“Mai più!”, il grido dei bambini alla Marcia della Memoria

Toccante testimonianza di un giovane uomo fuggito dalla guerra in Guinea

Un momento della Marcia della Memoria, sui cartelloni tenuti dai ragazzi i nomi dei campi di sterminio
  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – “Mai più! Mai più!” ripetono ad alta voce i bambini e i ragazzi riuniti nella piazza davanti alla Sinagoga. È il vescovo Simone Giusti che li incita a urlare più forte quelle parole precedute dai nomi dei vari campi di concertamento che Giusti elenca e che sono scritti sui cartelli con sfondo nero portati dai ragazzi in processione nel corso della Marcia della Memoria.

Il vescovo Simone Giusti

Si è tenuto questa mattina, con partenza da Piazza del Municipio e arrivo davanti alla Sinagoga, il corteo silenzioso legato al Giorno della Memoria. Una marcia composta soprattutto da bambini e studenti delle scuole, scandita dalle note della canzone strumentale composta da John Williams per il film Schindler’s List.

Non c’è futuro senza memoria

In testa al corteo tre studenti portavano lo striscione con le parole della Comunità di Sant’Egidio, organizzatrice dell’evento, insieme alla Comunità Ebraica: “Non c’è futuro senza memoria”. Il corteo ha attraversato via Cogorano, via Cairoli, fino ad arrivare alla Sinagoga, qui, sul palco allestito per l’occasione il vescovo Giusti ha esortato i presenti a: “Vegliare, perché la tentazione di uccidere è ancora presente, ma nessuno ha il potere di decidere della vita e della morte degli altri”.

La testimonianza di Soualo

La testimonianza di Soualo

Molto toccante la testimonianza di Soualo, un giovane uomo della Guinea che ha voluto raccontare la sua storia ai presenti, intervallata da lunghi attimi di silenzio dovuti alla grande commozione: “Quando è arrivata la guerra, ero lontano da casa, ho provato a chiamare la mia famiglia ma non mi ha risposto nessuno. Ho parlato con un amico e mi ha detto che la nostra casa era stata bruciata insieme alla mia famiglia. Sono scappato e sono arrivato in Libia, mi hanno messo in carcere per un anno, mi hanno torturato, se volevo uscire dovevo pagare ma non avevo nessuno a cui chiedere i soldi, ho lavorato in carcere per pagare la mia scarcerazione e dopo sono partito e sono arrivato a Livorno che mi ha accolto e che sento mia”.

Memoria e accensione del Chanukkià

Infine ha parlato Anna Ajello della Comunità di Sant’Egidio, che ha sottolineato quanto sia importante la memoria, cercare il bene e farlo: “Perché l’unico modo per resistere al male è fare qualcosa di buono”.

Poi l’accensione del Chanukkià, il candelabro a otto braccia, in ricordo delle vittime dell’Olocausto: “Ogni candela rappresenta un milione di ebrei scomparsi – ha detto Guido Servi, vicepresidente della Comunità Ebraica, rivolto ai ragazzi presenti – ogni candela ha dentro di sé le storie di milioni di ragazzi e bambini come voi che non hanno avuto l’opportunità di vivere la loro vita”. Ad accendere le otto braccia alcuni bambini delle scuole partecipanti, l’assessore alla cultura Francesco Belais, il presidente della Comunità Ebraica Vittorio Mosseri e Soualo.

Frida Misul e i bambini di Terezìn

Una toccante poesia scritta a un bambino di Terezìn

Ricordiamo che fino a domenica 3 febbraio al Museo della Città (piazza del Luogo Pio) nella sezione Novecento è esposta la copia manoscritta del diario di Frida Misul, uno dei primissimi memoriali di donne ebree deportate, insieme a lettere, documenti e fotografie della sua esperienza nei viaggi di deportazione consegnate al Museo per dalla Comunità Ebraica di Livorno. Per informazioni: Museo della Città tel.0586/824551 da martedì a domenica orario 10.00-19.00, email museodellacitta@livorno.it.

A Palazzo Granducale invece sono esposti, fino all’1 marzo, alcuni dei disegni e delle poesie scritte dai bambini di Terezìn. Orario: lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9.00 alle 13.00; martedì e giovedì dalle 9.00 alle 18.00.

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