Mascagni Gala. Il soprano Amarilli Nizza: “Il Festival? Un’occasione per far conoscere melodie bellissime, ma spesso nascoste”

Sul palco questa sera insieme ad altri grandi artisti

Il soprano Amarilli Nizza
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Pubblicato ore 11.14

  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – È il momento clou del Mascagni Festival, il Gala, quello di stasera, 11 settembre alle ore 21.15, che alla Terrazza Mascagni vedrà salire sul palco grandi cantanti del panorama lirico internazionale: il soprano Amarilli Nizza, il mezzosoprano Sonia Ganassi, il tenore Angelo Villari, e poi l’attore Luca Zingaretti, il direttore d’orchestra Beatrice Venezi (leggi l’intervista) che dirigerà l’Orchestra della Toscana.

Sonia Ganassi

Lo spettacolo si divide in un prima parte tutta dedicata a Mascagni e alle pagine più celebri del suo repertorio: dagli intermezzi e preludi di capolavori quali “Cavalleria rusticana”,”Iris” e “L’amico Fritz”, a pagine meno conosciute ma di grande fascino quali il Sogno dal “Guglielmo Ratcliff” e la scintillante Sinfonia da “Le Maschere”; accanto a queste, arie celebri di autori a lui contemporanei quali Giacomo Puccini, Alfredo Catalani e Ruggero Leoncavallo.

Per questa occasione abbiamo intervistato il soprano Amarilli Nizza, il cui nome prende spunto dalla ninfa della saggezza, personaggio narrato da Virgilio nelle Bucoliche. Amarilli ha iniziato a cantare molto giovane, grazie alle sue doti canore si è affermata nei più prestigiosi Teatri e Festival operistici internazionali, ricevendo molti premi. Vanta 18 titoli verdiani in repertorio, quasi tutte le opere di Giacomo Puccini, ho cantato anche Mozart e Riccardo Zandonai. Ecco cosa ci ha detto:

Questa sera tu canterai un brano da “Iris” e da “L’amico Fritz” di Mascagni. Quali sono gli aspetti più difficili delle opere del compositore?

Il tenore Angelo Villari al Gala con Amarilli

Mascagni è un compositore molto difficile per i cantanti perché lui nasce principalmente direttore d’orchestra e musicista, quindi a mio parere, ha scritto forse pensando più all’orchestra che al canto, infatti per i cantanti le tessiture di Mascagni sono piuttosto impervie. Per esempio Puccini ha scritto pensando più al cantante quindi sono più “comode” da eseguire. Da poco ho inciso un CD di arie da camera di Mascagni, molto interessanti perché inedite, e anche in questo caso si sono rivelate “scomode” anche per me, sebbene abbia cantato molte arie da camera.

In cosa è difficile?

Dal punto di vista tecnico e vocale, e credo che per un cantante sia necessario affrontare queste opere con una certa maturità di carriera. Bisogna avere tanta esperienza, sia perché, trattandosi di Verismo, bisogna molto recitare e interpretare, perché nel Verismo l’aspetto della recitazione prevale sul canto, e poi perché dal punto di vista vocale, se non si ha un bagaglio tecnico molto forte, credo che questo repertorio affrontato da giovani possa mettere a rischio lo strumento delle corde vocali. Sono tessiture che prevedono molta attenzione, in cui se non si è particolarmente morbidi, particolarmente attenti, si rischia di spingere con la voce dall’inizio alla fine e questo può provocare danni. Per esempio ho aspettato molto per debuttare con “Cavalleria” nonostante avessero cominciato a offrirmi di cantarla molto tempo prima, perché volevo essere pronta dal punto di vista tecnico per poter gestire questa partitura cercando un approcci raffinato. Credo che sia importante rispettare i colori, le dinamiche, le indicazioni dell’autore.

Parlaci di questo CD di arie da camera

La copertina del CD

È disponibile su tutte le piattaforme, è un’operazione fatta dal musicologo toscano Cesare Orselli, che ha ritrovato alcune partiture inedite mai eseguite, ne ha curato la revisione e abbiamo deciso di inciderle per portare al pubblico qualcosa di nuovo mai ascoltato, un modo per valorizzare un compositore importantissimo a livello internazionale.

C’è qualcosa che rende Mascagni unico nel suo genere?

