaggiato

Da Rondelli alla Bandabardò, da Benvegnù al cantante dei La Crus

al via l'edizione speciale del premio ciampi
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  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – A 40 anni dalla morte di Piero Ciampi che si celebrano domani, 19 gennaio, la sua città natale lo ricorda con un’edizione speciale del Premio Ciampi. A Piero l’Italiano come veniva chiamato a Parigi, hanno reso omaggio molti cantanti, musicisti e attori registrando album, suonando i suoi brani durante i concerti o recitandoli.

Abbiamo raccolto le testimonianze di alcuni artisti che hanno scelto, di celebrare nel corso delle loro carriere, questo importante cantautore e poeta italiano.

Mauro Ermanno Giovanardi

Cantante, musicista e produttore, fondatore dei La Crus. Il gruppo riunitosi per alcuni concerti nel 2019, prenderà parte alla serata finale del Premio Ciampi.

piero ciampi il ricordo degli artisti
Mauro Ermanno Giovanardi in primo piano con Cesare Malfatti

Quanto è stata importante per te la figura di Ciampi?

È stata importantissima. Nel febbraio dell’80 sono andato a Londra e mi sono innamorato della musica new wave, della musica punk per cui la mia crescita musicale è stata Nick Cave e Leonard Choen ma quando per la prima volta sentii “Il vino”, “Tu no” e altri pezzi di Ciampi rimasi folgorato perché mi sembrava che avesse una poetica e un immaginario letterario simile ai pezzi di Nick Cave o Tom Waits.

I brani di Piero erano davvero qualcos’altro, tra tutti i cantautori lui era il poeta. Livornese fino al midollo, autodistruttivo. Uno dei lasciti più importanti dei La Crus è stato quello di far conoscere alla nostra generazione e anche a quella prima, la figura di Piero: sarà successo migliaia di volte che dopo i concerti soprattutto nei primi tre, quattro tour dei La Crus i ragazzi di venti anni venivano a farsi firmare i cd e le cassette dicendomi che grazie a noi avevano scoperto Piero Ciampi.

Mi ricordo uno dei momento più belli, l’ultimissimo concerto dei La Crus agli Arcimboldi a Milano, dove avevamo invitato un po’ di amici tra cui anche Nada con cui facemmo come ultimo pezzo proprio “Il vino” e il teatro era sold out. Mentre più di 3mila persone intonavano il brano Nada mi disse in un orecchio: tu hai fatto un grandissimo regalo, perchè Piero non ha mai avuto 3mila persone che cantavano con lui un pezzo.

Nel 1995 come La Crus avete vinto il Premio Ciampi come album di esordio, quali le emozioni nel tornare per questo evento?

Per noi quell’anno fu incredibile perché vincemmo una serie di premi che io non sapevo neppure esistessero e ho un ricordo molto bello del Premio Ciampi perché insieme a noi dettero un riconoscimento anche all’articolo di Antonio Vivaldi per la miglior recensione del nostro disco d’esordio.

È un grande piacere tornare al Premio e tornare a Livorno, quando con i Sinfonico Honolulu feci il disco “Maledetto colui che è solo” stanziai tra Livorno e Lari per 5, 6 mesi per cui ho avuto una casetta nella città labronica, bellina, come si dice da voi e dove mi nutrivo di 5 & 5 e cacciucco. Ho poi un forte legame con l’assessore Lenzi che, a parer mio, è una delle penne più felici, ho fatto molte cose con Nada e poi ho una grande amicizia con Bobo Rondelli.

Erriquez (Enrico Greppi)

Voce della Bandabardò, tra i gruppi più presenti al Premio Ciampi.

bandabardò ballantini
Erriquez della Bandabardò. Foto: Glauco Fallani

Nel 1996 la Bandabardò ricevette il Premio Ciampi come miglior disco di esordio con “Il Circo Mangione”, quali sono i tuoi ricordi?

Erano tre anni che esistevamo come gruppo ed erano tre anni che dormivamo in un furgone e non ci rendevamo conto che il mondo esterno aveva per noi un occhio e un orecchio, quindi essere omaggiati con il Premio Ciampi ci è piaciuto molto e ci ha dato molta sicurezza, è stata una delle prime vitamine che abbiamo preso dal mondo esterno.

Ciampi era un vero poeta, nella diatriba tra cosa sia la canzone e cosa sia la poesia, io sono della scuola di Georges Brassens che diceva che quando una poesia ha una sua ritmicità, una sua ripetitività, questa diventa canzone e quindi la poesia raggiunge il suo massimo utilizzo. Brassens era per una poesia non ermetica ma aperta come quella di Ciampi.

Il brano a cui sei più legato?

Andare, camminare, lavorare” ha dei momenti da inno, di grande trasporto, è proprio un dialogo tra lui e la massa che ascolta, potentissimo. Ciampi era mosso da un’urgenza comunicativa, mi piaceva il fatto che fosse un grande declamatore.

Luca Faggella

Cantautore e musicista livornese.

