Maurizio Micheli tra livornesitá e simpatia. L’attore si è raccontato al pubblico di Villa Trossi

"Un divano sotto le stelle" con la conduzione di Marco Chiappini

Maurizio Micheli e Marco Chiappini
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Pubblicato ore 18:00

LIVORNO – “Una volta ero seduto in un bar in centro a Livorno e c’era un uomo di una certa età che mi fissava con aria piuttosto imbronciata, non capivo quale fosse il motivo, alla fine si avvicina e mi dice: devi smettere di parlare in barese. Ma il barese è come il livornese fanno ridere, si prestano bene per le commedie”. Un’ora e mezzo di racconti di vita artistica e personale di Maurizio Micheli, grandissimo attore, con all’attivo una lista lunghissima di spettacoli teatrali, ma anche cinematografici e televisivi.

Ieri sera, 30 luglio, l’attore nato a Livorno, si è raccontato nel bel giardino di Villa Trossi, sollecitato dalle domande di Marco Chiappini direttore artistico della Compagnia del Sesto Piano e nel ruolo di conduttore di “Un divano sotto le stelle“.

“I miei esordi nel teatro risalgono agli anni ’70, ero sul palcoscenico e mi apprestavo a uscire di scena carico di oggetti che avevo raccolto sul palco, ma non vidi la striscia fluorescente che accompagnava l’attore dietro le quinte e caddi in platea. Sì ma perché io desideravo solo andare a cena, perché la cosa più importante dopo lo spettacolo è la cena. In quell’occasione mi ruppi un braccio e la testa, ma il giorno dopo ero di nuovo in scena”.

Maurizio Micheli, che ha studiato al Piccolo di Milano, ha lasciato Livorno quando era ancora bambino ma ha dei bei ricordi della nostra città: “Ci torno quasi ogni estate – ha detto – la mia famiglia è livornese da generazioni, fin dall’Ottocento, solo un parente era forestiero, di Pescia”. Ricorda le estati passate a Bagni Pancaldi e poi ad Antignano e sfodera la parlata labronica, parlando del teatro vernacolare, di Beppe Orlandi e Gino Lena, dei loro travestimenti e regala al pubblico un pezzo tratto da “La ribotta di Montinero”, uno dei pilastri della produzione artistica di Beppe Orlandi, sollevando le risate e gli applausi del pubblico.

Sullo schermo alle spalle di Micheli e Chiappini scorrono alcuni video della carriera artistica dell’attore, da “Rimini Rimini” in cui Micheli cerca di conquistare Laura Antonelli cantando “Champagne” di Peppino Di Capri (accennando poi qualche strofa sul momento), a il “Commissario Lo Gatto” con Lino Banfi, fino a “Quo Vado” nel ruolo del padre di Checco Zalone.

Tra gli ultimi lavori teatrali dell’artista c’è “Uomo solo in fila“: “Il racconto di un uomo che si trova chiuso dentro Equitalia e non ricorda perché si trovi li”, spiega, e poi regala al pubblico un pezzo del monologo.

Tra le tante capacità attoriali di Micheli c’è anche quella di saper imitare tutti i dialetti dal barese al piemontese, fino al marchigiano: in un’occasione aveva recitato “L’Infinito” di Giacomo Leopardi proprio nel dialetto del poeta, quello delle Marche e anche ieri sera ha accennato una parte della poesia in dialetto.

A metà serata è salito sul palco Matteo Micheli, nipote di Maurizio, anche lui attore e molto conosciuto a Livorno, che si è esibito in un divertente siparietto comico recitato e cantato.

Tra il pubblico erano presenti anche Benedicta Boccoli, compagna dell’artista, e Annalena Lombardi, astro dell’operetta italiana. Ad accompagnare il dibattito Stefania Casu al piano.

Una bella serata all’insegna del divertimento e alla scoperta della vita artistica e personale di un attore di grande caratura che ha regalato e regala ancora al pubblico sorrisi e spensieratezza di cui, oggi, più che mai, sentiamo un gran bisogno.

La nostra intervista

Maurizio Micheli con Matteo Micheli e Annalena Lombardi

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