Il suo approccio a tinte molto forti, Mascagni ha una scrittura musicale di tanti colori, di grande, grande passione in tutte le note, si percepisce un mondo carico di emozioni, penso a “Iris”, opera che ho studiato per intero perché avrei dovuto debuttare 4 anni fa in Giappone ma poi non sono potuta partire perché ero incinta e ho avuto piccoli problemi, però l’avevo studiata tutta e mi ero addentrata nella scrittura, una scrittura tesa, carica di pathos, così come “Amica”, che ho molto amato e che ho trovato bellissima con una musicalità quasi wagneriana con pagine grandiose, alternate a momenti di intimismo. Credo che Mascagni sia di una complessità e modernità tali che ha fatto un po’ fatica a imporsi, a parte “Cavalleria”, perché ancora adesso è molto avanti, e quindi le sue opere non sono comprese appieno, oltre alle difficoltà tecniche che incontrano i cantanti. Il pubblico magari ama cose di immediato impatto che capisce al primo ascolto, Mascagni va ascoltato di più. Quando ho ascoltato “Amica”, non l’ho apprezzata subito al primo ascolto, dopo mi è piaciuta tantissimo, quindi credo che anche sugli altri ascoltatori capiti la stessa cosa. Sono opere che prevedono una preparazione, ma una volta capite vengono amate moltissimo quindi è giusto che i teatri le propongano con costanza perché non ha senso che spariscano certi titoli.

Un festival dedicato a Mascagni è dunque un passo importante?

Anche Luca Zingaretti tra gli ospiti del Gala

Importantissimo, è assurdo non averlo fatto prima questo passo, perché ci sono festival per ogni compositore, e mancava un passaggio così importante per un compositore così tanto importante, e grande. Il festival è un’iniziativa encomiabile che va sostenuta in tutti i modi e spero davvero che duri molti anni perché vanno portate a conoscenza delle persone queste melodie bellissime, queste opere molto spesso nascoste come “Guglielmo Ratcliff”, “Lodoletta”.

C’è un’opera di Mascagni che vorresti interpretare?

“Iris” perché l’avevo studiata e non sono riuscita a portarla in scena, anche perché è un ruolo incredibile, di grande intensità e drammaticità, ancora peggio di “Butterfly”, poi più sono drammatiche e più a me piacciono; mi piacerebbe interpretare anche “Guglielmo Ratcliff” eseguita poco ma che trovo sia bellissima, e magari rifare “Cavalleria”, cito anche “Isabeu” e “Lodeletta”, un titolo molto interessante.

Hai citato “Madama Butterfly” di Puccini, un’opera molto importante per te

È un po’ il mio cavallo di battaglia, ho debuttato con quest’opera vincendo molto giovane il concorso Mattia Battistini e poi l’ho cantata in tutto in mondo, mi ha portato tanti premi, tanti consensi di critica e di pubblico, è un ruolo al quale sono legatissima. In realtà però il titolo che ho cantato di più è “Aida”, con 15 stagioni consecutive all’Arena di Verona, ogni estate fino a 10 recite e poi in tutto il mondo.

Tu hai ricevuto un premio molto importante

Sì, sono stata premiata con l’Oscar alla carriera, il premio viene attribuito da una commissione internazionale,  non mi aspettavo un premio del genere, è vero che sono quasi trenta anni di carriera, per anzianità lo posso forse prendere, però mi ha molto emozionato.

Hai lavorato con grandi maestri come Franca Valeri e Franco Zeffirelli, che ricordo hai?

castello pasquini omaggio a franca valeri
Franca Valeri

Ricordi bellissimi, Franca Valeri è stata il mio inizio. Il concorso Battistini che ho vinto era gestito da lei e da Maurizio Rinaldi e quindi Franca è stata in commissione e poi la mia coach per tre mesi perché le regie le faceva lei. È stata lei a curare la “mia” Butterfly, dal punto di vista registico. È stato un rapporto molto bello, insieme siamo partire in tour per l’Argentina, un mese in giro in tutti i teatri con “Traviata” e l’anno dopo, quando ho vinto ancora il Battistini per “Il Barbiere di Siviglia” nel ruolo di Rosina, Franca era alla regia ed era uno spasso perché essendo un’opera comica si divertiva moltissimo. Ho lavorato con lei per tre anni, avevo un rapporto molto bello e credo che partire con una così grande regista sia stata una fortuna non da poco. Lei insegnava veramente a stare sul palco.

Zeffirelli è arrivato circa nove anni dopo Franca Valeri, quando ho fatto la sua piccola “Aida” di Busseto che poi abbiamo portato in tutto il mondo. Zeffirelli non non voleva fare “Pagliacci” se non c’ero io, quindi si è creato un problema diplomatico tremendo perché molto spesso ero impegnata con contratti che magari avevo preso tre anni prima e allora lui me li faceva cancellare o se non andavo, perché non potevo cancellare, perché se no c’erano penali da pagare, lui si offendeva moltissimo (ride, n.d.r.). È stato un rapporto stupendo e mi sono così tanto commossa quando sono andata a Firenze a vistare il suo museo e tra tutte le cose esposte c’era anche il costume che ho indossato per il ruolo di Nedda (da “Pagliacci”, n.d.r.) e ho avuto un moto di commozione. Sono in debito con lui, c’era un rapporto di stima reciproca immensa, quando se n’è andato abbiamo veramente perso un pezzo di teatro fondamentale.

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