Paride Bianco: “La mostra è un modo di guardare attraverso e non esser visto”

figure frantumate, linee curve e rette, colori vivaci

paride bianco non si guard dal buco della serratura
L'artista Bianco con una delle opere in esposizione. Foto: G. Donati
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Pubblicato ore 12:00

  • di Gianluca Donati

LIVORNO – “Non si guarda dal buco della serratura”, è l’originale titolo della mostra di Paride Bianco, inaugurata ieri, martedì 2 giugno alle ore 17 allo Studio Arte Mes3 in via Verdi 40, una serie bellissimi dipinti astratti nel tipico stile che contraddistingue l’artista; figure frantumate e ricomposte secondo la visione del pittore, linee curve e linee rette che s’intrecciano, colori vivaci che si abbracciano, la realtà che traspare dall’intangibile. Al buco della serratura, Paride contrappone l’immagine della persiana come un modo per guardare senza essere visti ma che consente una visione completa rispetto a quella della serratura.

Abbiamo raggiunto Bianco per una breve intervista.

“Non si guarda dal buco della serratura”, è un titolo curioso, perché questa scelta?

Il nome della mostra è riferito all’atto del guardare dal buco della serratura, cioè quello che noi vorremmo vedervi attraverso, spiando, ma non accade, perché da dietro il buco della serratura tu hai una visione parziale, limitata alla porzione che ti consente quel punto; guardando invece da “dietro le persiane”, puoi vedere tutta la figura intera e non solo alcune sue particelle.

Può raccontarci qualcosa di significativo sui quadri in esposizione?

La mostra è un modo di guardare “attraverso” e non esser visto, un oggetto che ci nasconde e noi possiamo vedere al di là; è un po’ la funzione dell’astratto, cioè scoprire cosa c’è dentro la nostra figurazione che ci sfugge, che non abbiamo la possibilità di controllare ed esce fuori nella pittura in maniera più autentica, perché quando io compongo la figura e poi la distruggo e la copro, essa non mi rimane in testa, quello che resta sul bassorilievo è il risultato del quadro, della figura che avevo imprigionato sulla tela sotto il mucchio di grumi composto di gesso e colla.

Che tecniche utilizza per i suoi lavori?

Uso un raschietto che faccio passare sul quadro, interponendo una tela molto fine, o una carta; dipende anche dall’attrezzo con il quale io ricavo tutte le “informazioni” che questa materia mi fornisce, e così recupero la figura facendola riemergere: il raschietto è molto più largo, quindi copre bene lo spazio; la matita invece si sofferma molto più a lungo sui grumi e determina in maniera quasi precisa tutto lo stato del bassorilievo, mentre il raschietto salta alcune parti, le sublima, e definisce quello che m’interessa o no recuperare. Una cosa che ho sempre dibattuto, è il modo di toccare una tela o un quadro; ci sono diverse maniere di usare il pennello: io sono per un metodo molto delicato; mai spingere, mai scaricare il pennello sulla tela, picchiarla, non va bene, sono forme d’isterismo che non servono alla creatività artistica di un pittore, perché tutto quello che noi rimettiamo nel colore, deve essere un atto di bellezza, di bontà.

La mostra rimarrà visitabile fino al 30 giugno.
Orari: da martedì a sabato, 10 – 12 e 16 – 19

Per informazioni: 3479161602- e-mail studioartemes3@gmail.com.

Alcune delle opere in esposizione:

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