Luca Faggella. Foto: Francesca Traini

Hai dedicato un intero album a Ciampi

L’album è nato dallo spettacolo “Luca Faggella canta Piero Ciampi” che ho portato in giro da solo con la chitarra, poi quando nel 1995 mi sono spostato a Roma ho incontrato ottimi musicisti con cui ho capito che avrei potuto fare qualcosa di più dello spettacolo solista e così è nato un nuovo spettacolo con brani riarrangiati e rielaborati che ha debuttato nel 1997 a cui è seguito l’album, nel 1998.

L’album ha lo stesso nome dello spettacolo che abbiamo riportato in scena proprio in occasione del Premio Ciampi nel 2016 con Claudia Campolongo e Daniele Catalucci, ed è stato bellissimo. Rispetto all’album in cui sono un po’ succube di Ciampi ora lo canto in modo diverso, sono più io, all’epoca “ciampeggiavo“. Ho fatto anche un lavoro sugli inediti che vennero pubblicati in un triplo album uscito dopo la morte, brani come “Non c’è più l’America”, “Il signor YX” e li ho riarrangiati ma non sono mai usciti.

Cosa rappresenta per te Ciampi?

Lo vedo più come poeta che come cantautore, il poeta funziona diversamente, la lingua la inventa e Ciampi è un po’ un inventore di una lingua, ha un modo tutto suo, cripto-filosofico, molto diretto e lui stesso aveva ambizioni poetiche. Lo scrittore Alfonso Gatto lo considerava uno dei più grandi poeti del Novecento. Ciampi era anche molto affezionato alla poesia di Pasolini e ne leggeva molta.

Andrea Pellegrini

Musicista e compositore livornese, salirà sul palco del Goldoni il 19 gennaio con Tommaso Novi (già nei Gatti Mézzi) e Francesco “Maestro Pellegrini” degli Zen Circus.

Andrea Pellegrini
Andrea Pellegrini

Chi è stato Ciampi per la musica italiana?

Piero Ciampi è stato e rimane uno dei più potenti, coraggiosi, originali, profondi cantautori del Novecento. Il suo mettersi a nudo, il suo iper realismo, la carica espressiva di molte delle sue canzoni sono valori assoluti. Ha lasciato un segno indelebile nella canzone del Novecento e questo segno è evidente ancora oggi, a quaranta anni dalla sua scomparsa.

Certo Ciampi deve qualcosa agli autori delle musiche delle sue canzoni come il grande Gian Franco Reverberi che lo ha scoperto, lo aveva conosciuto alla visita militare in caserma a 18 anni; ne è diventato amico intimo, ne ha compreso la grandezza e le sofferenze, i limiti e i sogni, e l’ha accompagnato per un pezzo importante della sua strada. Molti oggi lo cantano, lo studiano, lo ascoltano e lo reinterpretano. Ciampi non si fa scoprire facilmente: non arriva in faccia come una canzonetta o una canzone di protesta. No: devi cercarlo e faticare un po’ per comprenderlo e apprezzarlo e goderlo.

Su tua proposta nel 2018 venne posta una targa in via Roma

Sì, con il contributo del Comune di Livorno, su proposta mia e dei miei amici del Comitato Unesco Jazz Day Livorno, abbiamo realizzato un evento che ripeteremo come un memoriale domenica 19 gennaio 2020: in via Roma.

In collaborazione con Claudia Cenerini, Arianna Parietti e gli amici della Casa Natale di Modigliani, sotto l’egida del Premio Ciampi 2020, faremo esibire la Banda cittadina diretta da Massimo Ferrini e, cosa curiosa alla quale tengo molto, faremo suonare “Fino all’ultimo minuto” da Tony Cattano al trombone dalla finestra della casa natale di Ciampi insieme a Beppe Scardino al sax che suonerà dalla finestra della casa natale di Modigliani, posta esattamente di fronte. È una cosa pazzesca eppure questi due geni assoluti dell’arte del ‘900 sono nati uno di fronte all’altro.

Tra l’altro vorrei dire: attenzione livornesi a vantarsi di questo! Ciampi e Modigliani, come Mascagni e altri, sono sì nati qui, ma se ne sono andati. E anche presto. Invece di inorgoglirsi senza capire, cerchiamo di meritarceli e cerchiamo soprattutto di fare in modo che i giovani artisti livornesi non se ne vadano. Se ne stanno andando ancora, tutti. Livorno è una delle città più ingrate verso i propri artisti, più difficili e faticose, fra le più rozze e arroganti.

Nel 2016 hai realizzato un cd dedicato al cantautore che ha ricevuto un riconoscimento dalla giuria del Premio Ciampi

Il Cd si intitola “Fino all’ultimo minuto” e ha ricevuto il premio speciale della giuria proprio dalle mani di Gian Franco Reverberi. Il titolo è quello di uno dei brani di Ciampi più belli in assoluto, quello che Bobo Rondelli ha intonato a cappella anni fa sulla tomba di Ciampi alla Misericordia, la cui musica, piccolo capolavoro di composizione, è stata scritta proprio da Gian Franco; ma questo titolo è un manifesto artistico ed esistenziale: vivere fino all’ultimo, all’ultimo minuto, essere se stessi, sinceri, autentici, onesti intellettualmente fino all’ultimo.

