Canzoni allegre… quando la musica è terapia contro la tristezza

Queen, Abba, Beach Boys e gli italiani Raffaella Carrà e Adriano Celentano

canzoni allegre
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  • di Stefano Lucarelli:

Ogni promessa è debito. La volta scorsa avendovi fatto versare calde lacrime con canzoni tristissime, avevo promesso che questa settimana vi avrei raccontato di canzoni allegre e così mi accingo a fare in questo articolo. Ovviamente, come accaduto per le canzoni tristi, anche per queste mi sono affidato al gusto personale ed alla personale sensazione (in questo caso di allegria) che questi brani suscitano in me, sperando che, almeno in parte anche per voi sia così.

1) Walking on Sunshine – Katrina and the Waves, 1985

Si tratta del più grande successo registrato da Katrina Leskanich (americana di origine, ma inglese di adozione) e dal suo gruppo. La canzone, scritta dal chitarrista Kimberley Rew, inzialmente doveva essere in forma di ballata, ma Katrina decise di renderla più movimentata ed allegra. E ci vide giusto perché la canzone al tempo ebbe un enorme successo (8°posto nella classifica inglese, 9° in quella americana e 4° in quella australiana) e garantì a lei ed ai componenti del gruppo, grazie alle altissime royalties, una bella somma tanto da poter vivere di rendita, visto che poi, di Katrina and the Waves non si è praticamente più sentito parlare.

2) Don’t Stop Me Now – The Queen, 1978

Scritta da Freddy Mercury e facente parte dell’album “Jazz”, questa canzone – vocalmente parlando – in puro stile Queen, è l’elogio di qualunque eccesso dal punto di vista sessuale: “sono una macchina del sesso pronta a ricaricarsi, come una bomba atomica che sta per esplodere”. Essa ha un inizio parecchio malinconico, grazie al pianoforte che accompagna Mercury, ma presto, con l’ingresso di basso e batteria, il brano volge verso il molto allegro e ritmato. Abbellito dalle solite armonie vocali del quartetto inglese, il brano, nella versione in studio, prevedeva un breve assolo di Brian May, praticamente assente per il resto della canzone. Nelle versioni “live”, invece, il chitarrista era solito fare uso della chitarra ritmica per dare a “Don’t Stop Me Now” una sonorità ancora più rock.

3) Dancing Queen – Abba, 1976

È uno dei più grandi successi del quartetto svedese, una delle canzoni più amate dal grande pubblico a livello mondiale. Gli Abba la cantarono per la prima volta alla festa che si tenne alla vigilia del matrimonio del re Carlo XVI Gustavo di Svezia con Silvia Sommerlath per onorare la futura regina. Il brano registrò un enorme successo balzando ai vertici delle classifiche e raggiungendo il primo posto, oltre che nella natia Svezia, in Inghilterra, Germania, Irlanda, Paesi Bassi e perfino Stati Uniti vendendo milioni di copie. La canzone, nonostante non risulti facilmente ballabile per il suo ritmo sincopato, è considerata un vero e proprio inno della disco music anni ‘70 e nel 2001 è risultata, secondo la rivista Rolling Stone, al 171° posto fra le 500 canzoni del ‘900.

4) Good Vibrations – The Beach Boys, 1966

Scritta, prodotta ed arrangiata da quel genio che porta il nome di Brian Wilson, è collocata dalla solita rivista Rolling Stone al 6° posto nella classifica dei 500 migliori brani di sempre. L’autore raccontò, nella sua autobiografia del 1995, che per scrivere questa canzone prese spunto da certi racconti che gli faceva la madre quando era piccolino. La mamma raccontava a Brian di come i cani possano percepire le vibrazioni emanate dagli esseri umane e lui, ripensando a questo, ed aggiungendo la parola “good” (buone), portò il concetto delle vibrazioni emotive a livello umano. Si narra che l’incisione della canzone richiese molto tempo e molto denaro, un po’ per la complessità delle armonie vocali, un po’ perché Wilson adottò una tecnica di registrazione particolare: furono infatti registrati circa trenta minuti di sezioni musicali sparse ed estrapolati da questi alcuni spezzoni che messi insieme arrivarono ai canonici tre minuti delle canzoni dell’epoca. Ma il denaro speso per questa costosa produzione fu ampiamente ripreso essendo “Good Vibration” risultato essere il maggior successo della band californiana.

