Beatrice Venezi al Mascagni Gala: “Dirigere un’orchestra è un potentissimo atto creativo”

In scena l'11 settembre dirigerà l'Orchestra della Toscana

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Beatrice Venezi
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Pubblicato ore 12:00

  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – Nata a Lucca il 5 marzo 1990, dirigerà l’Orchestra della Toscana il prossimo 11 settembre alle ore 21.15 nell’evento più importante del Mascagni Festival, stiamo parlando di Beatrice Venezi tra i più giovani direttori d’orchestra, ha girato il mondo suonando in Argentina, Canada, Tokyo, Stati Uniti, Portogallo, Libano, Armenia.

Ha collaborato con interpreti di fama internazionale come Bruno Canino, Stefan Milenkovich, Carla Fracci, Andrea Bocelli. Nel 2018 la rivista Forbes l’ha inserita tra i 100 giovani leader del futuro sotto i 30 anni e Livorno avrà l’onore di vederla sul palco della Terrazza Mascagni per una serata davvero indimenticabile insieme a cantanti del calibro di Amarilli Nizza, Angelo Villari, Sonia Ganassi e all’attore Luca Zingaretti. Noi l’abbiamo intervistata, ecco cosa ci ha raccontato.

mascagni festival
Beatrice Venezi. Foto: Marco Borrelli

Beatrice, l’11 settembre sarai tra i protagonisti del Mascagni Gala, quali sono le tue sensazioni?

Intanto credo che sia una grandissima opportunità per la città di Livorno quella di creare una compagine dedicata esclusivamente alla figura di Mascagni, cosa che, se secondo me, doveva già essere avvenuta da tempo. Sono felicissima di tenere il Festival a battesimo con questo Gala, sarà molto particolare perché ci saranno ospiti importanti. Ci sono tutti gli elementi per far sì che sia una serata da ricordare.

Che artista era Pietro Mascagni?

Credo che fosse un grandissimo sperimentatore, non si accontentava del linguaggio che aveva sostenuto con l’opera precedente e quindi nell’opera successiva continuava a fare ricerca. Un personaggio molto innovativo, ancora sottovalutato, perché al di là di “Cavalleria”, “Amico Fritz” e forse un po’ “Iris” per il resto gli altri titoli non sono così tanto scelti, credo invece che valga la pena andare in profondità perché c’è una continua evoluzione nel linguaggio musicale di questo artista.

L’Orchestra della Toscana

E infatti durante il Gala ci saranno anche alcuni brani da opere meno eseguite

Sì, c’è il Sogno da “Guglielmo Ratcliff”, la Sinfonia da “Le Maschere” che rappresenta un “unicum” nella produzione mascagnana come successo e come stile, molto neoclassico; e poi ci saranno i più conosciuti l'”Amico Fritz”, “Iris”, “Cavalleria Rusticana”, insieme a estratti da opere di compositori contemporanei perché un altro elemento di interesse è la comparazione con il linguaggio musicale di altri brani  per cui il programma prevede: Alfredo Catalani, Giacomo Puccini, Francesco Cilea e altri

Tu sei nata a Lucca, la città di Puccini, se si fossero uniti Mascagni e Puccini dal punto di vista musicale, cosa sarebbe venuto fuori?

Difficile a dirlo, vengono da un percorso molto diverso, dal verismo per quanto riguarda Mascagni e dal naturalismo per quanto riguarda Puccini, per entrambi tutto parte da una fonte di osservazione diversa anche per via di un diverso ambiente sociale.

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Pietro Mascagni

Hai viaggiato molto anche all’estero, che idea hanno di Mascagni?

Purtroppo non viene eseguito così tanto come dovrebbe, però qualcosa si sta muovendo, il prossimo anno sarò a Londra per “L’Amico Fritz”, mentre dalla Francia mi hanno parlato di una possibile produzione di “Guglielmo Radcliff” tra due anni, quindi direi che stiamo assistendo a una rinascita dell’interesse nei confronti dell’opera del compositore labronico.

Sei tra i più giovani direttori d’orchestra italiani, ma come è nata la tua passione?

Mi sono avvicinata alla musica per caso, perché non vengo da una famiglia di artisti, ho iniziato con il pianoforte e poi mi sono accorta che non era sufficiente, che mi serviva qualcosa di più grande, più variegato e questi colori può regalarteli solo un’orchestra.

Cosa provi quando dirigi un’orchestra

È difficile da descrivere a parole, è un potentissimo atto creativo oltre che di interpretazione. Per me la direzione di un’orchestra è raggiungere un obiettivo assieme a una squadra di persone, quindi c’è anche un elemento di creazione potente e importante nel momento dell’interpretazione. Si impara a sentire il singolo e anche la somma di tutti, la capacità di ascolto di discernimento sia del risultato complessivo che del singolo strumento, è una lettura che al tempo stesso è verticale e orizzontale.

Qual è la cosa più difficile con cui ti sei dovuta scontrare nel tuo lavoro e con cui ancora oggi ti devi scontrare?

Il cliché, cioè la convinzione che se sei una donna questo lavoro non lo puoi fare. Ma soprattutto, la cosa che ancora di più mi dà fastidio perché a volte arriva anche da altre donne, è il fatto che una donna non possa curare il proprio aspetto e allo stesso tempo curare il proprio intelletto, quindi o è brava o è bella, o è curata o è intelligente, come se fossimo fatte di un unico colore invece l’uno non esclude l’altro.

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