Nella tua carriera musicale, Piero Ciampi ha avuto un’influenza?

Non molto, o almeno non direttamente, perché la musica che pratico da decenni è un’altra. Ma indirettamente sì, perché ogni tanto ascoltavo le sue canzoni o parlavo di lui con amici e colleghi e quello che emergeva dalle nostre chiacchierate era il suo coraggio e la sua autenticità, e questi sono da sempre anche due valori che io stesso perseguo.

I giovani musicisti e i giovani cantautori dovrebbero seguire questi esempi: cantare se stessi, le proprie esperienze, perché il poeta non racconta che se stesso, o non è un poeta. Si fa un gran parlare di Modigliani che diceva di seguire i propri sogni, ed è vero. Ma per farlo occorre conoscere. Che tu faccia il cioccolataio, l’idraulico, il chirurgo o il geometra, ama le tue cose, i tuoi attrezzi, fai le cose per bene, che oggi è il grande messaggio. Oggi i giovani coltivano poco, conoscono poco e vogliono raccogliere molto, e troppo spesso non sono autentici, né coraggiosi, né onesti.

Furio Pozzi

Fotografo, da vari anni si occupa del Premio Ciampi

Furio Pozzi
Furio Pozzi

Chi era Ciampi per te?

Ciampi rappresenta la livornesità. Quando ascolti le sue canzoni rifletti, piangi, sorridi e ridi anche a crepapelle, c’è tutta la labronicità che c’è in ognuno di noi, ma scopri tutto questo da adulto oltre ad apprezzarlo ancora di più. Quando ascolto Piero io piango. Lui è stato un precursore anche per un certo tipo di musica, i suoi brani sono a doppia faccia, partono con una poesia e poi ti mandano a fanculo.

Dal 2015 sei il fotografo ufficiale del Premio, quali sono le emozioni che provi quando fotografi gli artisti?

Quelli che riescono a trasmettere più vibrazioni mi aiutano anche a fare una foto forse più bella con sensibilità maggiore, soprattutto se il cantante è bravo e ce ne sono stati di bravi, in particolare donne come Sara dei Vetri, Rossella Seno, Cristina Donà, Paola Turci.

Paolo Benvegnù

Chitarrista e cantautore italiano tra i fondatori del gruppo rock degli Scisma

santeramo benvegnù
Paolo Benvegnù

Quali sono le sensazioni che provi quando suoni Ciampi

Intanto, sono felice e orgoglioso di parlare di Ciampi. Orgoglioso, pur non avendolo conosciuto personalmente, di sentirlo dentro di me ogni volta che ascolto i suoi pezzi, è una cosa bellissima.

Ciampi era un grande traghettatore, ha portato una poetica antica, quasi ancestrale in un mondo che non riusciva e tuttora non riesce a vedere quanto è importante lo sguardo dei popoli antichi. Sento in me, anche se in maniera diversa, le medesime istanze, perciò quando canto i brani di Piero mi sento oltremodo in me, mi sembra di tornare a casa.

Domani sarai di nuovo sul palco del Premio Ciampi, ma non da solo

Mi auguro che venga anche l’Orchestra Multietnica di Arezzo a suonare, me lo auguro ma potrebbero farmi una sorpresa e non presentarsi (ride, n. d. r.) e potrebbe essere interessante vedere come va… Io sono uno dei cantanti provvisori dell’Orchestra, ed è bellissimo far parte di un gruppo in cui gli orchestrali suonano per passione e non per professione.

Nel 1997 con gli Scisma hai vinto il Premio Ciampi

Uno dei premi più belli della mia vita anche perché ci venne consegnato da Fabrizio De André.

Bobo Rondelli

Cantautore e scrittore livornese

bobo rondelli sul palco del the cage per la vigilia di natale
Bobo Rondelli

L’importanza di Ciampi per te?

Rappresenta un grande cantante dell’amore a spada tratta, più sincero, più vero, che racconta molto se stesso, forse è più vicino ai cantanti francesi che agli italiani come tipo di canzone.

Il suo era uno spirito irriverente e così lo sono stati molto anche alcuni cantanti francesi, avanti anche nel linguaggio come Jacques Brel che trattava argomenti piuttosto pesanti ed erano gli anni ’60.

Cosa provi quando canti Ciampi?

Se so le parole sto bene, se non le so un po’ meno (scherza, n. d. r.), sono nenie simili a preghiere, molto romantiche e le persone si emozionano e si commuovono quando ascoltano alcune delle sue canzoni. Poi se mentre canti ci metti del tuo, se pensi alla tua vita, allora scopri molte analogie.

Il brano a cui sei più legato?

A me piace molto “In un palazzo di giustizia“: “Siamo seduti in una stanza, di un palazzo di giustizia” (intona Rondelli), anche melodicamente mi piace, sembra un film di Antonioni, è una canzone dai toni forti.

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