“La vocazione contemporanea”: viaggio nella mostra dedicata al Museo Progressivo e nella Livorno della sperimentazione

Nato nel 1974 a Villa Lazzara (Villa Maria) fu un luogo di ricerca

Giancarlo Spadoni, "La corazzata Potemkin" (1972)
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Pubblicato ore 07:00

  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – C’è stato un periodo, neppure troppo lontano, in cui Livorno era un centro di grande fermento culturale, basti pensare al settore teatrale e cinematografico. Per esempio Andrea Camilleri, il padre del Commissario Montalbano, ebbe un intenso legame con la nostra città, fu tra i fondatori del Centro Artistico Il Grattacielo, dove lavorò come regista e insegnante.

Anche l’Arte era in continuo mutamento, Voltolino Fontani, per esempio, inventò il movimento Eaista legato ai timori di una guerra nucleare e proprio nel settore dell’Arte “di rottura” si inseriva il Museo Progressivo d’Arte Contemporanea Città di Livorno a cui è dedicata la mostra “La vocazione contemporanea, le attività del Museo Progressivo d’Arte Contemporanea Città di Livorno 1975-1982” che resterà aperta fino al 22 settembre nella sezione arte contemporanea del Museo della Città.

Questo Museo nacque come “museo di ricerca” nel 1974, la sua sede era a Villa Lazzara (attuale Villa Maria) che era stata donata da poco al Comune di Livorno con l’obiettivo di essere destinata a museo. A elaborare il progetto del Museo Progressivo fu Aldo Passioni, che morirà in un incidente prima dell’inaugurazione. A raccogliere la sua eredità saranno Lara Vinca Masini e Vittorio Figone che organizzeranno la Prima Biennale all’interno della Villa.

“Con questo Museo Livorno diventa il centro di sperimentazione dell’arte a livello nazionale – spiega Valentina La Salvia, critica d’arte – Ciò che intendiamo sottolineare con questa mostra è che questo nuovo museo dedicato all’arte contemporanea, a differenza del Museo Fattori che raccoglieva opere ottocentesche, si presentò da subito come uno spazio di sperimentazione. Venne messa in discussione l’idea del museo come luogo di conservazione, per puntare a uno spazio che fosse fruibile da tutti. Nacque da qui il museo inclusivo, con una parte dedicata anche alla didattica, infatti ci saranno collaborazioni con le scuole e persino con le Università, un aspetto innovativo”.

I manifesti del Museo Progressivo

Un museo “progressivo” che accogliesse le opere in “progress” cioè in divenire degli artisti e che promuovesse il confronto tra operatori e pubblico.

Il percorso espositivo offerto ai visitatori della mostra si snoda tra manifesti con la presentazione delle esposizioni dell’epoca, cataloghi, opere, installazioni, video, fotografie, libri e articoli e permette di comprendere un aspetto molto importante di questo Museo: fu uno dei primi in Italia a unire nella medesima mostra (in questo caso la prima e unica Biennale che venne realizzata), non solo: “l’arte visiva – si legge su uno dei cartelloni esplicativi – ma anche il cinema, il fumetto, la grafica, l’architettura, il design, la fotografia“.

Un’altra importante novità che parte da Livorno è il fatto che la Biennale prevedeva il coinvolgimento di altre mostre e iniziative in giro per la città, aspetto oggi assai diffuso ma alquanto insolito all’epoca. Come si vede da alcuni manifesti (appena sotto), in contemporanea all’esposizione di Villa Lazzara che prevedeva anche la proiezione di film inediti ed editi nell’auditorium, era stata allestita una mostra alla Casa della Cultura dedicata a “Majakovskij e il suo tempo” con una conferenza a cura di Luigi Squarzina, mentre in Fortezza Nuova un progetto dedicato al design.

Tante altre saranno le mostre che si avvicenderanno fino al 1982 e che vengono segnalate sia dai manifesti originali dell’epoca, sia dai cartelloni esplicativi: come quella di Boris Ender (immagine sopra), pittore di avanguardia dell’Unione Sovietica (1977) e l’antologica del livornese Gianfranco Baruchello, grande sperimentatore, nel 1982.

Il 1982 sarà l’ultimo anno, dopodiché verrà verificata l’impossibilità di realizzare una nuova Biennale e la Villa lentamente si uniformerà al Museo Fattori, divenendone la succursale.

Tra le opere in mostra, la sezione della chiesa sconsacrata, è dedicata al Grande Rettile di Pino Pascali realizzato nel 1966 con le immagini che testimoniano l’arrivo dell’opera d’arte a Villa Maria e la sua collocazione nello “scrigno particolare”. Presenti anche foto di altre sculture poste nel giardino della Villa realizzate da altri artisti come Arnaldo Pomodoro e Franco Cannilla.

L’arrivo del Grande Rettile

Nell’ultima stanza sono presenti fotografie, libri e articoli di giornali e riviste che raccontano l’inaugurazione del Museo, presente anche un articolo firmato da Giorgio Fontanelli per il Telegrafo.

La mostra “La vocazione contemporanea, le attività del Museo Progressivo d’Arte Contemporanea Città di Livorno 1975-1982” è frutto di un lavoro di ricognizione e indagine sulle opere della collezione civica e sui documenti, svolta nei mesi passati, in un lavoro di sinergia tra museo e biblioteca sia Labronica che di Villa Maria, fra operatori di differenti strutture e competenze, finalizzato ad approfondire la storia, anche recente, della tradizione artistica della città. Un lavoro appassionante che ha permesso di ricomporre le ragioni e le radici della vocazione contemporanea di Livorno, la spinta innovativa e spregiudicata alla base di molte scelte fatte in particolare negli anni ’70, quando il Museo Progressivo prese forma.

Una sezione della mostra è anche dedicata a coloro che, in prima persona hanno vissuto quegli anni, con le loro testimonianze video.

L’evento è promosso dal Comune di Livorno e dalla Cooperativa Itinera.

Ingresso incluso nel biglietto del Museo della Città che dal 3 luglio ospita la mostra “Mario Puccini, Van Gogh involontario“.

Orari: dal martedì al venerdì dalle ore 10 alle 19; sabato e domenica dalle ore 10 alle 22.
Per informazioni e visite guidate: 0586824551.

Le foto sono state scattate da Valeria Cappelletti

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