5) Come On Eileen – Dexys Midnight Runners, 1982

Questa canzone, singolo estratto dall’album “Too-Rye-Ay” raggiunse il primo posto negli Stati Uniti e replicò il primo posto nel Regno Unito raggiunto già dai Dexys Midnight Runners nel 1981 con “Geno”. La canzone ha vinto il premio come miglior singolo britannico ai Brit Awards del 1983 e nel 2015, durante un sondaggio di ITV, è stata votata dal pubblico come il sesto favorito numero uno degli anni ’80. Inoltre si è classificato 18° posto su 100 fra le migliori canzoni degli anni ’80. La canzone, in stile “celtic rock” è caratterizzata dal suono del violino e presenta, fra vari cambiamenti di ritmo, una travolgente melodia che ad un certo punto rallenta per poi riprendere sempre più veloce per arrivare al finale.

È la volta adesso di vedere qualche allegra canzone italiana

1) Azzurro – Adriano Celentano, 1968

Questa canzone è una delle più cantate e amate dal pubblico italiano al pari di brani come “Nel blu dipinto di blu” (altra canzone “allegra”, ndr) e “’O Sole mio”. Musicata da Paolo Conte – che nel 1966 era entrato come autore a far parte del Clan di Celentano – presentava un atipico ed originale tempo di marcetta che andava ad abbinarsi ad un testo di Vito Pallavicini che parlava di tematiche tanto care al “molleggiato”, quali l’ecologia e la religione, oltre – ovviamente – all’amore. “Azzurro” riscosse un enorme successo raggiungendo la prima posizione nelle classifiche di vendita e mantenendola per diverse settimane.

2) Donna Felicità – I Nuovi Angeli, 1971

Scritta da Renato Pareti con testo di Andrea Lo Vecchio e – pensate un po’ – Roberto Vecchoni, partecipò ad “Un Disco per l’Estate” del 1971 entrando a far parte dei dodici finalisti. Terza nella Hit Parade e seconda al Festivalbar, la canzone dei Nuovi Angeli venne tradotta anche in spagnolo e divenne un successo in Spagna e in Sudamerica. Il brano, il cui testo risulta pieno di allusioni sessuali, superò indenne la censura della RAI ma non quella di Sanremo che non consentì la sua partecipazione al Festival.

3) Tanti Auguri – Raffaella Carra, 1978

Scritta da Gianni Boncompagni e Daniele Pace, su musica di Paolo Ormi era la sigla del programma di Rai 1 “Ma che sera”. Va detto che il programma, all’epoca, fu molto discusso perché andò in onda durante i tragici giorni del rapimento di Aldo Moro. Ma parliamo della canzone il cui testo descrive i liberi costumi di una donna che esalta il sesso in tutte le sue forme e consacrando Raffaella Carrà quale icona erotica dell’Italia di quel periodo. Il ritornello, “come è bello far l’amore da Trieste in giù”, è entrato a far parte dell’immaginario collettivo. La canzone è diventata in seguito un inno della comunità gay.

4) La Radio – Eugenio Finardi, 1976

Per me che, consentitemi questa parentesi personale, ho avuto la fortuna di vivere da protagonista il periodo della nascita e sviluppo delle “radio libere”, non poteva mancare questa breve canzone (appena 2 minuti e 7 secondi). È una allegra ballata in stile “country” che racconta la bellezza della radio che ti permette di ascoltare pur continuando fare le tue cose e ti fa compagnia qualunque cosa tu stia facendo. A distanza di oltre 40 anni dalla sua uscita (faceva parte dell’album “Sugo” ed era il lato B del 45 giri che vedeva come lato A “Musica Ribelle) “La Radio” è un brano ancora usatissimo quale sigla di programmi che trattino argomenti e/o aneddoti radiofonici.

5) È Festa – Premiata Forneria Marconi, 1972

Quasi esclusivamente strumentale, con un breve testo che sinceramente non è che sia granché (“È festa, come sempre è la festa d’un leggero uccello che va, come sempre è la festa di chi è”) è un travolgente brano facente parte dell’album capolavoro della Premiata Forneria Marconi, “Storia di un Minuto” (quello di “Impressioni di Settembre”), che il gruppo milanese propone nei concerti dal vivo riscuotendo sempre lo stesso enorme successo. È stato inciso anche in inglese col titolo di “Celebration” per il pubblico angloamericano. In questo caso il testo (sempre brevissimo: “Celebration, You’ve spent a long time waiting For a perfect yesterday, Now fill your heart with celebration For that’s love’s way”.) porta la firma di Peter Sinfield, il paroliere dei King Crimson.

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