L’ironia intelligente di Marmugi e del suo “Massischermo”

Ieri sera il comico ha portato in scena la quotidianità livornese

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Marmugi interpreta Libero Taddei. Foto: Valeria Cappelletti
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  • di Valeria Cappelletti:

LIVORNO – Con “MassischermoClaudio Marmugi fa ridere e sorridere e lo fa raccontando la sua Livorno, portando in scena personaggi e situazioni proprie della sua e della nostra città, davanti a un pubblico numeroso che resta anche in piedi pur di assistere allo spettacolo. Ieri sera, sul palco di “Scenari di Quartiere“, che stavolta ha fatto  tappa a San Jacopo, il comico livornese ha dato vita a ben 9 personaggi e su tutti il protagonista indiscusso è stato il vecchio partigiano Libero Taddei, legato cuore e mente alla sua Sinistra e alla Festa dell’Unità.

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Foto: Valeria Cappelletti

Per Libero la Festa dell’Unità non è solo un evento, è il momento più atteso, quello programmato nei dettagli da tempo, quello per cui è pronto a battersi,  scontrandosi contro tutto e tutti, anche quando si tratta di vietare il maxi schermo alla Festa per vedere le partite dei Mondiali di Calcio 2006. Lui, la stessa sera della finale, schiera la mitica orchestra di “Casa Dai-no” una versione dell’Orchestra Casadei, un po’ rivisitata.

Con quell’ironia intelligente che lo contraddistingue, Marmugi parla di politica, di calcio, di social, di internet e dietro ogni battuta, dietro ogni espressione livornese c’è sempre qualcosa su cui riflettere. “Berlinguer, Ingrao, Togliatti, si metterebbero a parlare al pubblico, ma quale pubblico, se sono tutti su internet o sui social!” recita. E così il monologo, frutto di un’elaborazione di un racconto di Riccardo Lorenzetti, dal libro “L’anno che si vide il Mondiale al maxischermo”, prima racconta chi era Libero Taddei e della politica degli anni ’70, per poi arrivare al fatidico 2006 anno in cui l’Italia vinse i Mondiali battendo la Francia in finale.

Ma il Mondiale capita nello stesso periodo della Festa dell’Unità e Libero, che è uno della vecchia guardia, non intende scendere a compromessi: “Cosa c’entra il massischermo? Vedere le partire del Mondiale alla mia festa? Qui si fa politica!”. E così si oppone al rampante 38enne Jacopo Raugi (sempre interpretato da Marmugi) e agli altri personaggi che si alternano nel corso della serata e che vorrebbero il maxischermo: “Perché senza, è quasi sicuro che faremo un bel buco nell’acqua”.

E infatti, la scelta di non installare il maxischermo si rivela fallimentare, la Festa dell’Unità resta deserta, tutti scelgono di andare alla Festa della ProLoco poco più in là che ha allestito lo schermo gigante e che fa tutto esaurito. “E quando non ci sono le partite, puntualmente piove” ironizza. Si crea quindi una forte rivalità tra Libero Taddei e il presidente della ProLoco, che fa subito pensare a Peppone e Don Camillo. Alla fine l’Italia, come ben sappiamo, vinse i Mondiali: “E successero cose inimmaginabili, la campana della Chiesa di Ardenza suonò fino alle 4 di notte, persone che fino ad allora non avevano mai bevuto cominciarono a bere di tutto”, i compagni di Libero se ne vanno a festeggiare lasciandolo da solo, ma lui non si piega rimanendo saldo alle proprie idee.

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Marmugi durante lo spettacolo. Foto: Va.Cap.

Con ieri sera, dunque, ha ripreso il Festival: “Lo avevamo sospeso per varie ragioni, e per varie ragioni lo riprendiamo – ha detto Marco Leone, direttore della Fondazione Goldoni – Ovunque ci sia una comunità c’è bisogno di riabbracciarsi, ovunque ci sia questo bisogno il teatro c’è, fa parte del suo Dna. È compito del teatro essere là dove c’è una comunità che soffre”. E proprio per venire incontro alle famiglie che hanno  subito danni a causa dell’alluvione, è stato allestito uno spazio dedicato alla raccolta fondi  alla presenza del notaio Stefano Puccini.

Prima dell’inizio dello spettacolo è stato trasmesso un breve discorso di Fabrizio Brandi, direttore artistico di “Scenari”, impossibilitato a presenziare: “Quando ero bimbetto e in famiglia accadeva qualcosa di tragico, un lutto, una disgrazia e l’aria si faceva più pesa, c’era sempre la mia nonna che prendeva noi nipoti, ci raccoglieva intorno a un tavolo, a una poltrona, e ci raccontava una storia. Questo era il suo tentativo amorevole di distrarci e spesso ci riusciva. A volte, a seconda della storia, ci faceva anche riflettere sull’accaduto sempre in modo leggero come si fa con i bimbi, insomma ci dava un aiutino a superare quei momenti. Eccoci qui, raccolti, lo so, non lo possiamo negare, con grande difficoltà, ma con lo stesso intento che aveva la mia nonna vi invito ad ascoltare insieme questa storia. Ah, visto che gli spettacoli sono gratuiti e sono destinati alla raccolta fondi per l’alluvione, mi raccomando… frugatevi”.

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