Livorno ricorda lo scrittore e partigiano Carlo Coccioli a cento anni dalla nascita

La Biblioteca Labronica organizza alcune iniziative

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Carlo Coccioli
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Pubblicato ore 07:00

LIVORNO – Carlo Coccioli è stato un narratore e intellettuale fuori dagli schemi, autore di un gran numero di libri tradotti in almeno 15 lingue, di lui oggi, 15 maggio, ricorre il centenario della nascita. Coccioli nacque a Livorno e per ricordarlo, la Biblioteca Labronica organizza per oggi due appuntamenti virtuali:

– oggi alle ore 11.00 verrà pubblicato sulla pagina Facebook della Biblioteca Labronica un collage di foto e di scritti dell’autore, mentre una voce fuori campo ne racconterà la vita e le principali opere.
– alle ore 17 sempre sullo stesso social, è in programma una video lettura a cura degli operatori della Biblioteca Labronica e della cooperativa Itinera. A seguire un ritratto a cura dell’assessore alla Cultura Simone Lenzi e del nipote di Carlo Coccioli, Marco.
All’incontro sarà presente anche il giornalista Marco Ceccarini, che ha conosciuto Coccioli durante i due anni del suo ultimo soggiorno livornese.

Molto conosciuto all’estero, più che in Italia, e specialmente in Messico dove si trasferisce “in esilio volontario” nel 1953, Coccioli è stato partigiano e medaglia d’argento al valor militare per la resistenza. Dopo aver passato l’infanzia e l’adolescenza in Libia, al seguito del padre, rientra in Italia per completare gli studi. Richiamato alle armi, dopo l’8 settembre 1943 si unisce alle prime formazioni partigiane sull’Appennino Tosco-Emiliano. Catturato dai tedeschi, evade dalla prigione di Bologna; a guerra conclusa, fu insignito della medaglia d’argento al valore militare per gli avvenimenti della Resistenza.

Nell’immediato dopoguerra, si laurea in lingue e letterature orientali (araba ed ebraica) presso l’Istituto Orientale di Napoli. A questo periodo risalgono le prime esperienze letterarie che lo portano a Parigi dove pubblica nel 1950 “Il cielo e la terra”, romanzo, di ambientazione bellica e pervaso da una forte tensione religiosa, che ebbe un enorme successo.

Nel 1952, Coccioli pubblica “Fabrizio Lupo”, racconto in termini espliciti della scoperta da parte del protagonista (un cattolico) della propria omosessualità e dell’Amore con la maiuscola.

Il rapporto di Coccioli con la sua città di origine viene riannodato nell’età matura. Infatti a Livorno era rimasto poco anche da ragazzo perché aveva seguito con la famiglia il padre ufficiale in Libia, ma questo legame in realtà è stato per lui una traccia incancellabile. Si portava dentro la voglia di mare, la nostalgia della città in cui era nato, tanto da scegliere di venirci ad abitare, in Venezia, sugli scali delle Ancore per un paio d’anni tra il 1994 e il 1996.

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